“Unipol” Consorte: «Molti speravano che io morissi…»

26/05/2006
    venerd� 26 maggio 2006

    Pagina 17 – Economia & Lavoro

    Consorte: �Molti speravano che io morissi…�

      L’ex presidente di Unipol ha presentato una memoria sulle scalate alle banche

        di Susanna Ripamonti/ Milano

        CONSORTE IN AULA In questi giorni Giovanni Consorte, l’ex presidente di Unipol, ha battuto il record delle smentite, negando tutte o quasi le affermazioni che i giornali gli hanno attribuito. Ma conferma, davanti a cronisti e telecamere quello che disse qualche giorno fa a un quotidiano:�Speravano che io morissi..�. L’ex numero uno di via Stalingrado, si � presentato ieri nell’aula del processo milanese dove � imputato per insider trading per due operazioni di rimborso anticipato relative a obbligazioni Unipol. Coimputati, dopo la scrematura dei patteggiamenti, il suo vice Ivano Sacchetti e il finanziere bresciano Emilio Gnutti.

        Non dice chi lo volesse morto, anche se l’allusione agli amici di un tempo, che ora lo hanno abbandonato � evidente. Parlando della sua malattia aggiunge: �Il medico mi ha detto che, non � ancora certo, ma potrei cavarmela�. E il suo aspetto, ma soprattutto la tempra con cui si � difeso in aula, lasciano supporre che le disavventure giudiziarie lo abbiano aiutato a reagire, a non accettare che anche il suo corpo lo tradisse, proprio nel momento in cui doveva raccogliere tutte le sue energie. Era a Milano per questo processo gi� in corso, ma anche per presentare una memoria sul suo coinvolgimento nella fallita scalata all’Antonveneta e a Bnl, nella quale tutte le vicende �sono state ricostruite giorno per giorno�.

        La deposizione in aula si intreccia ai fatti esposti in questo documento e gi� davanti al giudice monocratico Elisabetta Mayer, ha spiegato quale fu l’origine della scalata a Bnl. �Nel 2002 avevamo 2 mld di euro che servivano per acquisire il 7,5 per cento di Bnl e Winterthur. In quel periodo avevamo trattato l’acquisto di Toro, ma qualche signore non voleva che noi l’acquistassimo, e poi and� alla De Agostini che non aveva competenza in materia�. Da chi venne il veto all’acquisto di Toro, la compagnia assicurativa della Fiat di cui gli Agnelli si liberarono nel 2002, all’epoca della grande crisi dell’industria automobilistica torinese? Anche su questo Consorte glissa e non dice se il riferimento � agli ambienti dei salotti milanesi o di Mediobanca. Dice solo che in quel momento Unipol inizi� a progettare la scalata a Bnl: �il resto � tutto nella mia memoria�.

        Nel corposissimo documento si parla dell’interesse di Unipol per Bnl e del duplice fallimento di questo progetto: un capitolo che occupa buona parte del testo. Le operazioni che riguardano la Banca Nazionale del Lavoro vengono fatte risalire non alla primavera del 2005, quando la procura di Roma avvi� un’inchiesta sulla scalata da parte dei bolognesi, ma almeno a tre anni prima, quando Unipol aveva appunto disposto un budget di due miliardi di euro che servivano per comprare da Generali il 7,5 per cento di Bnl e per Winterthur, presentata come una soluzione di ripiego, dopo il veto dell’anonimo signore all’acquisto della Toro. Consorte ricostruisce cos� i fatti: �il 22 maggio del 2002, Gianfranco Gutty, ex ad di Generali, comunic� di aver fatto un accordo con Unipol per la vendita del 7,5% di Bnl, per la quale l’unica cosa che ostacolava era l’ok di Bankitalia. Che non � mai arrivato�.

        Consorte non anticipa nulla di pi� del documento. Dice solo che contiene molte denunce e molti nomi che scottano, dando la sensazione di aver affidato a quelle pagine il suo contrattacco.

        Per quanto riguarda la vicenda di insider trading, per cui � imputato ha spiegato che non ci fu nessuna manovra speculativa nel rimborso anticipato di due obbligazioni emesse dalla stessa Unipol, ma solo un’operazione �interessante segnalata dall’area finanza ddel gruppo assicurativo bolognese alla fine del 2001, che per di pi� ne avrebbe ridotto l’indebitamento, per la quale fu richiesto un parere legale�. �Ci fu detto che potevamo riacquistare senza alcuna comunicazione�.