“Unipol” Le Coop varano un giurì per decidere su Consorte

16/12/2005
    venerdì 16 dicembre 2005

      Pagina 8 – Primo Piano

      Parla Boccetti, presidente del comitato di controllo di Via Stalingrado: lunedì abbiamo adottato un codice etico

        Le Coop varano un giurì per decidere su Consorte

          Da un lato c’è la scalata alla Bnl, dall’altra la questione morale. Se sulla prima le cooperative non hanno dubbi, sulla seconda hanno messo una prima piccola pezza. «Il consiglio di Unipol ha adottato per la prima volta un codice etico – spiega Francesco Boccetti, presidente di Coopfond (fondo mutualistico che ha il 6% di Unipol) e coordinatore del comitato di controllo interno – è la prima stesura di un lavoro iniziato alcuni mesi fa, è stato formalmente adottato lunedì e prevede una serie di garanzie per la società. Sono stati formalizzati tutti quei principi etici ispirati ai valori della solidarietà e della trasparenza dai quali né i consiglieri, né i dirigenti, né i quadri devono deviare». Ma i conti personali di Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti aperti presso la Bpi vanno d’accorodo con le nuove regole di comportamento? «Se i due manager hanno approfittato di posizioni di privilegio, al comitato interno non risulta».

          Tra l’altro la banca lodigiana, pur essendo socia di Unipol con il 2%, non è considerata «parte correlata» perché la compagnia bolognese ha una partecipazione solo nella sua controllata Reti Bancarie. Dunque non c’erano particolari obblighi di informativa nemmeno in base alle regole di governance interna. E poi, prosegue Boccetti, «Consorte e Sacchetti di loro iniziativa hanno chiesto all’avvocato Filippo Sgubbi di preparare una dettagliata relazione con il resoconto di tutte le operazioni effettuate. Il documento è all’esame del presidente di Holmo, Pierluigi Stefanini, e se lui avesse ravvisato comportamenti scorretti avrebbe informato il consiglio». E’ Holmo, la cassaforte che raccoglie il cuore della cooperazione rossa, lo zoccolo duro dell’azionariato di Unipol, la sede idonea a discutere di deontologia mutualistica e di fiducia al management. E Holmo nel consiglio di lunedì scorso ha ribadito compatta il sostegno a Consorte. Nessun dubbio? No, perché dai documenti forniti dai legali a Stefanini le operazioni finanziarie svolte «a titolo personale» da Consorte e Sacchetti risalgono a tempi non sospetti, cioè al 2000-2001. Eppure dagli interrogatori di Fiorani emergerebbero posizioni nuove, aperte nel 2004.

          «Ma sono solo indiscrezioni di stampa – risponde Boccetti – fino a prova contraria noi crediamo ai documenti». E l’avviso di garanzia? «E’ appunto uno strumento di garanzia». I leader di Unipol come i loro colleghi a capo delle coop guadagnano il 30% in meno dei loro pari grado nelle società private, ma basta questo a garantire la cosiddetta sensibilità solidale? E magari a scusare un po’ di trading mobiliare per arrotondare lo stipendio? Dipende, si vedrà. Per ora quello che conta è chiudere su Bnl. «Siamo certi della correttezza del piano industriale – ribadisce il numero uno di Coopfond – della bontà dell’offerta per Bnl e del fatto che la compagnia abbia tutte le carte in regola dal punto di vista patrimoniale e finanziario».

          Dietro le quinte però il disagio c’è. L’esposto alla Procura inoltrato dai vertici di Unipol contro ignoti, per esempio, non ha entusiasmato quei cooperatori abituati a pensare più in termini di soci e posti di lavoro che di complotti politici e finanziari. Quelli partiti dal basso, dalle fabbriche o dal partito, che hanno faticato anni a levarsi di dosso le vecchie etichette politiche e il cosiddetto collateralismo avrebbero preferito forse una reazione più pacata. Ma la resa dei conti per il momento è rimandata. A quando? Magari all’assemblea per il rinnovo del consiglio di amministrazione di Unipol, la prossima primavera.

        Roberta Scagliarini