“Unipol” Interrogatorio fiume per Fiorani

02/01/2006
    venerdì30 dicembre 2005

      Pagina 6 – Primo Piano

        L’INCHIESTA – I GIUDICI IMPUTANO ALLA SOCIETÀ ASSICURATIVA UNA RESPONSABILITÀ OGGETTIVA PER IL COMPORTAMENTO DEI SUOI MANAGER

          Interrogatorio fiume per Fiorani
          Unipol indagata, Gnutti molla tutto

            L’Ufficio Italiano Cambi: numerosi movimenti di capitale verso l’estero

              Paolo Colonnello

                MILANO
                Unipol indagata come società, Emilio Gnutti che si dimette ufficialmente da ogni incarico (come anticipato nei verbali), e Fiorani che parla a tutto campo. Mentre l’Ufficio italiano cambi, fa giungere in Procura nuove segnalazioni sui movimenti di denaro sospetti all’estero compiuti anche negli ultimissimi giorni dai vari indagati. La valanga dell’inchiesta milanese sulle scalate bancarie sembra inarrestabile e dopo le dimissioni dei vertici Unipol costringe a rinunciare anche il finanziere bresciano.

                Ufficialmente «per motivi di salute», in realtà per rispondere a una precisa richiesta dei magistrati che lo hanno inquisito sia per aggiotaggio che per appropriazione indebita. Gnutti ieri ha spedito raccomandate di dimissioni ai consigli d’amministrazione nei quali siedeva: Unipol, Monte dei Paschi di Siena, Azienda Muncipalizzata di Brescia e Hopa, quest’ultima da lui presieduta e considerata il cuore dell’inchiesta per gli illeciti commessi. Anche ieri nel carcere di San Vittore i magistrati hanno condotto un tour de force interrogando per 9 ore Gianfranco Boni, l’ex direttore finanziario della Bpi e poi confrontando in diretta le sue dichiarazioni con quelle di Fiorani, quasi un faccia a faccia andato avanti fino a tarda sera, per scandagliare «i fatti nuovi» emersi l’altro giorno dagli ultimi verbali dell’ex amministratore della banca lodigiana e verificare le dichiarazioni di Consorte e Gnutti.

                  Sul piatto sono ormai tantissimi gli argomenti da affrontare. Dalla triangolazione Fiorani-Consorte-Gnutti, quindi la vendita di Telecom e la scalata Antonveneta, alla scalata di Rcs-Corriere di Stefano Ricucci, al ruolo delle “talpe” che avrebbero informato il trio e i vari protagonisti dell’inchiesta sulle intercettazioni telefoniche. Per finire con le elargizioni agli uomini politici, sotto forma di laute plusvalenze o coperture di debiti, che nei progetti del gruppo finanziario avrebbero dovuto appoggiare i piani di conquista di Fiorani e soci.

                    Così, nonostante le dimissioni di Gianni Consorte e Ivano Sacchetti dai vertici di Unipol, i pm nei giorni scorsi hanno iscritto sul registro degli indagati anche la stessa società assicurativa delle Coop per «responsabilità oggettiva». Più che un atto dovuto, un’iscrizione ormai quasi automatica nel corso delle inchieste milanesi sui reati finanziari: successe per Enipower, per le indagini sulle tangenti della sanità e per Parmalat. Unipol, secondo gli inquirenti, non avrebbe predisposto il modello organizzativo adatto a prevenire la commissione di reati dei propri vertici. In questo caso aggiotaggio, appropriazione indebita e ricettazione. Secondo i magistrati, la società non avrebbe fatto nulla per evitare questi illeciti. Si tratta di comportamenti inquadrati dalla 231, la legge frutto della direttiva europea che sanziona la cosiddetta responsabilità oggettiva. Le società colpite da questo provvedimento sono costrette a nominare un legale rappresentante e a difendersi, rischiando sanzioni che possono colpire l’attività commerciale. Si va dalle sanzioni pecuniarie a quelle interdittive, alla confisca e alla pubblicazione della sentenza di condanna. Ieri, ovviamente, il titolo Unipol ha subito un forte contraccolpo.

                      Intanto la Guardia di Finanza su ordine dei pm Greco, Fusco e Perrotti, ha sequestrato un milione e 300 mila euro come controvalore di dividendi azionari trovati nella sede di Bpi nella disponibilità di Gaudenzio Roveda, uno degli indagati per aggiotaggio perquisiti nelle settimane scorse e considerato uno dei prestanome di Fiorani e Boni per le operazioni illecite sui titoli.

                        A indirizzare gli inquirenti è stata proprio una segnalazione dell’Ufficio italiano Cambi che ha registrato una movimentazione dei soldi all’estero. Roveda aveva ricevuto dalla Bpl 80 milioni di euro impiegandone 56 per acquistare 2,8 milioni di titoli Antonveneta nel gennaio 2005, rivendendole poi allo schieramento guidato da Bpi per 66 milioni, con una plusvalenza di 10 milioni di euro, divisa nel solito modo (60-40) con Fiorani e Boni.