“Unipol” Tentazione: «Ritiriamo l’Opa»

02/01/2006
    lunedì 2 gennaio 2006

      Pagina 7 – Primo Piano

      IL FUTURO GLI AZIONISTI SPACCATI SULLA SUCCESSIONE DEL «DEMIURGO»

        Tentazione Unipol «Ritiriamo l’Opa»

          Tutto il cda potrebbe essere costretto a lasciare

          retroscena
          Pierangelo Sapegno
          inviato a BOLOGNA

            A guardarla da fuori, in giorni come questi di grande freddo e di memorie, sembra tutto uguale a sempre, con l’usciere che si alza appena vede uno sulla porta e Giovanni Consorte che non è mai mancato una mattina, pure la vigilia di capodanno, come se tutto fosse rimasto come prima, tutte le volte nel suo ufficio, a sfogliare le pagine del suo lavoro, con la Nadia che scaccia i cattivi e dice che lui non può, «il presidente». Solo che adesso al telefono parla il meno possibile: «Ma non è strano che tutte le intercettazioni fossero su di me? Che mi avessero registrato tutto, anche se dovevo andare in bagno?». In fondo, nonostante quello che cercano di far credere tutti dalle parti di via Stalingrado, che alla fine avesse voluto andarsene lui, Giovanni Consorte sa bene che invece è stato costretto a lasciare la mano e che qualcuno deve aver giocato sporco con lui. E quale sarà adesso il destino di Unipol, senza il suo demiurgo, come l’hanno chiamato i giornali, senza l’uomo che in vent’anni o giù di lì l’aveva portata dal rischio fallimento ai vertici della finanza? E’ andato via per salvare l’opa, ma senza di lui l’opa forse è già morta. E non dev’essere una convinzione solo sua, questa, visto che qualcuno gli ha chiesto «di rimanere nell’ombra lo stesso», di restare ancora dietro le quinte, magari solo per dare dei consigli, degli indirizzi. Ma lui, niente, al diavolo, avrebbe risposto. Con certa gente, ripete con rabbia di aver chiuso per sempre. Niente liti, e nessun rancore con i ds, D’Alema in testa. Tutta la sua ira sarebbe concentrata sulle cooperative e sulla Lega, verso tutti quelli che mercoledì sera gli chiesero di farsi da parte, Giuliano Poletti compreso, che al cda dell’Holmo non c’era, ma che viene identificato quasi come il primo dei suoi nemici.

              Lui, Giovanni Consorte, dice che «il 9 gennaio prendo e faccio le valigie, e qui non mi vede più nessuno». Ma dal 9 gennaio non è poi così chiaro quello che può succedere dentro a questa torre piantata nel cuore commerciale di Bologna, dentro al suo passato e alla sua crisi. Il destino degli eredi di Consorte, amici e nemici, soprattutto nemici ormai, ruota attorno all’Opa della Bnl. Se i grandi soci sono convinti di andare avanti perché hanno già investito molto nella scalata, e perché, come ripete Giampiero Calzolari, presidente di Legacoop Bologna, «è una grande opportunità per il mondo cooperativo e per tutta l’economia», nelle seconde file i dubbi crescono e ora non sono pochi quelli che sottovoce dicono che bisogna rivedere tutto il piano industriale e fare un’attenta valutazione dei costi, prima di andare avanti, anche se il presidente dell Coop Giuliano Poletti ribadisce che «a me non risultano modifiche di opinioni». E fra queste divisioni, se il tempo per l’opa da una parte stringe, dall’altra, nonostante Poletti abbia appena sollecitato la Banca d’Italia a fare in fretta, pure ieri, chiedendo di «decidere prima che si può, secondo le regole», quello stesso tempo potrebbe invece dilatarsi a fisarmonica. L’impressione è che i pm milanesi abbiano imboccato una via analoga a quella già percorsa per la Popolare Italiana, e abbiano aperto come a Lodi una trattativa con i legali di Unipol, al fine di chiarire quanto ampia a loro giudizio debba essere la discontinuità. Per questo, a stretto giro di posta è arrivata l’accusa all’intero vertice societario attraverso la legge 231, e per lo stesso motivo non si sarebbe proceduto subito alla sostituzione di Consorte e Sacchetti. La figura unica di amministratore delegato-presidente com’era quella del demiurgo dell’Unipol è ritenuta ormai improponibile e impensabile, come lasciano capire tutte le varie dichiarazioni sparse in giro dai presidenti di cooperative, a cominciare da Calzolari: «Avvertiamo la necessità della separazione tra proprietà e management, ed è arrivato il momento di selezionare dirigenti che possano essere attinti all’esterno, partendo proprio dall’ad di Unipol». I ruoli vanno distinti e l’amministratore delegato, cioé il vero vertice operativo della futura compagnia d’assicurazione che sta nascendo sotto gli strali giudiziari, non dovrà essere un cooperatore, bensì un esterno, un banchiere o un professionista dalla indiscutibile probità. Pierluigi Stefanini, numero uno di Coop Adriatica e presidente di Holmo e candidato alla successione di Consorte, non sarà dunque la nuova figura forte che parte della Legacoop sperava.

                Assieme a questa rivoluzione, altre potrebbero arrivarne. Così, c’è pure chi si chiede se, da questa settimana, non sia l’intero cda di Unipol a dover andare a casa. A questo punto, è evidente che l’orologio dell’autorizzazione all’opa da parte di Bankitalia resterebbe ancora sospeso. Tra le due posizioni, balla circa un miliardo e mezzo di euro, forse di più. Secondo Unipol, all’opa possono essere conferiti il 50 per cento circa del capitale di Bnl, con un esborso intorno ai 4,2 miliardi, che prevederebbe un indebitamento di circa 600 milioni. La banca romana sostiene invece che ai bolognesi mancherebbe almeno un miliardo e mezzo di capitale disponibile, se non addirittura due. Ora, per Bankitalia, si tratta di assumere una decisione in mezzo alla tempesta. La verità è che la bufera sembra appena cominciata. Non c’è solo Sergio Cofferati, sindaco di Bologna, a sottolineare che «si pone una necessità di riflessione profonda sulla struttura della governance». E non c’è solo la sensazione che attorno al futuro di Unipol le certezze della Lega si stiano sfaldando, al punto che qualcuno ipotizza pure una scalata non alla Bnl, ma proprio a via Stalingrado. Dalle pagine dell’Unità, dopo che il direttore del Mulino Edmondo Berselli aveva aperto il problema su Repubblica, spara a zero anche Bruno Trentin, ex sindacalista e vecchio dirigente della sinistra: «Le cooperative hanno perso l’anima, da tempo hanno assunto comportamenti fuori dalla missione originaria». Sarà pure un po’ troppo forte come polemica. Ma il vento che tira è questo. E Giuliano Poletti gli risponde così: «Le coop hanno un grande cuore. E anche molta pazienza».