“Unipol” Tutte le inchieste verso Milano

03/01/2006
    martedì 3 gennaio 2006

    Pagina 3 – Primo Piano

    COME AI TEMPI DI TANGENTOPOLI CRESCE IL SOSPETTO CHE LA PROCURA DI ROMA SIA UN PORTO DELLE NEBBIE

      Tutte le inchieste verso Milano

      retroscena
      GUIDO RUOTOLO

      ROMA
      Finora le procure di Milano e di Roma avevano lavorato d’amore e d’accordo. Si erano spartiti i compiti e funzionava bene la comunicazione tra i due Uffici, lo scambio di documenti, di verbali, di atti. Ma adesso l’«imprevisto» di Perugia potrebbe sparigliare le carte, rompere quel clima apparente di concordia e di amicizia tra le due Procure, e anticipare quello che sembrava per molti dover essere l’epilogo naturale delle due inchieste: la loro unificazione, con il conseguente trasferimento degli atti a Milano, città dove si è consumato il reato più grave, l’associazione a delinquere finalizzata all’aggiotaggio, all’insider trading, alla truffa aggravata.

        Naturalmente, Milano se vorrà sollevare il conflitto lo dovrà fare dinanzi alla Procura generale della Cassazione, che dovrà pronunciarsi. E questa che finora era soltanto una ipotesi accademica, con l’inchiesta perugina che vuole accertare se vi sono state fughe di notizie dalla procura della Capitale, in queste ore è diventata una possibilità molto concreta.

          La decisione che spetta alla Procura di Milano trova diversi «tifosi», che non nascondono la preoccupazione che Roma voglia giocare come sempre il ruolo che le fu affibiato a suo tempo: «il porto delle nebbie». «Per fortuna che c’è Milano – è il commento che si raccoglie tra i pm romani più insofferenti – che farà pulizia». Come dire, se dipendesse da Roma…

            Colpisce che al Csm, alla prima commissione che si occupa di trasferimenti d’ufficio, prima di Natale la «pratica Castellano» sia stata «congelata», ufficialmente per assenze di consiglieri per motivi di salute, in realtà perché a chiedere tempo sono stati i consiglieri della maggioritaria Unicost, la corrente nella quale il procuratore Toro svolge un ruolo di primo piano. Richiesta di tempo per valutare gli sviluppi delle indagini. A palazzo dei Marescialli raccontano che il relatore della prima commissione, Francesco Menditto, Md, pur senza poter procedere avanzando determinate proposte conclusive, si sia convinto, leggendo gli incartamenti delle indagini, che il Csm debba procedere senza tentennamenti, lasciando affiorare il dubbio che la Procura di Roma non si sia molto impegnata nel portare avanti l’inchiesta Unipol. In quattro mesi, due soli atti: l’interrogatorio, come persone informate sui fatti, del presidente e del suo vice, Gianni Consorte e Ivano Sacchetti.
            Se avesse una logica politica questa constatazione, saremmo di fronte a una Procura di Roma che vuole salvare la scalata Bnl dell’Unipol di Consorte e Sacchetti.

              Certo è che la Procura di Perugia vuole verificare fino in fondo l’esistenza di una fuga di notizie. E la cronologia degli eventi sembra confermare i sospetti perugini sul comportamento anomalo dei «colleghi» romani. Perugia riceve gli atti da Roma, che a sua volta li aveva avuti da Milano, il 29 novembre scorso. Quattro mesi dal giorno – 29 luglio 2005 – in cui piazzale Clodio aveva aperto il suo fascicolo, sulla base di notizie stampa sull’esistenza di «una talpa» milanese che avrebbe operato con la complicità di «una talpa» romana nell’inchiesta sulla scalata Bnl-Unipol.

                Ma Roma trasmette gli atti a Perugia soltanto dopo quattro mesi. E questo perché si sente offesa, denuncia il «millantato credito» del presidente del Tribunale di Milano, Francesco Castellano, che avrebbe raccontato a Gianni Consorte notizie che gli avrebbe rivelate il procuratore aggiunto di Roma, Achille Toro. Una notizia falsa, del tutto priva di fondamento. Ed è per questo che Roma decide di trasmettere gli atti a Perugia, in quanto i suoi magistrati sarebbero parti offese.

                  Perugia non ne è convinta e decide di indagare Castellano anche per rivelazioni di segreto d’ufficio (e poi, Toro e Consorte). Quand’anche i sospetti si rivelassero infondati, la decisione del procuratore di Roma di confermare la fiducia nei confronti dell’Aggiunto Achille Toro suona come un guanto di sfida raccolto. Che Perugia, a questo punto, intende raccogliere. Di fronte alla «disfida» tra Roma e Perugia, Milano potrebbe essere portata ad accelerare i suoi tempi, a decidere di sollevare il conflitto dinnanzi alla Procura generale della Cassazione.

                    Nell’attesa, dal Consiglio superiore della magistratura potrebbe arrivare un segnale importante: lunedì prossimo, la prima commissione potrebbe decidere di avviare la «pratica» per il trasferimento d’ufficio dei magistrati coinvolti nella inchiesta: Francesco Castellano, presidente del Tribunale di Sorveglianza di Milano e Achille Toro, procuratore aggiunto di Roma. Tutti e due fanno parte di Unicost, la corrente centrista e maggioritaria della magistratura. Una citazione che non dovrebbe avere nessun peso. Ma fino a un certo punto. In questi giorni, si sta giocando anche un’altra partita. Non è un torneo triangolare tra Milano, Roma e Perugia. La partita è sull’autonomia e l’indipendenza della magistratura non solo dal potere politico ma anche dalle correnti interne.