Unire le opposizioni sull’agenda della Cgil»

15/07/2002


13 luglio 2002



Unire le opposizioni sull’agenda della Cgil»
Proposta di Oliviero Diliberto: «Si accantonino la Treu-Amato e il referendum estensivo per appoggiare Cofferati»

COSIMO ROSSI


«Da una parte si accantoni la Amato-Treu, dall’altra si congeli temporaneamente la raccolta di firme sul referendum estensivo dell’articolo 18 e sosteniamo tutti insieme la proposte di legge di iniziativa popolare che la Cgil sta elaborando». Il segretario del Pdci Oliviero Diliberto avanza questa proposta alle opposizioni, «perché altrimenti, se andiamo avanti sparpagliati con questa gamma vastissima e contraddittoria di posizioni, il fronte viene ineluttabilmente diviso. E quindi sconfitto».

Ma in effetti l’Ulivo è già diviso: mentre gli scioperi hanno successo neanche il maggior partito della sinistra riesce a dare un sostegno compatto alla Cgil.

Partiamo dal conflitto, perché è solo di lì che può ripartire la sinistra, mentre se partiamo dallo stato dei partiti non se ne esce più. E allora ci vuole un’analisi di ciò che sta accadendo in Italia, che secondo me la sinistra sta largamente sottovalutando.

Cioè l’azione del governo Berlusconi?

Stiamo assistendo a un fenomeno che viene definito ultraliberista da alcuni. Secondo me non è così. La creazione degli enti bilaterali – composti da sindacati (cioè Cisl, Uil e Ugl) e padroni e finanziati dal governo – che dovranno gestire servizi oggi di competenza dello stato configura una svolta corporativa della società italiana, intendendo il termine corporazione esattamente nel senso originario, e cioè quello fascista degli anni `30. Questo non ha nulla a che vedere con il thatcherismo. A questo si aggiunge tutto il resto. E cioè la riforma della scuola in senso classista proposta dalla Moratti, la tragedia di una sanità in mano ai privati come la disegna Sirchia, la riforma delle pensioni minacciata da Berlusconi per il prossimo anno, l’abolizione dell’articolo 18 che significa la precarizzazione progressiva di tutti i lavoratori. Ma ci sono anche la vera e propria criminalizzazione del dissenso sociale, la legge sulla procreazione che distrugge il principio della laicità dello stato, la mostruosa Bossi-Fini e l’orribile legge sulle tossicodipendenze che assume il modello Muccioli, l’attacco all’indipendenza della magistratura. Tutto questo ci fornisce un quadro dell’Italia molto ma molto più grave di quanto non si pensi a sinistra. E conferma le preoccupazioni di chi lo scorso anno temeva la vittoria della destra.

Perché, c’era nell’Ulivo chi non la temeva?

Alcuni pensavano che non fosse grave, che rientrasse nella logica dell’alternanza. Invece questa destra è un pericolo democratico di lungo periodo. E di fronte a tutto questo l’unica organizzazione di massa in campo è la Cgil. Alcuni dicono che nel patto Cisl e Uil hanno strappato troppo poco. Ma il punto è che il patto è sul cambiamento della società italiana: la fine dell’universalità dei diritti e quindi del sistema costituzionale. Temi per cui ritengo ragionevole parlare di rischio di regime. Un regime inedito e modernissimo, fondato sul controllo dei mezzi di informazione per occultarsi e per occultare. Di fronte a questo è riduttivo un atteggiamento da riduzione del danno: è una linea intrinsecamente perdente.

Perciò fate la vostra proposta?

Oggi sono in campo la Treu-Amato, la raccolta di 5 milioni di firme da parte della Cgil e il referendum estensivo dell’articolo 18. Io propongo che tutto l’Ulivo sostenga l’iniziativa della Cgil, che è insieme difensiva e propositiva e che contestualmente i promotori del referendum congelino la raccolta di firme, in modo tale che si trovi un terreno comune di difesa e ampliamento dei diritti, come contenuto nelle proposte di legge di iniziativa popolare che la Cgil sottoporrà ai cittadini. Mi rivolgo da un lato all’Ulivo e dall’altro alla Fiom, a Rifondazione e al comitato promotore del referendum di cui fanno parte anche iscritti al mio partito. Su questo terreno, che è di mediazione politica e sociale, si può recuperare l’unità delle opposizioni.

Ma un pezzo di Ulivo, Ds compresi, diranno che le proposte della Cgil non sono il «vero riformismo».

Però è un «vero» terreno di mediazione. Fino a oggi io ho sentito proporre solo ingegneria organizzativa, federazioni, speaker unici: tutte cose che eludono i veri nodi di contenuto che invece vanno affrontati, benché con la necessaria mediazione. A cominciare da un punto imprescindibile: cessare ogni ambiguità nel centrosinistra e dare sponda politica alla Cgil.

Veramente il presidente del maggiora partito della sinistra, D’Alema, ha appena detto che non si vince con «una sola parte sociale».

Vengo dalla stessa scuola del presidente del maggior partito della sinistra e, avendo letto qualche testo, so perfettamente che un partito deve rappresentare interessi generali. Ma so anche che questi interessi non sono un dato astratto e che partono, se uno vuole essere di sinistra, da un dato di classe: il lavoro salariato attorno al quale costruire un sistema di alleanze, cosa che la Cgil stessa ha sempre fatto nella sua storia. Se invece perdi quel punto di riferimento, cioè la classe, non ci sono più neanche gli interessi generali. In fondo è l’Abc del togliattismo…