“Unipol” Turci: «Contro D’Alema una speculazione»

23/12/2005
    venerdì 23 dicembre 2005

    Pagina 6 – Oggi

      Turci: «Contro D’Alema una speculazione pura e semplice…»

        Legittimo il tentativo delle coop di avere al fianco una banca. Chi fa le prediche ai Ds non si faccia paladino del salotto buono

          di Simone Collini/ Roma

            L’OPA UNIPOL sulla Bnl? «Attrezzarsi con una leva finanziaria più forte può rientrare in una logica di crescita del movimento cooperativo». Consorte? «È dovere del management non creare, con scelte personali discutibili, elementi di indebolimento di un’operazione il cui eventuale fallimento provocherebbe alle imprese cooperative azioniste un danno non solo di immagine, ma anche economico». Lanfranco Turci il movimento cooperativo lo conosce bene. Oggi senatore Ds, dall’87 al ‘92 è stato presidente della Legacoop. La prova che ha ragione Rutelli a parlare di «collateralismo»? «Ma figuriamoci. Rutelli non è affatto convincente. Forse pensa che la sinistra, e domani il partito democratico, non debba avere un rapporto di vicinanza con mondi sociali quali quello della cooperazione, o del sindacato, o del volontariato? Pensa a un partito talmente asettico da vivere in un mondo di ovatta, tipo fondale di Hollywood, o pensa a un partito che vive nella società? Questo non vuol dire immedesimarsi nei singoli business. Vuol dire leggere la società e capire se alcuni processi sono più vicini di altri al modello che si vuole proporre».

              Turci riconosce che al presidente della Margherita qualcuno ha involontariamente «offerto il destro». «Questa estate c’è stata da parte di alcuni dirigenti Ds qualche dichiarazione sopra le righe. Perché un conto era, come i Ds avevano il dovere di fare e come giustamente ha fatto Fassino respingendo la tesi del “figlio del dio minore”, affermare il diritto delle cooperative di misurarsi anche sul terreno della finanza; altro mostrare un eccesso di entusiasmo per l’Opa sulla Bnl. Ma da questo a quanto sostenuto da Rutelli ne corre». E se poi, secondo una tesi che circola, l’obiettivo della Margherita è quello di diventare il partito referente dei grandi gruppi economici, Turci dice: «Attenzione, mentre si fanno queste prediche ai Ds, a tentare di ergersi a paladini del salotto buono. Anche perché il capitalismo italiano non si divide in un salotto buono e virtuoso e un quartierino di furbetti. Le sfumature sono molto più trasversali di questo comodo scenario costruito in estate. Basta andare a vedere quali sono le banche direttamente o indirettamente coinvolte nei casi Cirio e Parmalat, o nella vicenda Bipop Carire».

                Lo sguardo del senatore diessino torna però presto sulla vicenda Unipol. Dopo aver liquidato come «speculazione pura e semplice» la campagna montata attorno al conto aperto da D’Alema presso la Banca popolare italiana, torna a rigirarsi tra le mani la nota diffusa nei giorni scorsi dal Cda della Holmo. «Trovo giusto e inevitabile che il nucleo dei soci cooperatori di Unipol riconfermi la strategia che li ha spinti all’Opa e chieda una risposta in tempi veloci da parte di Bankitalia». Se qualcuno, anche nel mondo delle cooperative, giudica la scalata alla Bnl non in armonia con lo spirito e la missione tradizionali, Turci non si scandalizza affatto di quanto deciso da Unipol. «Si pensi, per esempio, al settore delle costruzioni, che ormai se non si muove con forza sul terreno del project financing non può continuare a stare sul mercato più dinamico. O si pensi al mondo del consumo, che sicuramente deve fare grandi investimenti nel settore immobiliare per i centri commerciali. Non è certo infondata l’idea di avere a fianco una banca che possa accompagnare le imprese in queste nuove dimensioni a cui porta l’evoluzione del mercato».

                  Nella stessa nota della Holmo, però, viene anche espressa solidarietà a Consorte e al suo vice Sacchetti «per la pressione esterna cui sono stati sottoposti in relazione a vicende personali». Ed è parlando di queste «vicende personali», dei conti speciali presso la Banca popolare di Lodi e delle plusvalenze ottenute che Turci dà un giudizio negativo.

                  «L’atteggiamento dei due manager è criticabile», dice senza troppi giri di parole. «Come massimi responsabili di un’operazione di questa delicatezza, e che coinvolge in modo molto tirato le risorse di alcune delle più importanti imprese cooperative, avevano doveri ben precisi. Anche perché, non dimentichiamolo, eventuali fallimenti comporterebbero un danno non solo di immagine, ma anche economico alle imprese cooperative azioniste».

                    E il discorso, specifica, «prescinde dagli aspetti di etica propri di un management cooperativo»: «Dal punto di vista della opportunità – sottolinea – chi porta delle imprese associate a una operazione così impegnativa ha il dovere di non indebolire questa operazione con discutibili gestioni personali delle risorse».