“Unipol” Sequestrati 43 milioni a Consorte e Sacchetti

16/06/2006
    venerd� 16 giugno 2006

    Pagina 17 – Economia & Finanza

    ANTONVENETA RIPRENDE QUOTA L’INCHIESTA CHE GUARDA ANCHE ALLA SCALATA TELECOM. L’ EX BRACCIO DESTRO DI FIORANI FA I NOMI DI TREMONTI, COSSIGA E LA MALFA CHE PER� NON SONO INDAGATI

      Sequestrati 43 milioni a Consorte e Sacchetti

        Proventi illeciti da scudo fiscale e operazioni di Borsa. Boni: i soldi per Palenzona in uno scatolone

          Paolo Colonnello

            MILANO
            Per la Procura sono un evidente �provento di reato�. Per le difese si tratta di soldi guadagnati lecitamente come consulenti di Emilio Gnutti per la vendita Telecom. Fatto sta che ieri, su ordine del gip Clementina Forleo, la Guardia di Finanza ha portato a termine il sequestro record di 43 milioni di euro prelevandoli dai conti, aperti presso due fiduciarie, di Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti, rispettivamente ex presidente e vicepresidente di Unipol finiti sotto indagine nell’ambito dell’inchiesta Antonveneta. � il segnale che l’indagine partita dalla scalata dei �furbetti del quartierino� alla banca padovana, sta riprendendo quota. Se infatti la parte relativa al reato di aggiotaggio potr� dirsi praticamente conclusa quando finir� il lungo incidente probatorio degli ex manager della Popolare di Lodi Fiorani e Boni, per gli altri episodi emersi nel corso di questi mesi dalle indagini, dalla scalata Bnl-Unipol a quella Rcs-Ricucci, fino ai lati oscuri della vendita Telecom, i giochi si stanno riaprendo. Non a caso ieri pomeriggio, a sorpresa, i magistrati hanno riconvocato in procura Gianpiero Fiorani per un lungo interrogatorio, il primo da quando l’ex enfant prodige della Bassa � tornato in libert� vigilata. Ed esiste forse anche una relazione tra il sequestro ordinato ieri dal gip Forleo e il nuovo faccia a faccia di Fiorani con gli inquirenti.

              Nel provvedimento del giudice infatti si giustifica la confisca della somma a Consorte e Sacchetti con tre episodi che coinvolgono anche gli ex vertici della Bpi. Da una parte l’appropriazione indebita �del credito d’imposta sul capital gain� su diverse operazioni mobiliari, destinato all’erario, �in concorso con Fiorani e Boni e con Gnutti e Savoldi�. Dall’altra l’episodio della retrodatazione dello scudo fiscale per il rientro da Montecarlo di 11 milioni di euro, pagati estero su estero da Gnutti per la famosa �consulenza Telecom�. Vicenda per la quale � stato indagato anche il commercialista Claudio Zulli, ex partner dello studio Tremonti, considerato l’architetto della triangolazione Lussemburgo-Montercalo-Italia. Infine le plusvalenze, secondo la procura �illecite�, realizzate dai due ex manager di Unipol attraverso almeno tre operazioni di investimento in pronti contro termine, che avevano come sponda proprio la Bpl di Fiorani e Boni.

                L’esistenza di queste somme, anzi di una cifra ben superiore pari a 54 milioni di euro (di cui la Procura aveva chiesto il sequestro integrale), era nota da tempo, fin da quando cio� Consorte e Sacchetti vennero indagati e interrogati proprio per spiegare la provenienza di quei soldi. Inoltre, fanno notare i loro legali, Giovanni Dedola e Filippo Sgubbi, la somma era stata messa da subito a dispozione della Procura e non era mai stata movimentata da cinque anni a questa parte. �Infatti – dice l’avvocato Dedola – siamo quantomeno stupiti che il sequestro intervenga proprio adesso, visto che il denaro � sempre rimasto dove sta e la Procura era perfettamente a conoscenza dei conti�. Di pi�. Nel corso del primo interrogatorio di Consorte �si arriv� a un gentlemen agreement con i magistrati: Consorte e Sacchetti s’impegnarono a non toccare quelle somme�. I legali protestano soprattutto per l’accusa dell’evasione d’imposta sul capital gain �smentita ieri proprio dall’interrogatorio di Gianfranco Boni, il quale ha riferito che Consorte e Sacchetti pagarono regolarmente la tassa sul capital gain ma quei soldi furono stornati dallo stesso Boni che li avrebbe destinati ad altre operazioni bancarie effettuate da Bpi�. Gli avvocati hanno preannunciato che ricorreranno al tribunale del riesame contro il sequestro.

                  Intanto sul fronte degli interrogatori vanno segnalate anche altre importanti dichiarazioni di Boni che, ieri durante l’incidente probatorio, da una parte ha spiegato come la famosa ispezione di Banca d’Italia nella sede della Lodi era stata �pilotata� da Fazio e dal �senatore Grillo�. Dall’altra Boni ha raccontato per la prima volta nei dettagli come i soldi per Fabrizio Palenzona, vicepresidente di Unicredit, vennero versati in contanti e prelevati da uno scatolone in cima ad un armadio nella sede dell’allora Banca Popolare di Lodi. �Decidemmo di versare i soldi a Palenzona – ha detto Boni – per ingraziarci alcuni esponenti politici con i quali il vicepresidente di Unicredit era frequentemente in contatto�. Boni ha fatto a questo proposito i nomi di Francesco Cossiga, Giulio Tremonti e Giorgio La Malfa che probabilmente erano inconsapevoli delle mire lobbistiche di Fiorani e Boni e che comunque non risultano in alcun modo coinvolti nell’inchiesta.