“Unipol” L’Emilia Romagna cede ai moderati toscani

04/01/2006
    mercoledì 4 gennaio 2006

      Pagina 5 – Primo Piano

      IL NUMERO UNO CHECCOLI AMMETTE: COMMESSI TRE GRAVI ERRORI NELLA VICENDA BNL

        Rivoluzione Unipol
        L’Emilia Romagna cede ai moderati toscani

          retroscena
          PIERANGELO SAPEGNO
          inviato a BOLOGNA

          L’aria che tira è questa, è che adesso bisogna ripartire, e uscire dalla bufera, e bisogna farlo tutti insieme, «nel nome del nostro passato e della nostra storia», come dice il presidente Checcoli. Le coop dell’Emilia Romagna si ritrovano in consiglio e dettano la linea, che è quasi una mozione d’orgoglio, con quella parole d’ordine, «coesione», che ripetono tutti a ogni pie’ sospinto e che qualcuno vuol leggere come un ponte lanciato verso la Toscana, verso Turiddo Campaini e il Monte dei Paschi, tutti molto critici nei confronti delle operazioni di Consorte e dell’opa Bnl. Però, le notizie che escono sono altre e riguardano tutte la successione all’Unipol, che verrà resa pubblica solo il 9 gennaio, durante il consiglio d’amministrazione. Una lunga lista di nomi (Stefanini, Sita, Zucchelli, Carpanelli, eccetera eccetera) e una certezza, ribadita pure in conferenza stampa: «occorre dividere la proprietà dalla gestione».

          Molto probabilmente, vuol dire che il presidente sarà un interno e l’amministratore un esterno, come anticipato da La Stampa qualche giorno fa. Su tutto, in ogni caso, resta l’incertezza, come una eco della bufera, come se il macigno del passato pesasse su tutto quello che deve venire, compresa l’opa per la Bnl, che divide forse più di quel che sembra e di quel che ammettono i dirigenti delle cooperative. Può darsi che il futuro di Unipol sia ancora tutto da decidere, e non basta a dimostrarlo che la candidatura forte di Pierluigi Stefanini alla presidenza sia segnalata in ribasso mentre ne spuntano altre da ogni angolo, che vanno dall’economista Filippo Cavazzuti al toscano Aldo Soldi, presidente del Consumo nazionale. Il fatto è che dietro a queste incertezze si nasconde il disagio di un mondo che solo nei vecchi ideali e nelle bandiere del passato, ricerca l’antica compattezza. Egidio Checcoli, il presidente di Legacoop Emilia Romagna, alla fine ammette che hanno commesso tre errori gravi e che bisogna riparare in fretta: «L’etica è una cosa seria. Non è solo un dovere, ma molto di più. Il secondo insegnamento è che la concentrazione dei poteri finisce per essere un pericolo per l’impresa e una condizione per sbagliare. Va evitata e occorre trovare antidoti perché questo non avvenga più. Il terzo errore è quello che ci fa dire che da ora in poi il coinvolgimento di tutti sulle decisioni da prendere dovrà essere il più ampio possibile».

          Dietro a queste dichiarazioni ci stanno tutte le colpe che le cooperative imputano a Consorte. È anche una risposta a quello che ha lasciato trapelare l’ex demiurgo dell’Unipol, che si è sentito tradito più dal mondo della cooperazione che dai ds. Da questo grattacielo bianco della Lega, sospeso fra le speranze e la paura, in mezzo a questa tempesta di soldi che vanno e che vengono e di telefonate che vanno solo sui giornali, dicono neanche troppo risentiti che «è solo lui che ha sbagliato. Noi non lo condanniamo per i fatti giudiziari, ancora tutti da dimostrare. Ma per gli errori che ha commesso, e per questo abbiamo ritenuto che fosse necessario che lui si facesse da parte». Ora che se ne sta per andare via, bisogna fare bene i conti con quello che verrà. Lascia in eredità la sua poltrona e la madre di tutte le Opa, quella su Bnl, per la quale anche ieri Checcoli ha chiesto di fare il più in fretta possibile a prendere una decisione. «Mi auguro entro gennaio». L’impressione? Da febbraio in avanti, soprattutto adesso che l’operazione dell’Unipol deve tornare sotto esame all’Isvap.

          Tra una riunione e l’altra e un consiglio e l’altro, non è solo in gioco il vertice di Unicop e il dopo Consorte, ma un futuro da riscrivere, a cominciare dagli uomini che lo governeranno passando per quelli che lo staranno a guardare dalle finestre degli ideali. In mezzo, adesso ci sono le polemiche, le cooperative che hanno perso l’anima, come ha accusato qualcuno, e Checcoli che risponde: «Non abbiamo perso niente. Nè l’anima, né la testa». È l’aria della bufera. Il fatto è che questi sono giorni cruciali. Ieri si sono incontrati i venti presidenti della Lega regionale e di settore dell’Emilia Romagna, domani nel palazzo nero di via Stalingrado si riunisce il cda di Holmo. Lunedì prossimo toccherà all’Unipol.

            Avviene tutto in pochi metri quadri e in pochi giorni, e tutto è tenuto insieme dall’uomo che sta per uscire dal palazzo di via Stalingrado. Per prendere il suo posto, è uscito un elenco abbastanza nutrito: dopo Stefanini, ci sono Fabio Carpanelli, figura storica delle coopereative, e forse il candidato oggi più accreditato, Mario Zucchelli, Luciano Sita, Vanes Galanti e Aldo Soldi. Fra loro dovrà uscire il presidente. Ma quello che conta davvero sarà l’amministratore delegato, e se sarà uno di questi ricoprirà quest’incarico solo temporaneamente, perché le cooperative stanno pensando a un manager o a un economista di grande spessore. Tutto questo, aspettando la benedetta Opa per la Bnl, con l’ultima preghiera di Checcoli: «Noi chiediamo una risposta in tempi rapidi. Dopo sei mesi ne abbiamo anche diritto. Che ci dicano sì o no, ma ce lo dicano».