Unità, democrazia e lavoro: le proposte della Cgil

13/05/2004


          giovedì 13 maggio 2004
          La relazione di Epifani apre oggi a Chianciano l’assemblea dei quadri e dei delegati. Previsti gli interventi dei segretari generali di Cisl e Uil, Pezzotta e Angeletti
          Unità, democrazia e lavoro: le proposte della Cgil

            Felicia Masocco

            ROMA Oggi e domani a Chianciano la Cgil tesserà il canovaccio della strategia con cui intende presentarsi agli appuntamenti delle prossime stagioni. Lo farà aprendo al proprio interno una riflessione che culminerà nel congresso del 2006, e lanciando all’esterno alcuni messaggi agli interlocutori. A cominciare da Cisl e Uil che vedranno ripreso da Epifani il tema dell’unità sindacale, dopo gli importanti risultati di Melfi e di Alitalia, ma che ancora prima aveva dato prova di tenuta con il documento sulla previdenza e ancora più indietro con quello per la competitività che i sindacati hanno siglato con Confindustria.

            Ponendo in premessa il fallimento della politica economica di questo governo, sintetizzato da Cgil, Cisl e Uil nella piattaforma varata il dieci marzo all’assemblea unitaria dei quadri, Epifani dirà che di altro c’è bisogno. Per la Cgil va rafforzato il ruolo pubblico nel regolare l’economia. Per «uscire dalla crisi» (uno degli slogan dell’appuntamento) è necessario uno sviluppo che punti sulla qualità non sull’abbattimento dei diritti, una sfida che non può essere lasciata al mercato. Non c’è invece alcun bisogno di una riforma fiscale che ha come obiettivo non dichiarato la ricomposizione di quel «blocco sociale» che ha portato Berlusconi a Palazzo Chigi, interventi di «alleggerimento» delle tasse come quelli prospettati premierebbero i redditi più alti e per contro avrebbero conseguenze nefaste sulla spesa sociale. La democrazia va difesa «non semplificata», anche di questo si discuterà nella «due giorni» di Chianciano, va ripristinato un corretto rapporto tra le diverse Istituzioni più volte compromesso dall’azione dell’esecutivo e va soprattutto salvaguardato il ruolo dei corpi intermedi e della rappresentanza sociale che il governo ha tentato di colpire più volte anche cercando (riuscendoci) la divisione nel sindacato. Si parlerà della situazione internazionale, della guerra «non dichiarata», le foto delle torture e delle sevizie ai prigionieri iracheni sono al giudizio del mondo, per la Cgil da sempre contraria all’intervento in Iraq così come ad ogni forma di terrorismo, è necessario un nuovo e più forte ruolo dell’Europa e dell’Onu. Senza prescindere dalla ripresa di un percorso di pace tra Israele e Palestina.

            Una relazione di venticinque cartelle e sarà a tutto campo quella di Guglielmo Epifani, ad ascoltarlo duemila delegati, esponenti dei partiti di centrosinistra, e i segretari generali della Cisl e della Uil. Gli interventi di Pezzotta e Angeletti sono anch’essi previsti per la mattinata di oggi e sono molto attesi. Quando nell’aprile 2001 al Palacongressi di Roma si tenne l’ultima assemblea dei delegati, la Cgil di Sergio Cofferati sfidò la Confindustria e il Polo che avevano lo stesso programma, erano «collaterali»: al «manifesto» di Parma venne opposta una linea imperniata sulla difesa dei diritti. Fu proprio Epifani, nell’introduzione, a formulare un forte appello all’unità tra sindacati. Poche ore più tardi Savino Pezzotta gelò la platea dicendo chiaro e tondo che le «differenze» tra loro «non erano di poco conto», l’unità non era all’orizzonte. Un anno dopo, infatti, ci fu la rottura sul Patto per l’Italia
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            Oggi Epifani ci riprova, con discorso «franco» che non tacerà le divergenze. Tornerà a parlare della necessità di un «percorso comune» che se da un lato si preoccupi di incalzare l’esecutivo sulle scelte di politica economica finora unanimemente bocciate, dall’altro non rimuova, affronti invece, i nodi «interni». A partire dalla delicata questione della rappresentanza e della democrazia. Il leader della Cgil proporrà un gruppo di lavoro che cominci a ragionare su un sistema di regole per evitare in futuro conflitti come quelli che si sono avuti tra i metalmeccanici. Ora i metalmeccanici parlano da Melfi, unitariamente, un’esperienza da valorizzare. La Cgil non rinuncia ad una legge sulla rappresentanza, ma la pone in fondo ad un cammino: una ragionamento da fare insieme, un accordo se possibile, e ancora un confronto con gli industriali. Una prima risposta Pezzotta l’ha data ieri, «Oggi dobbiamo parlare di convergenze, di percorsi anche di riavvicinamento, di battaglie insieme; altro è parlare di unità». «Non mi sembra che oggi ci siano le condizioni», ha annunciato.

            Anche sulle politiche contrattuali la Cgil propone un lavoro comune fermo restando che il contratto nazionale va salvaguardato e difeso, come stabilito nel congresso di Rimini. Dall’assemblea di oggi e domani non verranno strappi né su questo né sulla politica dei redditi, «nuova» sì, ma in continuità con quanto stabilito a Rimini. Nuovissimo si prospetta invece il rapporto con la Confindustria: la Cgil intende guardare senza pregiudiziali al nuovo corso di Viale dell’Astronomia dopo gli anni di oscurantismo di D’Amato. Nessuno sconto a priori, ma come è accaduto con il patto per lo sviluppo, gli industriali possono essere interlocutori per mettere a nudo le responsabilità del governo.

            A Chianciano dunque una verifica di mezzo termine, tra un congresso e l’altro, «considerando gli scenari in rapida trasformazione», spiega il segretario confederale Mauro Guzzonato. E aggiunge: «Sarà anche un’occasione per parlare al Paese e alle forze politiche nel momento in cui si avvia una lunga campagna elettorale, che durerà tre anni, per suggerire un programma di contenuti».

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