“Unipol” La difesa: «Puliti i 40 milioni»

02/01/2006
    giovedì 29 dicembre 2005

      Pagina 5 – Primo Piano

        DAVANTI AI GIUDICI – «LE PLUSVALENZE NELLA BANCA DI FIORANI? GUADAGNI LECITI PER UNA NORMALE OPERAZIONE»

          La difesa: «Puliti i 40 milioni»

            retroscena
            Paolo Colonello

              MILANO
              I 40 milioni di euro avuti da Gnutti? «Nessun illecito: è il guadagno per la consulenza mia e di Sacchetti da privati cittadini sulla vendita Telecom. E su quei soldi ho anche pagato il condono fiscale». È stata questa la spiegazione che ieri Giovanni Consorte, dimissionario presidente di Unipol, ha dato ai magistrati che lo hanno interrogato in procura oltre 4 ore. E che però alla fine non ha convinto, visto che i pm gli hanno contestato una nuova accusa di ricettazione e appropriazione indebita e proprio ai danni di Hopa. Un’accusa, probabilmente, già elevata la settimana scorsa anche ad Emilio Gnutti, che alla fine del suo interrogatorio ha fatto mettere a verbale che si dimetterà da ogni carica sociale ricoperta. Secondo gli inquirenti infatti, Gnutti per pagare a Consorte la monumentale “parcella” avrebbe fatto del “trading” irregolare sulle azioni vendute da Centrosim di Fiorani, pagandole il doppio del loro valore e dunque danneggiando Hopa stessa: in tutto 51 operazioni per creare una plusvalenza da girare, in triangolazione con Fiorani, infine a Consorte.

                «Ma lei è un fan di Berlusconi!», sbotta a un certo punto il procuratore Greco. Non solo infatti il manager della finanza rossa avrebbe usufruito del condono sull’enorme guadagno per la consulenza Telecom, ma avrebbe utilizzato anche un altro strumento messo a disposizione del governo di centro destra, il cosiddetto “scudo fiscale” per far rientrare in Italia altri 5 milioni di euro da un conto di Montecarlo. E i milioni di euro, circa 14, guadagnati sotto forma di plusvalenze nella banca di Fiorani? «Guadagni leciti per normali operazioni finanziarie. I soldi sono tutti depositati su fiduciarie italiane di cui metto a disposizione della Procura i conti. Potete controllare».

                  Già indagato per aggiotaggio su Antonveneta, e in predicato per insider trading (così si evince da un mandato di perquisizione di venti giorni fa) Consorte, secondo i suoi legali, gli avvocati Giovanni Dedola e Filippo Sgubbi, avrebbe dato risposte esaurienti ad ogni quesito degli inquirenti. I quali si sono preparati al confronto incrociando elementi acquisiti dagli ultimi verbali di Fiorani, di Emilio Gnutti, e di Bruno Bertagnoli, l’ex agente di Borsa proprietario del Canaletto trovato nei caveau della Bpi che poco prima di natale aveva sostenuto di aver girato 2,4 milioni di euro («Non ne ho mai saputo il motivo…») su un conto di Montecarlo del manager Unipol: «Me lo aveva fatto aprire un amico d’infanzia per gestire i soldi destinati ai suoi figli…». Consorte ha respinto ogni addebito, spiegato che non aveva certezza di essere intercettato e nessuno gli ha fatto domande sui politici “di riferimento”. Ma è chiaro che con ogni probabilità dovrà tornare ad incontrare i pm, non prima però che questi abbiano sentito anche il suo vice, Ivano Sacchetti, la cui convocazione è stata programmata per dopo Capodanno.

                    Ma certo il manager dell’Unipol avrebbe tentato di dare risposte precise per ogni contestazione. A partire dalla vicenda Telecom che pare abbia occupato almeno il 70 per cento dell’interrogatorio. E con Telecom anche il ruolo di Hopa, la holding del finanziere Gnutti, di cui Consorte è vicepresidente e che per i magistrati è un po’ il punto centrale di tutte queste storie. Dunque un salto nel tempo di almeno 4 anni, quando Telecom, acquisita nel ‘99 da Gnutti e Colaninno, viene venduta repentinamente nel 2001 a Marco Tronchetti Provera. Un’operazione condotta a tambur battente e conclusasi il 31 luglio del 2001 proprio per mano di Consorte che vendette il titolo a un prezzo inferiore a quello concordato, con un apparente perdita di quasi 100 milioni di euro. Perchè? In realtà Consorte avrebbe spiegato che non vi fu alcuna perdita perchè la vendita delle azioni Telecom, anche se a un prezzo inferiore a quello possibile, avrebbe fatto realizzare ottime plusvalenze sia a Hopa che alla stessa Unipol e agli altri soci dell’avventura Telecom. Insomma, si trattò di un affare.

                      Il suo, ha sostenuto il presidente di Unipol, fu un lavoro di consulenza molto impegnativo per la conduzione delle trattative e per il quale alla fine chiese e ottenne da Gnutti il lauto compenso: l’1% del guadagno sulla vendita delle azioni. Spiegazione che ha lasciato perplessi gli inquirenti visto che, hanno fatto osservare, Consorte con Telecom guadagna quanto Gnutti perde in relazione a quelle operazioni di mercato dei blocchi dove il prezzo viene fatto tra chi compra e chi vende senza passare dal mercato pubblico. Anche sulla scalata, tutt’ora in corso, di Bnl, Consorte avrebbe respinto ogni sospetto di irregolarità, sostenendo di aver comunicato ogni minima variante e operazione alla Consob. E su Antonveneta è stato ancor più netto: «Il gruppo Unipol manifestò la sua opposizione a Gnutti sulla partecipazione alla scalata Antonveneta». Le intercettazioni però raccontano altre storie.