“Unipol” «Unità» e questione morale

03/01/2006
    lunedì 2 gennaio 2006

    Pagina 11- Primo Piano

    INCHIESTE E SCALATE
    IL CASO

      «Unità» e questione morale, la linea intransigente di Colombo

        Elogio di Feltri: coerente. Gianola: quello di Furio è un monito ma l’ operazione Unipol è fantastica

          Sulla questione morale, Furio Colombo non fa sconti a nessuno. Il 31 dicembre ha dedicato il suo editoriale sull’ Unità al tema della legalità e a quello che per lui è il suo simbolo più vero: Giancarlo Caselli.

          In piena bufera Unipol-Bnl, Colombo scrive: «La parola chiave che ci ha guidati in questi anni di opposizione a Berlusconi è legalità. E ci guiderà anche durante la campagna elettorale». Ma attenzione, avverte l’ ex direttore de l’ Unità: «Legalità è anche…la piena libertà dell’ informazione, la cessazione del clima di intimidazione nei confronti di coloro che scrivono, dirigono i giornali, e persino degli editori… il comportamento e l’ esempio di chi partecipa alla vita pubblica… anche la scrupolosa attenzione a non sembrare mai fuori della legalità».

            Difficile non vedere in queste parole anche un richiamo ai Ds e a quanto sta accadendo con Unipol. Così come fece cinque anni fa quando assunse la direzione dell’ Unità, Colombo continua a non mollare il suo cavallo di battaglia: la questione morale. E lo fa anche quando è il mondo della sinistra ad esserne toccato. Una coerenza, questa, che gli è riconosciuta pure da destra. Vittorio Feltri, su Libero, gli fa i complimenti nell’ editoriale di fine anno: «Colombo è persona gentile e assai educata e non mi ha risposto come altri avrebbero fatto dalla sua parte: brutto sporchissimo fascista non osare mettere sullo stesso piano i ladri berlusconiani e i birichini progressisti».

              Ma il Riformista pone, lo stesso giorno, un altro tema di riflessione: «L’ Unità, dopo la stagione della ribellione colombiana, sembra tornata, se non agli anni Cinquanta, almeno a un’ epoca meno conflittuale con il partito». Esiste davvero, nei rapporti con i Ds, un prima e dopo Colombo all’ Unità? Rinaldo Gianola, vicedirettore di quel giornale, rappresenta da sempre un’ anima favorevole all’ operazione Unipol-Bnl. Non ne ha mai fatto mistero né nei suoi interventi sul giornale, né nelle frequenti apparizioni televisive alla trasmissione di Gad Lerner L’ Infedele. E Gianola, interpellato, riconosce che nell’ editoriale di Colombo c’ è un richiamo al mondo della sinistra e a quello della cooperazione: «C’ era un evidente monito a quei settori a che stiano attenti a non fare scemenze, a non abbassare la guardia sulla legalità. Anche sul caso Unipol». Però, attenzione: «Quell’ operazione è fantastica: fa bene all’ Italia. Se Consorte è un mascalzone pagherà. L’ Unità sulla legalità ha sempre la stessa linea». E quanto fa notare il Riformista? «Una premessa: non mi sono mai fidato di quello che scrive il giornale di Claudio Velardi: quando ho intervistato Giorgio Bocca che sparava contro i Ds, mi ha pure querelato. Comunque, ora non credo ci sia meno conflitto con la Quercia. È la stagione politica che è cambiata. Sono De Benedetti e il Corsera, semmai, a perseguire un progetto: stop ai postcomunisti e via, dopo due anni di Prodi, al Nuovo partito democratico».

                Anche per Marco Travaglio, che di quel giornale è commentatore, «non c’ è stata una virata con Padellaro. Sono i Ds che hanno capito di sbagliare linea. Poi è chiaro che in un giornale esistono diverse anime: qui coesistono la cultura liberal e quella comunista. Ma l’ importante è dar voce a tutti. Ricordo che la prima richiesta di dimissioni di Consorte l’ ha fatta Corrado Stajano su l’ Unità».

                Angela Frenda