“Unipol” Franceschini: dare spazio a una nuova classe dirigente

03/01/2006
    martedì 3 gennaio 2006

    Pagina 4 – Primo Piano

    Franceschini: dare spazio a una nuova
    classe dirigente, senza ghigliottine

    Intervista
    Fabio Martini

      ROMA
      Ora col fiato sospeso ci stanno tutti, i Ds ma anche Romano Prodi. E quanto ai capi della Margherita ci tengono a fugare l’immagine di coloro che gioiscono sulle disgrazie altrui: «Tutta questa grande tensione non la capisco – dice il numero due dei Dl Dario Franceschini – In fondo cosa è successo? Sul tentativo di Unipol di acquisire Bnl sono state espresse valutazioni diverse tra noi e parte dei Ds sulla fattibilità dell’operazione. La vicenda giudiziaria? Sarebbe scorretto esprimere giudizi sui frammenti che leggiamo sui giornali e sulla correttezza dei leader ds sono pronto a mettere la mano sul fuoco». Una posizione “politicamente corretta”, da buon alleato, anche se Franceschini fa capire che la Margherita si prepara ad un confronto grintoso con la Quercia sul programma e sulle leadership comuni: «Il partito democratico non è un progetto futuribile, ma qualcosa al quale dobbiamo cominciare a lavorare anche prima delle elezioni, riempiendo di contenuti innovativi le proposte della lista dell’Ulivo. E al partito democratico dovremo lavorare subito dopo le elezioni».

        Un partito con una nuova classe dirigente?

          «Nella prossima legislatura penso che ragionevolmente, per primo Prodi e assieme a lui coloro che hanno guidato il centrosinistra negli ultimi 10-12 anni, possano essere generosi nel far crescere una nuova classe dirigente. E lo stesso credo possa avvenire dall’altra parte. Il partito democratico metterà in moto dei processi virtuosi per cui chi avrà le gambe camminerà: sarà un luogo per far crescere una classe dirigente senza ghigliottine. Anche se questa esigenza non si può assolutamente legare a ciò che sta accadendo in questi giorni».

            Ma accelerare sul partito democratico proprio ora, non significa profittare della difficoltà dei Ds?

              «Interpretazione inutilmente maliziosa: fortunatamente tutte le scelte sono avvenute prima di queste vicende. Da parte nostra non c’è alcuna volontà di mettere in difficoltà i Ds».

                Anche voi, come la Quercia, potreste correre per la leadership del partito democratico?

                  «Assolutamente sì. Così come è accaduto nella Margherita, nella fase iniziale di un processo di unità tra diversi bisogna costruire un equilibrio che tenga conto delle provenienze, ma poi, dopo un breve tratto di strada, questi precedenti diventano secondari. Tra l’altro dovremo saper dividere equamente – tra governo, istituzioni e partito democratico – le nostre energie. Senza sovrapposizioni che sarebbero dannose».

                    Si immaginava una competizione per il governo, potremmo avere Fassino e Rutelli in lizza per leadership del nuovo partito?

                      «Su quel che faranno i leader non mi esprimo, intanto vinciamo le elezioni. Ma dal punto di vista sistemico osservo: per l’eredità ricevuta il governo avrà problemi molto onerosi. Ma la risicata maggioranza non dovrà subire rallentamenti nell’obiettivo del nuovo soggetto politico».

                        Ma la vostra annunciatissima vittoria elettorale non rischia di essere messa in forse dalle vicende di questi giorni?

                          «Non credo. Dobbiamo ben separare le vicende politiche da quelle giudiziarie e in ogni caso evitare che la campagna elettorale scivoli su questi temi: sarebbe un grande regalo per Berlusconi. Lui ci proverà, facendo passare il messaggio che siamo tutti uguali. Il che è falso e offensivo, ma è anche un terreno sul quale loro avrebbero tutto da guadagnare. Perché coprirebbero il confronto sui problemi del Paese»

                            Ma non è ad alto rischio una campagna elettorale con i ds sulla difensiva e il vostro legittimo “noi l’avevamo detto…”?

                              «Per sei mesi abbiamo espresso opinioni diverse, non possiamo discuterne per i prossimi sei anni. Ora guardiamo avanti: per i mercati servono regole più forti e più trasparenti possibili. Il contrario di quanto accaduto sinora».