“Unipol” L’uomo-coop che disse no all’Opa

20/12/2005
    martedì 20 dicembre 2005

    Pagina 13- Primo Piano

      Dalla Toscana

        L’uomo-coop che disse no all’Opa «Nell’impresa ci vorrebbe etica»

          Marco Gasperetti

            FIRENZE – Lo hanno ribattezzato il «signor no», l’uomo che per due volte non ha accettato un posto in Parlamento, che dieci anni fa ha rifiutato la poltrona di sindaco di Firenze e che nel partito, Pci prima e Ds poi, ha declinato bruscamente gli inviti a entrare in correnti e correntoni. Ma soprattutto Turiddo Campaini, 65 anni, toscano di Montelupo, sposato senza figli, presidente di Unicoop Firenze, è conosciuto come l’antiscalatore, il manager che non ha ceduto mai alla sirene della finanza.

            Contrario all’alleanza tra il marchio Coop e Conad, contrario alla cordata per riaprire l’Unità («I soldi si mettono solo quando c’è un progetto industriale convincente», disse allora) contrarissimo alla scalata di Unipol a Bnl: «Non mi piace, mi sembra un’operazione inutile e rischiosa», profetizzò. Oggi, dopo le inchieste, gli arresti e gli avvisi di garanzia, non c’è giorno che non lo chiami un amico di partito, un manager, un dirigente. Tutti a complimentarsi. Di lui si parla come prossimo vicepresidente del Monte dei Paschi al posto del traballante Gnutti. «Tutte balle», taglia corto lui.

            Adesso, nel partito e nella Coop, qualcuno ne esalta le doti profetiche. Lui si schermisce e ammonisce: «Basterebbe che tutti stessero al loro posto».
            Lui, da 33 anni, sta in via Santa Reparata 43 a Firenze, nell’ufficio di presidenza di Unicoop, la più grande cooperativa d’Italia, con un fatturato da 1,97 miliardi di euro l’anno, 7500 dipendenti, un milione di soci. Lo volle poco più che ventenne l’allora presidente Duilio Susini.

            Turiddo, figlio di un operaio ceramista iscritto al Pci e innamorato di Cavalleria Rusticana di Mascagni, inizia subito in salita con i soldi (pochi) e con il nome, assai inusuale, e reso ancora più strampalato da un errore dell’anagrafe che sostituisce la u finale di Turiddu in o. Il ragazzino tutte le mattine si alza alle sei e in treno va a Firenze per studiare e a 18 anni si diploma a pieni voti ragioniere. Inizia a lavorare, primo colletto bianco della famiglia, in un’azienda del vetro. Tre anni dopo, scopre il movimento cooperativo. È iscritto al Pci, diventa consigliere comunale, ha incarichi di partito, ma la sua strada è quella della grande distribuzione. Nei 1966, con Susini, inventa in via Ridolfi a Empoli il primo supermercato moderno d’Italia. Un successone. Nel 1973, a 23 anni, è nominato presidente di Unicoop Firenze: la porta ai fasti di oggi.
            Turiddo Campaini fugge quando vede un giornalista, un fotografo, una telecamera. Schivo, a volte rude, una volta liquidò una firma del giornalismo economico che tentava di intervistarlo con questa unica frase: «Se ho da dire dico, se non ho da dire non dico».

              La sua Coop, in collaborazione con la Curia, ha deciso di adottare a distanza 5300 bambini e quest’anno Turiddo ha investito 20 milioni di utili per abbassare i prezzi. Ma non rifiuta neppure la battaglia con gli avversari. A sorpresa ha detto sì a una pubblicità comparativa contro il concorrente di sempre in Toscana: Esselunga.
              Di cose sulla scalata Unipol ne avrebbe da dire molte, ma almeno per ora il presidente di Unicoop si limita a poche parole: «Ho sempre visto l’impresa legata a un sistema di valori, anche etici, e bisogna seguirli questi valori».

              mgasperetti@corriere.it