“Unipol” Sulla via di Consorte tante scatole vuote

02/01/2006
    giovedì 29 dicembre 2005

      Pagina 6 – Primo Piano

        SPUNTA L’INTESA CON L’IMPRENDITORE MAURIZIO AMENDUNI

          Sulla via di Consorte tante scatole vuote e l’uomo del Bingo

            intercettazioni
            PAOLO COLONNELLO

              MILANO
              «C’è un signore che vorrebbe prendere una quota di “quelle azioni”, però le vorrebbe in una scatola perchè non vuole apparire, non vuole fare una operazione ai blocchi, lui dice che se le azioni sono dentro una scatola, possibilmente in Lussemburgo, compra le quote di quella scatola ed è a posto». Sono i primi giorni di giugno e Gianni Consorte, amministratore delegato di Unipol, è alla ricerca spasmodica di come far acquisire quote di Bnl già nella sua disponibilità. Ovviamente non sa che il suo telefonino è sotto controllo. Chiama, chiama. Ha un problema, ripete: «Ci vuole un signore che vende le proprie azioni a quella scatola o gliele mette dentro e poi lui si compra la scatola… “Lui” vuole comprare uno 0,75% di quelle azioni, ma non vuole comprarle ai blocchi come persona fisica, lui vuole uno strumento e così si compra le quote di quello strumento non quotato all’interno del quale ci sono le azioni».

                Chi è questo “lui”? Potrebbe essere Maurizio Amenduni delle Acciaierie Valbruna spa, imprenditore che ha partecipato anche alla scalata della Popolare italiana di Fiorani all’Antonveneta, interessato in questo caso – e lo si viene a sapere in un’altra intercettazione di Consorte – «al massimo a uno 0,75% mediante società estera».

                  Ed è qui, che spunta anche l’uomo che ha portato il Bingo in Italia, Vittorio Casale, tra gli uomini che danno una mano a Gianni Consorte nella tentata scalata dell’Unipol alla Bnl. E’ lui, Vittorio, che dice all’amico Gianni che ha bisogno di una scatola vuota, di una società finanziaria possibilmente esterovestita: «E’ abbastanza semplice perchè se lo fanno gli amici di là, lo fanno in un minuto, ne hanno centomila di scatole pronte…». Tranquillo Consorte: «Io gli mando con una macchina tutta questa roba qua… chi è il venditore, il veicolo, la leva…». Rassicurante Vittorio: «Tieni presente che lui conosce molto bene la questione perchè è un importante socio dall’altra parte… Antonveneta… è schierato con Gianpiero… Sa anche che la logica è una logica strutturale, l’ha capito… poi vedremo come ragionarla con lui».

                    Bingo e scatole vuote. Strano connubio. Come strano, a ben vedere, è questo Vittorio finito nelle intercettazioni d’inizio luglio. Di chi si tratta? Del costruttore parmense Vittorio Casale, proprietario della Operae spa, con la quale in passato ha costruito di tutto, comprese molte caserme dei carabinieri in giro per l’Italia di cui conserva le foto formato gigante nella sede della sua società, un gruppo immobiliare i cui ricavi superano i 500 milioni di euro. Personaggio trasversale, lo racconta chi lo conosce.

                    Massone dichiarato, in buoni rapporti, veniva definito in un’inchiesta proprio sul Bingo apparsa più di un anno fa sull’Espresso, con le cooperative della Lega e con l’Unipol, appunto, dell’amico Consorte ma anche, si aggiungeva, con multinazionali ingombranti come l’americana Carlyle e con i servizi segreti tricolori e a stelle e strisce. E’ proprio Casale, insieme all’ex patron della Sweda Leonardo Ceoldo, ad allearsi nel 2000 con il gruppo spagnolo Codere (quello dei fratelli Joaquin e Jesus Franco) per portare in Italia, sponsor tra gli altri l’allora presidente del consiglio Massimo D’Alema, il gioco del Bingo. Cinque anni dopo lo ritroviamo sulla scena delle intercettazioni dell’inchiesta sulla scalata alla Bnl dell’Unipol.

                      Che sia in ottimi rapporti con Consorte lo si capisce subito: è con lui che l’ex capo dell’Unipol fa il «resoconto» dei possibili partecipanti alla cordata. Oltre a Amenduni troviamo così, parola di Consorte: «Il gruppo Toscano immobiliare…». Toscano? «Toscano – sbotta Casale – compra dall’Italia, Toscano so’ ebrei, eh!… Non hanno problemi, vogliono un’alleanza strrutturale». Consorte: «Poi ci sono i francesi del Louis Pasteur che stanno ragionando con Ubs, perchè è Ubs che apparirebbe in questo caso, c’è il problema che Ubs è già schierata sulla partita… non ho capito con chi, non me l’hanno detto… il mio uomo che ha parlato con l’Ambasciata francese… Louis Pasteur sono… omissis… quando ha sentito che utilizzavamo quel sistema mi ha richiamato per dirmi fermati un attimo che facciamo una verifica… E’ un rischio che non possiamo correre… utilzziamo Crèdit Suisse… Il quarto ed ultimo è Pierluigi Toti che ho sentito lo stesso anche se lui sulla partita si era tenuto fuori… E’ persona vicina a Veltroni, c’è solo un problema di opportunità perchè quello sta a Roma e quell’altro fa il presidente degli industriali Abete…». Il giorno dopo i due si risentono. La scatola vuota è stata individuata. E i due esultano. Consorte: «La società l’ho trovata lì, eh». Casale: «L’ha trovata, bravo! e allora quello è a posto». Consorte: «Trovata una società in Lussemburgo… e quindi o questi signori mettono le azioni là e poi lui se la compra o viceversa… quindi è indifferente».