“Unipol” La Linea Gotica che divide in due l’universo coop

04/01/2006
    mercoledì 4 gennaio 2006

      Pagina 5 – Primo Piano

      FILOSOFIE DIVERSE – I ROMAGNOLI PIU’ AGGRESSIVI HANNO ASSALTATO IL MONDO DEL CREDITO, I TOSCANI PREFERISCONO PARTECIPAZIONI E ALLEANZE

        La Linea Gotica che divide in due l’universo coop

          Paolo Baroni

          Venti a cinque. Venti miliardi di euro contro 5 e poco più: sono questi i rapporti di forza tra le cooperative rosse dell’Emilia Romagna e le cugine-rivali toscane. Anche in termini di occupati i numeri sono simili: 120 mila quelli della Lega emiliana, quasi 40 mila quelli delle imprese associate a Legacoop Toscana. Da una parte l’asse di ferro Reggio-Modena-Bologna, col capoluogo emiliano (di fatto la vera capitale dell’impero-coop) a farla da padrone, e dall’altra Firenze che domina su tutte le altre città della regione. Origini comuni, le leghe operaie di fine Ottocento, ma uno sviluppo imprenditoriale molto differente che in questi mesi di braccio di ferro attorno al caso-Unipol ha pesato non poco sulle rispettive scelte.

          Tutta l’Emilia schierata compatta con Consorte a favore della scalata alla Bnl e la Toscana contro. Su un fronte Pierluigi Stefanini, ex segretario del Pci bolognese ed oggi presidente di Coop Adriatica, e dall’altro Turiddu Campaini che da oltre 30 anni guida Unicoop Firenze e che nei mesi scorsi si è rifiutato di sottoscrivere l’aumento di capitale di Holmo (la finanziaria che attraverso Finsoe controlla la maggioranza della compagnia bolognese) continuando a preferire l’asse «più sicuro» coi senesi del Monte dei Paschi.

          «Noi siamo più pragmatici, non ci piacciono le avventure e valutiamo molto attentamente le nostre scelte e i nostri investimenti – commentano dal quartier generale dell’Unicoop – gli emiliani invece fanno più sistema». Sopra alla «linea gotica» pensano in grande e arrivano così a progettare un’Opa da 5 miliardi di euro, impegnando direttamente anche le risorse di molte imprese associate per la riuscita di un «grande progetto industriale», e dall’altro invece si preferisce la politica dei piccoli passi e delle alleanze sui singoli business. Oppure si decide di «sacrificare» 20 milioni di euro di possibili utili, come ha fatto Campaini la scorsa primavera, per ridurre i prezzi dei prodotti messi in vendita «a vantaggio di soci e clienti». «Attenti a parlare di guerra tra Emilia e Toscana – avverte Lanfranco Turci, senatore ds eletto a Modena ed ex presidente di Legacoop – e poi se guardiamo bene in Toscana solo Unicoop Firenze si è schierata contro, mentre l’altro grande polo della distribuzione, l’Unicoop Tirreno si è schierata con Unipol». Tra emiliani e toscani, comunque, non c’è partita. Perché se è vero che Firenze può contare sull’Unicoop, che è la più grossa cooperativa italiana nel settore distribuzione per fatturato (1,9 miliardi), dipendenti (7500) e soci (960 mila), sull’altro fronte l’asse emiliano di big della distribuzione ne schiera ben tre: la Nordest che ha base a Reggio Emilia, l’Estense (Modena-Ferrara) e la bolognese Adriatica.

          Non solo, ma dietro a questi tre giganti lungo la via Emilia il mondo-coop schiera una serie di imprese di rilievo nazionale: Cmc Ravenna, la modenese Cmb e le bolognesi Ccc e Coop Costruzioni nel settore dell’edilizia e delle grandi opere, Camst e Manutencoop nei servizi, Granarolo, Unibon-Unicarni e Cantine Riunite nel settore alimentare solo per citare le più importanti. «Ben 15 fra le prime 50 aziende bolognesi sono nostre associate», proclama trionfante il sito internet della lega felsinea.

          I colleghi fiorentini sono più sobri e loro cifre non le sbandierano ai quattro venti. Qui a pesare è soprattutto la cooperazione di consumo (50% del fatturato), mentre produzione, lavoro e servizi pesano per la metà, 12-13% ciascuno. E forse questo spiega come la linea-Campaini sia stata sposata a pieno da Legacoop Toscana. «Lo sviluppo del movimento cooperativo non passa necessariamente attraverso l’acquisizione del pacchetto di maggioranza di una banca», recitava un comunicato diffuso il 21 dicembre sulla vicenda Unipol. Più che buttare miliardi per conquistare la Bnl in riva all’Arno sostengono che «è ugualmente efficace stare, come si è sempre fatto in passato, nel mondo delle banche attraverso una politica di alleanze, sinergie, partnership, che porti frutti altrettanto e più fecondi al movimento cooperativo».

          Commenta una voce dall’interno del movimento: «Anche noi dobbiamo fare i conti con i nostri poteri forti». Ma intanto, in attesa che da Bologna arrivino segnali di disgelo, a Firenze tirano dritto per la loro strada e giusto l’altro ieri hanno investito altri 100 milioni per salire al 2,4% nel Monte Paschi.