“Unipol” Cooperative nel caos

05/01/2006
    giovedì 5 gennaio 2006

    Pagina 6 -Primo Piano

    LA SUCCESSIONE DI CONSORTE – OGGI IL CDA DI HOLMO DEVE DECIDERE IL NOME DEL PRESIDENTE. MA A 24 ORE DALLA RIUNIONE NON C’È ANCORA L’ACCORDO

      Vertici Unipol, cooperative nel caos

        Soci divisi tra chi ha fretta e chi chiede tempo. Risalgono le quotazioni di Stefanini

          il caso
          Pierangelo Sapegno

            BOLOGNA
            Sui ponti da lanciare, non ci crede già più nessuno, appena il giorno dopo, da Siena dove dicono «non ci interessa», a Bologna dove rispondono «c’abbiamo già l’Appennino». Toscana e Emilia stanno come stanno, e le coop pure. Sul presidente di Unipol tutti gli ultimi nomi sono finiti subito in alto mare e con loro i temporeggiatori, mentre è tornato in auge Stefanini, tanto per capire come hanno le idee chiare, o come le hanno sempre avute.

            Al vertice della Lega delle Coop, a Bologna, ora dicono tutti che bisogna andare avanti con l’Opa per la Bnl e che bisogna fare presto a decidere sull’Unipol, da Franco Tomino, coop di servizio, a Guido Galardi, Lombardia, a Giuseppe Nicolo, Piemonte. Se l’apparenza è questa, bene così. Alla fine sembrano tutti d’accordo, e Giuliano Poletti e Giorgio Bertinelli, presidente e vicepresidente della Legacoop nazionale, si presentano uno di fianco all’altro per la conferenza stampa e dicono che non c’è nessun dissenso, e il secondo fa l’eco al primo, no, nessun dissenso, e va tutto bene, e l’unità è la nostra forza, e Bertinelli, certo che siamo uniti, come Bibì e Bibò.

            Nel segno di questa unità, per la presidenza dell’Unipol sembrerebbe già tutto chiuso, e il nome allora è di nuovo quello di Pierluigi Stefanini, cioé il primo che era stato fatto, presidente della Coop Adriatica e soprattutto di Holmo, che oggi – guarda caso – darà il mandato per decidere. L’unico dubbio è solo quello dell’unità, perché sono tutti d’accordo sulla dignità morale e sulla «levatura professionale» di Stefanini, toscani e emiliani, friulani e piemontesi, dal Nord al Sud, dalle Alpi agli Appennini, ma sul resto qualche dubbio viene.

            Così, non è un caso che si cominci con Giorgio Bertinelli che dice «mi pare utile prendere tempo per una riflessione» e che sarebbe pure bene «fare una valutazione accurata, perché con la fretta è sempre complicato prendere decisioni», e che subito dopo Giuliano Poletti affermi categorico che «Unipol è una grande società quotata e una società come questa non può essere lasciata appesa perché adesso abbiamo da pensare. Dobbiamo essere efficaci nel rispondere e dare garanzie a tutti che la società è ben governata». Traduzione: una parte delle cooperative voleva allungare i tempi prima di scegliere il presidente e l’ad dell’Unipol, magari cercando anche qualcuno che rispondesse a una funzione politica, che riallacciasse i rapporti incrinati con quella parte della Toscana e Monte dei Paschi che si sono sempre dichiarati critici sull’Opa per la Bnl; l’altra – quella che oggi pare in netta maggioranza – chiedeva di andare avanti senza perdite di tempo sul nome di Stefanini.

            Giuliano Poletti (a leggere le dichiarazioni di ieri) è il presidente che rappresenta questa seconda parte e che al termine di 7 lunghe ed estenuanti ore di discussione spiega ai giornalisti che fra oggi e lunedì, quando si riunirà il cda di Unipol, «la proprietà deve esprimere il presidente, con un mandato pieno per rilanciare l’Opa, sistemare il problema della governance e riaprire la questione delle alleanze». Dice Poletti: «Ci sono delle regole per le società quotate e il mercato le conosce. O stiamo dentro questi pilastri, o ci facciamo molto male». E’ quasi un ultimatum, e, alla fine, sembra che si siano tutti adeguati. Non si può lasciare andare alla deriva Unipol in attesa di una decisione, ha ripetuto il presidente della Legacoop, anche perché «questa è una società che quest’anno darà un risultato eccezionale dal punto di vista economico. Mi dicono che sarà un utile record». Anzi, ha aggiunto, per rimarcare ancora di più l’importanza della scelta che la proprietà è tenuta a fare, «stiamo parlando di una delle più grandi imprese del Paese. Quello che mi dispiace e mi stupisce di più è che un Paese triti o lasci tritare una delle sue più grandi aziende con il sorriso sulle labbra. Non mi pare che la classe dirigente del Paese, da coloro che devono dare le informazioni ai politici e agli addetti ai lavori, stia facendo una cosa di cui andare fiera».

            Resta aperta la questione delle separazioni delle cariche. Fino a ieri si diceva: presidente interno e ad scelto dall’esterno. Adesso anche questa opzione non è più così sicura. L’impressione è che Stefanini rappresenti un nome forte, che non può essere sminuito da un manager che decide tutto. Se sarà lui il presidente, difficilmente l’ad avrà le caratteristiche di comando quasi esclusivo che lasciavano trapelare alcune informazioni dei giorni passati. E’ probabile che ora la discussione si sposti su questo terreno. D’altro canto, come ha detto Poletti, l’importante è che «il presidente sia il migliore che si riesca a trovare. Poi non cascherà il mondo se si farà solo lui». Oggi la prima puntata con il consiglio di Holmo che comincerà a metà pomeriggio. Porteranno la candidatura alla Finsoe e lunedì decideranno al cda di Unipol. Un nuovo presidente, mentre il vecchio cade sempre più in basso e tutt’attorno piovono intercettazioni e veleni come funghi. Aspettando l’Opa di Bnl, la madre di tutte le battaglie, e chi ancora ci crede. O aspettando le elezioni.