“Unipol” Un banchiere bianco nella roccaforte rossa

03/07/2006
    sabato 1 luglio 2006

    Pagina 27 – Economia

    Il personaggio

      Un banchiere bianco
      nella roccaforte rossa delle Coop

      Sergio Bocconi

        Con Carlo Salvatori le cooperative azioniste di Unipol compiono la svolta: per la prima volta si affidano a un manager esterno, a un banchiere che non ha in alcuna riga del curriculum punti di contatto con il �loro� mondo produttivo e finanziario. Una svolta culturale che segna una profonda discontinuit� e segnala un’apertura al mercato senza precedenti: il patto probabilmente preliminare all’ingaggio a sorpresa, e reso manifesto dalla completezza delle deleghe affidate al nuovo amministratore, prevede forse che a Salvatori vadano le chiavi di una societ� che d’ora in poi dovr� configurarsi davvero come una public company. Senza dubbio alla base della scelta ci sono preoccupazioni di immagine e identit�: le contiguit� con l’economia dei furbetti e l’avventura in Bnl hanno compromesso la ben diversa raffigurazione di s� che le coop hanno sempre conservato con gelosia e speso con generosit�. Per recuperare la credibilit� perduta le cooperative dopo l’uscita di Giovanni Consorte avevano gi� annunciato una separazione fra propriet� e governo dell’impresa, ma non avevano ancora compiuto passi decisivi. Si era trattato sempre di mosse interne al perimetro consueto. La nomina di Salvatori � invece la prima �escursione� nel mercato, nell’economia lontana dalle relazioni tradizionali.

        La discontinuit� segnata nella governance non significa per� il ripudio delle strategie precedenti. Anzi. La scelta di un banchiere al timone sembra voler confermare la validit� almeno industriale dell’operazione tentata con Bnl e pi� volte ipotizzata con il Montepaschi: il matrimonio non con un’altra compagnia di assicurazioni bens� con un istituto di credito. Un �chiodo fisso� finalizzato a logiche di potere o dettato dalla volont� di fare il salto costruendo la prima struttura di bancassurance italiana? L’arrivo di Salvatori sembra senza riserve muovere nella seconda direzione.

        Certo � che Unipol non ha scelto n� un tecnico del credito o delle assicurazioni (competenza che ha in casa) n� una figura di calibro �istituzionale� del mondo delle polizze come Gianfranco Gutty (ex Generali) o Sandro Salvati (ex Alleanza, oggi Toro). Bens� un banchiere che, per autorevolezza, � in grado di dialogare con l’intero sistema finanziario, di sedere a tutti i tavoli senza che pesino le pregiudiziali politiche che di fatto hanno frenato lo sviluppo dell’Unipol sotto la gestione di �re� Consorte. Anzi Salvatori, cattolico, moderato, oggi considerato vicino a Romano Prodi, pu� avere le chiavi pi� adatte anche sotto il profilo politico per la nuova fase della compagnia che vuole prendere le distanze dalla tradizionale cultura �rossa�.

        Ecco dunque perch� Stefanini e il vicepresidente di Unipol Vanes Galante hanno bussato circa un mese fa alla porta di Salvatori. Il curriculum (Ambroveneto, Bnl, Intesa, Banca di Roma, Unicredito) e le operazioni portate a termine dal banchiere (l’ultima, con Alessandro Profumo, � il matrimonio crossborder con Hvb) non lasciano dubbi sulla sua capacit� di far fare alla compagnia della Lega il passo decisivo, che la smarchi dal passato ma anche dall’impossibilit� di diventare il numero uno in campo assicurativo o di trasferire il core business in campo bancario. Quali saranno dunque le mosse del nuovo capoazienda? C’� chi parla di Popolare italiana (come Unipol seguita da Mediobanca, di cui Salvatori resta per il momento vicepresidente), chi ripensa al Montepaschi, chi azzarda il Credem. Ma Salvatori gi� in passato ha sorpreso con operazioni inattese. Colpo peraltro che oggi gli � riuscito di nuovo. Con se stesso.