“Unipol” Tutte le scalate sono cattive. E il responsabile chi è?

20/12/2005
    martedì 20 dicembre 2005

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    GIORNALI E POTERI
    Torna la teoria del “grande vecchio” e s’occulta l’entità di una crisi, la debolezza dei poteri e soprattutto la debolezza della politica

      Tutte le scalate sono cattive. E il responsabile chi è? Ovvio: D’Alema

        A distanza di alcuni mesi il Corriere della sera ci riprova con la “sottile linea rossa”. Incurante dell’abuso, riconfeziona il teorema della “finanza d’alemiana”, teorema che si eserciterebbe dalla scalata Telecom alla scalata Antonveneta, tra i capitani coraggiosi e i furbetti del quartierino. Sotto la regia di Massimo D’Alema. Ovviamente si perde di vista la questione generale, il quadro e quindi il senso della storia, ma ci si perde anche nei numeri. I numeri in percentuale che servirebbero a salvare la Telecom di Barnabè dall’assalto dellla cordata Colaninno, Gnutti, Lonati…

        «Il giorno prima dell’assemblea – racconta il Corriere – sono state depositate certificazioni per il 33,5 per cento delle azioni. La scalata di Colaninno e soci sarebbe quindi fallita…». L’assemblea in questione avrebbe dovuto decidere la fusione tra Telecom e Tim. Peccato che il giorno dopo, in assemblea, si fa vivo solo il 22,8 per cento… Perchè? Il Corriere si risponde: perchè non si presenta Bankitalia, malgrado le assicurazioni di Fazio, e perchè D’Alema ha ordinato al principale azionista di Telecom, il ministero del Tesoro, di non presentarsi. Un favore ai capitani coraggiosi, deduce il Corriere. Macchè, con quelle azioni (3,46 per cento del Tesoro, 2,29 di Bankitalia), non si sarebbe arrivati al trenta per cento. E poi come avrebbe votato l’assemblea? Avrebbe votato per sventare l’opa dei capitani coraggiosi? Opa che fu lanciata dalla Olivetti, cioè da una delle più prestigiose imprese italiane, con l’appoggio di alcune tra le più prestigiose banche europee.

          Di qui in avanti, secondo il Corriere, sarebbe stata sempre la stessa musica. Peccato che il giornale di via Solferino abbia cominciato a suonarla, stonando in modo clamoroso. Così come non riesce ad evitare il direttore del Tempo, Franco Bechis, in un editoriale dal titolo «Quei due pesi e due misure». Cioè per salvare Fazio, Bechis se la prende con Geronzi. Ecco, scrive, il presidente di Capitalia offre un viaggio in aereo al governatore e nessuno protesta, Fiorani fa una regalo alla figlia di Fazio e finisce in manette. Non è proprio così… Anche Bechis non rinuncia al boccone dell’Opa Telecom. Sapete chi erano gli alleati di Colaninno? «I suoi compagni di allora erano quei Fiorani, Gnutti, Ricucci e tanti altri che oggi fanno venire i brividi…». Ma dove l’avrà letto?

            Tra tanti veleni, cercando i colpevoli che fanno comodo, tra l’ipotetico “grande vecchio” o il “mediamente giovane” D’Alema, si dimentica la questione centrale: una crisi economica, la fine di un equilibrio, la caduta di un centro di riferimento (Mediobanca di Cuccia), l’agitazione di molti protagonisti, una somma di poteri deboli tra i quali il più debole è rappresentato dalla politica. Il quadro è di affanno, di corse e di rincorse. D’Alema sperava che il capitalismo italiano si svecchiasse un po’, contava nel dinamismo modernizzante dei nuovi. Ci si ritrova tra patti di sindacato e noccioli duri, costruiti di relazioni opache, e una politica che non sa dettare regole.

          o.p.