“Unipol” Poletti: non sapevamo dei soldi

02/01/2006
    venerdì30 dicembre 2005

      Pagina 6 – Primo Piano

      IL NUMERO UNO DI LEGACOOP : «PER ORA SI DISCUTE SOLO DI UNA NORMA INTERNA NON RISPETTATA»

        Poletti: non sapevamo dei soldi

          intervista
          PIERANGELO SAPEGNO
          inviato a BOLOGNA

            Le dimissioni di Giovanni Consorte sono cominciate tre giorni fa, quando il presidente della Lega delle Cooperative Giuliano Poletti ha posto «il problema etico», l’incompatibilità fra una certa morale e i comportamenti, questa dicotomia che condanna da sempre la sinistra nel mercato. C’è un’inchiesta, e forse ci sono dei reati. Ma c’è soprattutto questo giudizio etico, che incombe sul passato e sul futuro del mondo delle cooperative e che ha già sancito la sconfitta e il ritiro di Consorte.

              Adesso che anche l’Unipol è indagata, che cosa ne pensa Poletti? E’ un progetto che finisce sotto accusa, è la fine di un percorso, l’inizio di uno nuovo? E’ un processo che vi riguarda tutti?

                «Calma, calma. Al di là del fatto che come sostiene in tutte le salse Consorte non c’è nessun reato, e a quel punto se non ci fosse per i singoli, devo credere che non ci sia neanche per la società, qui stiamo discutendo di una norma interna che sarebbe mancata. Non esageriamo».

                  Per l’Unipol non si pone il problema etico?

                    «E’ diverso. In questo caso si tratta di un regolamento di legge, è un problema normativo. Noi abbiamo dato mandato alle nostre organizzazioni di farlo. Non so che cosa avesse fatto Unipol».

                      Possiamo dire, però, che su Consorte a un certo punto siete stati abbastanza severi. Perché?

                        «Teniamo conto che Unipol è una società quotata che ha le sue azioni in mano al mercato. Gli investitori sono in molti casi istituzioni e questi soggetti guardano con grande attenzione i nuovi vertici. Poi c’è anche il problema dell’etica, la nostra etica. Sono arrivate notizie che prefiguravano comportamenti incompatibili con il nostro sistema di valori».

                          Ma, prima, di tutti quei soldi non sapevate niente? Non ve ne siete davvero mai accorti?

                            «Come dire che non vi siete accorti di cosa faceva Fiorani. Nessuno gira con un cartello appeso al collo dicendo quello che fa. No, su questo non potevamo proprio sapere niente».

                              Proviamo a guardarla dall’altra parte. Se fra 5 mesi Consorte ha ragione?
                              «Allora dovremmo chiederci in che Paese viviamo. Se si distruggono così delle imprese e delle persone, vorrebbe dire che c’è un potere irresponsabile che può fare quello che vuole. Qualche vaga sensazione ce l’ho. Ma io non sono innamorato dei complotti, e credo che l’informazione stia lavorando con serietà».

                                Dunque, non credete a Consorte…
                                «Non siamo nelle condizioni di dire crediamo ai giornali, non a Consorte. Noi stiamo alle cose che vediamo».

                                  Va bene. Parliamo del futuro. Verrà Pierluigi Stefanini…

                                    «E’ una delle possibili soluzioni».

                                      Le altre?

                                        «In ogni caso il nuovo assetto non prevederà più il cumulo di cariche e di responsabilità che c’era prima all’interno del gruppo. I nomi sono quelli che si fanno. Poletti assolutamente no. Zucchelli, Galanti, Stefanini».

                                          Questi sono tutti uomini della vecchia guardia. Dopo di loro, però, i quarantenni sono gente con il master alla Bocconi, manager che vincono i concorsi, tutti sul modello Consorte, tanto per semplificare…

                                            «Ma è naturale che sia così. Ed è giusto».

                                              Già. Ma Consorte è stato bocciato moralmente…

                                                «Ma non perché ha fatto il master alla Bocconi. Servono manager che sappiano tutto di mercato, di informatica. Penso che la nuova classe dirigente cooperativa abbia davanti questa grande sfida. D’altro canto i risultati operativi ottenuti richiedono questi grandi cambiamenti».

                                                  A proposito di dirigenti. Gnutti si è dimesso oggi dal Monte dei Paschi in cui era stato reintegrato. Non le è sembrato inopportuno, almeno dal punto di vista etico?

                                                    «Io non ne penso nulla. Non ne conosco le ragioni. Non possiamo partire dall’idea che siano tutti quanti stupidi. Evidentemente, avranno avuto delle ragioni plausibili, e fino a prova contraria uno è innocente».

                                                      E’ il percorso inverso che avete fatto voi con Consorte.

                                                        «Sono cose diverse. Le coop ci sono arrivate convergendo le convinzioni della proprietà e un comune sentire del mondo cooperativo».

                                                          Visto questo comune sentire, che cosa ne pensate dei leader ds come D’Alema che hanno sempre appoggiato Consorte?

                                                            «Noi non abbiamo mai processato Consorte. E tantomeno processiamo gli altri».

                                                              Scusi, ma paga solo Consorte. E forse anche la sua Opa. Qualcuno ha scritto che è già morta. Voi invece?

                                                                «Siamo convinti della bontà della proposta. Continuiamo a non essere convinti delle obiezioni che ci fanno. E siamo altresì convinti che un giorno riceveremo, finalmente, una risposta».