“Unipol” La Quercia teme il furbetto di sinistra

13/12/2005
    martedì 13 dicembre 2005

    Pagina 5 – Primo Piano

    BANCHE E SCANDALI PRUDENZA NEI QUARTIERI DI FASSINO, MENTRE I DALEMIANI DENUNCIANO UN COMPLOTTO

      La Quercia teme il furbetto di sinistra

        retroscena
        FABIO MARTINI

          ROMA
          A voce alta nessun dirigente della Quercia avrebbe il fegato di pronunciare parole di così calda simpatia per il Governatore della Banca d’Italia. O di così aperta critica alla magistratura. Ma ieri mattina la sorpresa lampeggiava da Left Wing, sito Internet per intenditori e catalizzatore di umori dalemiani, che arrivava ad immaginare un parallelo tra il destino di Antonio Fazio e quello di Yasser Arafat: «Prigioniero nel suo ufficio, circondato dall’esercito nemico e minacciato di espulsione a intervalli regolari, il Governatore oggi è circondato da una sorta di cordone sanitario dell’insolenza».

            E più avanti così si leggeva: «A fine luglio la Procura di Milano non ha esitato a sequestrare in via cautelare – cioé senza neanche lo straccio di un regolare processo – la maggioranza delle azioni della banca Antonveneta, nominando un custode giudiziario il quale ha lasciato che la minoranza olandese nominasse i vertici dell’Istituto e ne assumesse il controllo fuori da ogni normale regola di mercato».

              Certo Left Wing – scritto dai trentenni culturalmente più attrezzati dell’area dalemiana (Francesco Cundari, Andrea Romano e Fabio Nicolucci)- non è ispirato da Massimo D’Alema, semmai liberamente vi si ispira ma di sicuro trasmette gli umori che si respirano in quell’area della Quercia. Umori, in queste ore, gonfi d’ansia. Nei ds da qualche giorno anche i più rassicuranti difensori della questione di principio – le assicurazioni possono entrare in una grossa banca – per la prima volta sono attraversati dal dubbio di trovarsi davanti al caso di un «furbetto di sinistra». Dubbi esaltati dalle voci, messe in giro da chissà chi, di possibili arresti nelle prossime ore.

                E davanti all’incognita giudiziaria dagli esiti imprevedibili la Quercia si scuote, sino a dividersi: mentre gli uomini vicini a Fassino usano un linguaggio prudente, l’ala vicina a D’Alema – più vicina all’universo Unipol – parte all’attacco contro una non meglio dettagliata «campagna» contro la compagnia di assicurazioni vicina alla sinistra. Dice Gavino Angius, presidente dei senatori Ds: «E’ fin troppo evidente che è in corso una campagna politica e mediatica contro Unipol, condotta da qualche giornale tutt’altro che disinteressato alle vicende dell’Opa su Bnl».

                Accuse non meglio dettagliate, ma il cui senso è spiegato dall’Unità che ieri, per chiosare un’analoga sortita di Massimo D’Alema, scriveva: «Il riferimento quasi esplicito del suo sfogo è il Corriere della Sera». E dunque per Angius, si cerca di bloccare Unipol perché le cooperative «devono essere come gli animali ammaestrati, quasi domestici: possono stare in casa, ma al loro posto e non devono disturbare» gli assetti di potere difesi «da qualche traballante salotto della finanza italiana».

                  Impegnato in una polemica frontale Angius non concede spazio a dubbi o riflessioni problematiche, mentre Vannino Chiti, braccio destro di Fassino, è decisamente più prudente: «Per nessuno abbiamo chiesto di non rispettare le leggi: l’Unipol vive di vita propria, sono i dirigenti e i soci che fanno le loro scelte» e dunque «rispettando le leggi, possono anche acquisire una banca, se ne hanno le forze e le risorse». Non c’è una presa di distanza dal leader di Unipol Giovanni Consorte, ma Chiti indica una serie di condizioni (se si rispettano le leggi, se si hanno le risorse) che solo apparentemente sono ovvie. E per la prima volta da questa estate, il gruppo raccolto attorno a Fassino sembra discostarsi dalla doppia opzione della Quercia: poiché per l’Unipol è lecito comprarsi una grande banca, di fatto anche tutto l’operato di Consorte è lecito. In estate un eccesso di difesa da parte di Fassino che ora potrebbe essergli rinfacciato? «Non direi proprio – dice l’ex ministro Franco Bassanini, uno dei pochi critici della prima ora della “tendenza Consorte” – Fassino era giustamente preoccupato da un attacco pretestuoso al mondo della cooperazione e che questo attacco potesse essere strumentalizzato politicamente.

                    Insieme a questo è giusto preoccuparsi che politica e affari restino mondi separati». Certo, anche in estate fassiniani e dalemiani si erano divisi (Vannino Chiti era arrivato a chiedere le dimissioni di Antonio Fazio, Pierluigi Bersani lo aveva sostanzialmente difeso), la divisione torna in queste ore anche se la preoccupazione inespressa dall’intero gruppo dirigente è un altro: che in caso di crisi si apra il «fuoco amico». E un primo assaggio lo offre Renzo Lusetti, vicepresidente dei deputati della Margherita: «Siamo davanti ad una vicenda spinosa. Il rischio maggiore è che possa esserci una deviazione dagli obiettivi della cooperazione».