“Unipol” Tutti i favori di Fiorani ai big

16/12/2005
    venerdì 16 dicembre 2005

      Pagina 3 – Primo Piano

      I VERBALI – OGGI A SAN VITTORE PRIMO INTERROGATORIO PER FABIO MASSIMO CONTI, IL FIDUCIARIO DI BPL SUISSE. DOMANI TOCCA ALL’INDAGATO PIÙ ATTESO, L’EX «RE DI LODI»

        Tutti i favori di Fiorani ai big dell’Unipol

          Prelievi effettuati prima della scadenza dei contratti per evitare perdite a se stesso e a Sacchetti

            Paolo Colonnello

              MILANO
              I favori di Fiorani a Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti raccontati dagli ispettori della Banca d’Italia: ci sono novità rilevanti nelle richieste d’arresto presentate dai pm Fusco e Perrotti al gip Forleo. A Consorte e Sacchetti (numeri uno e due di Unipol, già indagati per concorso in aggiotaggio) è dedicata una pagina intera. Gli ispettori notano: «è peculiare che operino in parallelo e le loro posizioni siano del tutto identiche». Nel dicembre 2004 ricevono, dopo aver chiuso i rispettivi conti personali e aperto depositi intestati a fiduciarie, «un affidamento per 4 milioni di euro a testa senza garanzia». Soldi versati per permettere operazioni di vendita e acquisto titoli «che hanno consentito risultati positivi ad oggi pari a circa 1,7 milioni di euro ciascuno». Ma il dato più significativo, dicono gli ispettori è che «il prelievo dei premi è avvenuto, quantomeno nei casi Consorte e Sacchetti, ben prima della scadenza delle operazioni (quasi sempre vendita di opzioni put, ndr)». E questo per evitare possibili perdite.

                Si racconta di «una cassa nera» all’interno della banca, dove finivano le percentuali sulle plusvalenze realizzate con la scalata Antonveneta a disposizione di Fiorani e soci; di conti esteri e spartizioni di denaro verso persone «ancora da identificare». Delle prime risultanze della relazione degli ispettori di Bankitalia che segnalano «possibili criticità del bilancio 2004» di Bpi. Dei conti alla Bpi di Consorte e Sacchetti, che insieme a quelli dei «politici» Grillo e Tarolli, nonché di Brancher (la moglie), Paolo Romani e Romano Comincioli (tutti e tre esponenti di Forza Italia), tutti con un fido vicino a 200 mila euro, finiti sotto la lente dei magistrati.

                  «Le indagini hanno dimostrato che la condotta di aggiotaggio contestata, oltre a permettere l’acquisizione occulta della maggioranza di Banca Antonveneta, era finalizzata a realizzare ingenti plusvalenze che gli indagati intendevano spartire tra loro… L’approfondimento investigativo sui conti di 35 clienti, nonché ulteriori acquisizioni relative ad altri soggetti, tra i quali Sechi, Galerati, Gnutti, Consorte e Sacchetti, unitamente agli accertamenti patrimoniali su un gruppo di società immobiliari di cui Fiorani è socio occulto, ha fatto emergere una serie indefinita di condotte penalmente rilevanti di eccezionale portata criminale, sia per la quantità dei reati commessi sia per l’entità dei profitti conseguiti».

                    Insomma, il documento è meno suggestivo e più tecnico di quanto s’immagini (al governatore di Bankitalia Fazio neppure un accenno), però rivela risvolti che segnalano come l’inchiesta sia ancora lontana da una conclusione. Così mentre si attende per oggi il primo interrogatorio a San Vittore di Fabio Massimo Conti, il fiduciario di Bpl Suisse arrestato l’altra sera, e per domani quello cruciale dello stesso Fiorani, emergono nuovi retroscena sull’«associazione criminosa» gestita e creata dall’ex ad della banca lodigiana, «almeno a partire dal 1997». Un «pactum sceleris», scrivono i pm, nato dall’incontro tra i dirigenti di Bpi e un gruppo di fiduciari elvetici (Conti e Marmont, quest’ultimo latitante). Una banda di criminali finanziari che secondo i pm sarebbe riuscita a nascondere ingenti capitali in ogni parte del mondo, con gli ultimi trasferimenti dalla Svizzera a Singapore. E molti beneficiari di questi capitali in realtà devono essere ancora individuati. Come nel caso, ad esempio del conto numero 788660 aperto preso la banca della Svizzera Italiana di Locarno dove nel 2001, Fiorani ordinò a Patrini – suo ex manager della Toscana nonché uomo di strettissima fiducia e oggi «gola profonda» dei magistrati – di effettuare un bonifico di 180 mila e 770 euro. Denaro prelevato dal «conto Strozzi», aperto, sempre attraverso un prestanome, presso la banca Pkb di Lugano agli inizi del 2001. È su questo conto, che lo stesso Gianpiero Fiorani definisce di «transito», che iniziano a passare fin da quell’anno decine e decine di milioni di euro. Buona parte destinati ad altri conti dello stesso Fiorani, in parte minore verso i suoi complici Spinelli e Araldi (sindaco di Bpi) e infine «verso persone ancora da individuare». Altre invece già note come nel caso di Palenzona (fratello del più noto Fabrizio, vicepresidente di Unicredit) citato per l’operazione «Matloc Corp», e indicato come beneficiario di una parte di plusvalenze (1 milione e 600 mila euro) divise in Svizzera con Fiorani, Zoncada e Gianpiero Rosmarini, ex dirigente di Efibanca.

                      Notevole è la relazione degli ispettori di Bankitalia, i cui verbali sono riportati dai pm quasi integralmente. In particolare, l’ispettore Nicola Stabile segnala «possibili criticità di bilancio» nel 2004 per Bpi. «Emerge allo stato che al 31.12.2004 la banca aveva valutato il portafoglio titoli al valore di carico (quindi al costo) senza registrare l’entità di eventuali minusvalenze; la banca non ha conservato traccia del processo logico seguito per arrivare alle valutazioni di carico, nè risultano al riguardo osservazioni da parte dei revisori».

                        Gli ispettori rilevano poi che «tra i clienti che hanno operato tramite la Bpi in valori mobiliari, sembra di ricordare anche i nominativi di Grillo Luigi e Tarolli Ivo». Nonché di Luana Maniezzo, moglie dell’esponente di Forza Italia, Aldo Brancher, cui la banca versa tra metà 2002 e fine 2004 un premio di 300 mila euro per la vendita di un’opzione da parte della banca. «Tale premio insieme con altri 100 mila euro, di cui ora non ricordo la provenienza – spiega l’ispettore Sandro Cutino – sono stati girocontati sul conto del marito Aldo Brancher per estinguere una posizione debitoria sorta a seguito dell’escussione di una garanzia da questi rilasciata a favore della Plastecopak».