“Unipol” «Patto occulto dietro la scalata a Bnl»

20/12/2005
    martedì 20 dicembre 2005

    Pagina 9 – Primo Piano

    LE INDAGINI A ROMA - L’ASSALTO DELLA COOP AL CAPOLINEA

      «Patto occulto dietro la scalata di Unipol a Bnl»

        Francesco Grignetti

          ROMA
          L’accelerazione delle inchieste romane sul conto dei vertici Unipol è evidente. E’ di ieri la notizia che indagato non è soltanto il presidente Gianni Consorte, ma anche il vicepresidente e amministratore delegato Ivano Sacchetti. Reati ipotizzati, sempre gli stessi: aggiotaggio, manipolazione del mercato e ostacolo alle autorità di vigilanza. Sempre ieri sono arrivate in Procura migliaia di pagine dall’Isvap, l’ente di vigilanza sulle società di assicurazione. E altra documentazione è attesa dalla Banca d’Italia e dalla Consob. Negli ambienti della Procura si parla sempre più apertamente della pista investigativa. Si cercano la tracce di un ipotizzato «patto occulto» che sarebbe stato alle spalle di Consorte e lo avrebbe sostenuto nel rastrellamento di azioni Bnl. Il gran capo dell’Unipol, insomma, ha un bel gridare al ritardo nelle risposte alla sua richiesta di via libera all’Opa. La corsa alla Bnl traballa sempre più.
          «Chiariamo bene – dice una fonte privilegiata in Procura – che le nostre indagini non vertono sull’operato degli istituti di vigilanza, ma sul comportamento di Unipol e sulle sue comunicazioni».

            La precisazione è d’obbligo. Giusto quarantott’ore fa il procuratore capo, Giovanni Ferrara, ha smentito che esista un nuovo filone d’inchiesta sui rapporti personali tra Antonio Fazio e Gianni Consorte. L’inchiesta Bnl condotta dai magistrati romani, dunque, non è la replica dell’inchiesta milanese sui rapporti stretti, troppo stretti, tra Fazio e Fiorani. Diverse le situazioni. Diversi i protagonisti.

              Resta il fatto che la scalata dell’Unipol alla Banca nazionale del Lavoro, su cui il mondo politico s’è molto diviso – ancora ieri ne hanno parlato Oscar Luigi Scalfaro («Sul caso Unipol condivido totalmente l’impostazione di Fassino: non è pensabile che, se la cooperazione diventa forte, non possa avere la possibilità di acquisire la maggioranza di una banca»), Marco Follini («L’eccesso di passione di una parte del gruppo dirigente diessino nella difesa di Consorte poteva essere indirizzato altrove») e Luciano Violante («Nessun collateralismo. Se gli errori sono stati di carattere personale da parte di Consorte e soci pagheranno loro, ma l’Opa sta in piedi») – è rimasta a metà del guado. Unipol a un certo punto ha acquistato le azioni degli immobiliaristi che si contrapponevano all’offerta del banco di Bilbao. L’Opa di questi ultimi è poi fallita. Ma Unipol non ha mai avuto dalla Banca d’Italia l’autorizzazione a comprarsi il resto della Bnl. Di qui, ovviamente, mesi di contatti, telefonate, incontri tra Consorte, Sacchetti e dirigenti di Bankitalia. E anche di questi contatti i magistrati vogliono essere messi a parte.

                «Ma l’istruttoria di palazzo Koch, dato che indaghiamo su questa materia, l’abbiamo richiesta per averne visione. Tutto qui. E’ una normalissima acquisizione di atti. E non è nemmeno finita», spiegano nel pool coordinato dal procuratore aggiunto Achille Toro. In effetti, la Guardia di Finanza ha acquisito in Banca d’Italia, nella serata di venerdì, tutta la documentazione relativa alla scalata Unipol alla Bnl. E sono stati sentiti come testimoni sia un funzionario dell’Isvap, sia gli ispettori della Banca d’Italia, che avrebbero spiegato i motivi del supplemento d’indagine e il ritardo nelle risposte.

                  Non è finita qui, come dicono i magistrati, perché ora a piazzale Clodio aspettano le prossime mosse della Consob. Non è un mistero che l’ente di vigilanza, già abbondantemente all’opera sulle scalate dell’estate, starebbe lavorando sull’ipotesi del «patto occulto». Si fanno persino i nomi di chi ne sarebbe coinvolto: le grandi banche d’affari Nomura, Deutsche Bank e e forse anche Banca Popolare Emilia-Romagna. La Consob a giorni dovrebbe rendere note le sue conclusioni. Se davvero dichiarasse l’esistenza di un «concerto» tra questi e altri protagonisti del mondo finanziario, come minimo s’imporrebbe una variazione all’insù del prezzo dell’Opa obbligatoria. Ma potrebbe anche essere lo stop definitivo all’operazione. La delibera Consob dovrebbe poi essere trasmessa alla Banca d’Italia, cui spetta la decisione finale sull’offerta. E certo, dopo il terremoto di ieri, i tempi s’allungano di brutto.