“Unipol” Tramonta il sogno

16/12/2005
    venerdì 16 dicembre 2005

      Pagina 2 – Primo Piano

        FAZIO PRENDE TEMPO. LE INDAGINI SEMBRANO AVER STOPPATO L’ASSALTO DEGLI SCALATORI

          Tramonta il sogno Unipol
          E la Margherita vince la partita a sinistra

          retroscena
          Augusto Minzolini

            ROMA
            L’immagine che più calza con quanto è avvenuto in questi mesi è quella di uno scontro forsennato tra due armate di orchi crudeli e sembra presa di sana pianta dal Kolossal cinematografico del «Signore degli anelli». E, guarda caso, questa immagine di uno spot pubblicitario di Capitalia si conclude con un motto che potrebbe essere condiviso dai due nemici implacabili che si sono combattuti, Cesare Geronzi e il soccombente Gianpiero Fiorani: «Tutto può cambiare, basta immaginare». Anche il manifesto per il Natale affisso in tutte le città d’Italia dall’Antonveneta, l’obiettivo fallito da Fiorani, sembra ironico nei confronti dell’ex-enfant prodige della Banca Popolare di Lodi: «Fantastici regali ti aspettano in Antonveneta con amici vincenti».

              Già, questi slogan oggi appaiono sarcastici e sovrastano le macerie di una guerra tra poteri finanziari che ora rischia di riversarsi sulle istituzioni politiche. Gli uomini di maggiore esperienza in Parlamento, quelli che già hanno vissuto atmosfere pesanti individuano una diversità tra ieri e oggi.

              «C’è una grande differenza – racconta Clemente Mastella che ha vissuto la prima e la seconda Repubblica – tra Tangentopoli e questi scandali: nel ‘92 erano i politici che per finanziarsi chiedevano tangenti; adesso sono i gruppi finanziari che pagano per mettere in piedi delle lobby. E’ il segno che la politica non conta niente». Un’analisi che accetta anche uno dei principali consiglieri di Silvio Berlusconi, Fabrizio Cicchitto: «Oggi i politici coinvolti sono quattro straccioni. E’ una lobby che aveva messo in piedi Fiorani per condizionare le scelte del Parlamento o per proteggersi. Una lobby come tante, come quella dei farmacisti o degli inserzionisti».

                Questo discorso vale, però, fino ad un certo punto. Vale, ad esempio, per quella truppa di parlamentari della Lega, di Forza e dell’Udc che hanno fatto gli sgambetti in questi mesi alla proposta di legge sul risparmio che poneva un limite al mandato del Governatore. Ma oltre a questo scontro, ce ne è stato un’altro più squisitamente politico, uno scontro che aveva come conseguenza politica l’egemonia nel centrosinistra. Tutti ne hanno avuto sentore già nell’estate scorsa quando prima Arturo Parisi e, quindi, Francesco Rutelli posero il problema della questione morale davanti alla scalata dell’Unipol in Bnl. Oggi, quanto sta avvenendo, è la conferma che questo scontro si è consumato. Se ne sono accorti anche gli altri, quelli che stanno dall’altra parte. «Di qua – è l’unica confidenza a cui si lascia andare Silvio Berlusconi con i suoi – ci sono solo quattro poveracci. Di là, invece, c’è stato una battaglia per il controllo della Bnl che ha un vertice amico della Margherita e che i Ds volevano conquistare». E secondo l’ex-presidente della Bnl, Gianpiero Cantoni, amico del premier, il Cavaliere si è interessato alle vicende della compagnia di Fiorani solo mentre era in corso il tentativo di scalare l’Rcs. Fallita l’operazione, una domenica di novembre il Cavaliere ha visto tutti gli azionisti di Rcs ad Arcore (assente solo l’amico di Prodi, Bazoli) per individuare un «modus vivendi» e per regalare come cadeau le cravatte di Marinella. Di là, invece, c’è stato di più: «Il presidente della Bnl, Luigi Abete, vicino alla Margherita – è l’analisi di Cicchitto – ha chiesto aiuto quando l’Unipol di Consorte, l’amico di D’Alema, ha tentato la scalata. E Prodi e Rutelli sono scesi in campo».

                  Questo dicono gli avversari che, ovviamente, non hanno peli sulla lingua. Ma gli echi di quella battaglia si sentono ancora in Transatlantico. Seduto su un divano, il diessino Peppino Caldarola ammette laconico: «Tutto è cominciato quest’estate quando Prodi ha messo nel mirino l’Unipol, colpevole di voler conquistare la Bnl di Abete». Un altro dalemiamo, Marco Minniti, fa il segno di cucirsi la bocca perché non vuole parlare. Mentre Franco Bassanini, grande avversario di Consorte e convinto assertore del partito democratico, in un’improvvisa visita in Transatlantico sembra essere contagiato dal morbo della loquacità. Ne ha per tutti. Per D’Alema: «Sono contento che abbia riletto i quaderni dal carcere di Gramsci in cui si critica la speculazione finanziaria». Per Ricucci e Statuto: «Il vero problema è come hanno accumulato i loro primi soldi. Mi ricordano un aneddoto di mio padre: mi raccontò che tanti anni fa una finanziaria svizzera decise improvvisamente di puntare tanti soldi su un imprenditore che aveva costruito solo una palazzina di quattro piani: Silvio Berlusconi». E infine sullo scontro Margherita e Ds per il controllo della Bnl sorvola: «Io so solo che il presidente dell’Antonveneta, Fantozzi, è vicino alla Margherita. Vedremo chi sarà l’amministratore delegato della Bnl tra qualche mese».

                    Sarà. Intanto, però, Prodi, Rutelli e i loro continuano a lanciare sentenze. Il professore è lapidario: «Quando la politica latita la magistratura interviene». L’ex-sindaco di Roma consiglia ai suoi la prudenza, ma rivendica le polemiche estive contro i ds: «Siamo lungimiranti». Nicola Pistelli, pasdaran della Margherita, va invece giù duro: «Non si possono usare due pesi e due misure per Consorte e Billè».

                      Sono gli ultimi spari di una battaglia che si è consumata. L’altro ieri Prodi e Rutelli hanno telefonato a Fassino lanciando segnali di pace: «Stiamo attenti, per evitare che questa vicenda crei problemi in campagna elettorale». Già, la guerra è finita e il suo esito è nelle confidenze che ieri il Governatore, Antonio Fazio, ha regalato ad un amico: «Non credo che uscirà presto da Bankitalia un ok all’operazione Bnl-Unipol: con le inchieste di queste settimane ora l’intera operazione è sub judice nel vero senso della parola». Sembra un epitaffio sui progetti di Consorte. Del resto non è la prima volta che lo scontro politico ha sullo sfondo il controllo delle risorse finanziarie. Bettino Craxi, ad esempio, ingaggiò una guerra sulla tangente Eni-Petromin perché erano i finanziamenti con cui Claudio Signorile voleva imporsi nel Psi. «Sono – è il commento sintetico del ministro dell’Interno, Beppe Pisanu – i ricorsi della storia».