“Unipol” Consorte divide il centrosinistra (O.Giannini)

05/06/2006
    luned� 5 giugno 2006

      UNIPOL LA SUA VERSIONE DELLA SCALATA

        Di Oscar Giannino

        La tenace battaglia giudiziaria di Consorte
        divide in due fazioni la platea di centrosinistra

          Il 9 giugno riprende a Milano il processo milanese a Giovanni Consorte, per sospetto insider trading su alcuni bond Unipol rimborsati nel 2002. E’ una vicenda minore, rispetto alle doppie scalate bancarie e a quella Rcs sventate nel 2005. Ma rid� la ribalta a un personaggio che molti hanno voluto accomunare alla “banda dei furbetti”, mentre quel che ha fatto per anni e quel che sta facendo ora lo candidano a un giudizio diverso. L’ex capo di Unipol non � stato arrestato sol perch� sta affrontando con coraggio un cancro. Ma non se n’� dato per inteso. Ha assunto un profilo opposto, rispetto a quello di Fiorani che ha ammesso le accuse dei pm e d� loro piena collaborazione, da “ristretto”. Consorte le accuse le respinge, e si batte con tutta la forza che ha.

          E’ una decisione di cui essergli grati. Aiuta a capire non solo il tentativo Unipol su Bnl, ma i rapporti veri intercorsi negli anni e nelle scalate del 2005 tra Consorte, Gnutti, Fiorani e Ricucci. E pone un problema all’intero centrosinistra italiano. Certo, per la sinistra la vicenda Unipol � una ferita aperta, per l’apparente tradimento di quel particolare supplemento di fiducia che il movimento cooperativo nutre nella mutualit� e nel rispetto delle regole. Ma gi� dall’incidente probatorio in corso in questi giorni a carico di Fiorani, alcune verit� scomode per gli accusatori prendono a emergere. Consorte non firm� alcun patto di scambio con Gnutti e Fiorani, per sostenerli in Antonveneta in cambio dell’appoggio su Bnl. Unipol manifest� il suo dissenso a che Hopa partecipasse alla scalata Antonveneta, e Gnutti dovette convenire che Hopa restasse equidistante tra l’Antonveneta degli olandesi di Abn e la Popolare di Lodi, poich� entrambe erano socie di Hopa stessa. Inoltre, all’epoca Consorte non aveva maturato ancora l’intenzione dell’opa su Bnl, che venne solo a fine giugno 2005 dopo il fallimento delle trattative con il Bbva. Tanto che la Popolare Italiana non deteneva alcuna azione della Bnl al momento del lancio dell’opa.

          Particolari che dicono forse poco, a chi a distanza di mesi tende ad assumere la “cifra collettiva” dei furbetti. Ma � proprio la trappola da evitare. Consorte non � un giovane banchiere disinvolto o un trader d’assalto venuto dal nulla. Aveva guidato Unipol per 10 anni, l’ha risanata, condotta a produrre utili, fino a renderla il terzo gruppo assicurativo italiano. Con un obiettivo: crescere. E, per anni, Consorte le ha tentate tutte. Cercando senza successo il consenso del vecchio pilastro storico della finanza rossa, il Montepaschi di Siena. E la preda era anche allora Bnl. Oppure mirando a realizzare un ancor maggiore gruppo centroitaliano, che passasse anche per Capitalia. Se ne parl� dal ’99 al 2002. Poi le banche italiane che avevano conquistato Mediobanca iniziarono a “prendere le misure” a Consorte. Fecero pesare che Siena era anche nel patto di controllo di Generali, dunque ogni crescita congiunta con un altro soggetto assicurativo come Unipol era malvisto. E il Monte si decise a restar solo. Accrescendo la pressione avversa a Unipol anche “per linee interne”, attraverso i vertici toscani delle coop. Consorte scopr� che per crescere era dura. La muraglia cinese del circuito neoMediobanca lo mand� a vuoto su Meliorbanca e Toro, sulla grande distribuzione di Esselunga. Per la Winthertur assicurazioni, Consorte dovette pagare carissimo. Di l�, Consorte trasse una lezione: bisognava provarci senza pi� procedere solo “cappello in mano”. Ergo la decisione di rilevare gli immobiliaristi in Bnl, e il disegno di conquistare l’istituto romano tutto per Unipol. Le coop toscane dissentivano. Mps, contrarissimo.

          Ma che sul capo di Consorte ci siano molteplici indizi di uno scontro di potere, invece che di una banda di malfattori provvidamente smascherata, � innegabile. Legacoop registra da una parte il variare degli equilibri all’interno del suo riferimento storico, i Ds. Dall’altra configura una “landa di frontiera”, scrutata con preoccupazione dall’altro potenziale pilastro del futuro partito democratico, quella Margherita al cui rafforzamento negli ultimi anni Rutelli costruisce un allineamento senza precedenti di interessi banco-industriali “amici”. A trinciare la Unipol di Consorte sono state proprio quelle due chele. Il primo quotidiano d’Italia per mesi ha chiesto al segretario ds di consegnare la testa di D’Alema, come vero e colpevole referente di un’operazione che intanto le intercettazioni travolgevano. Ed � a Unipol e a Telecom, che ha fatto riferimento la campagna anti D’Alema al Quirinale. Di segni che avvalorino l’ipotesi di un regolamento di conti politici, sulla testa di Consorte, ce n’� un’infinit�. Ignorarli, viene bene a una stampa nelle cui propriet� sono forti gli interessi banco-industriali che alla crescita Unipol sono stati avversi per anni.

          La battaglia giudiziaria di Consorte si rivolge a quella parte di centrosinistra che pensa pigramente che la palingenesi del mercato italiano si sia compiuta nel 2005. A quelli che, con un eccesso di sospetto autolesionismo, hanno portato legna alle pire dell’autodaf� alimentato da giornali e interessi ostili. Tanti a sinistra sono in buona fede, nel ritenere un bene che il capitolo di “quella” Unipol sia stato chiuso dai pm, perch� era diventato ingombrante materia di scandalo e divisione. Ma faranno bene a drizzare le orecchie, di fronte ai memoriali di Consorte. Piegarsi a che la Legacoop possa solo gestire supermercati e costruzioni, come ripetevano Montezemolo e Abete, significa rassegnarsi a un ruolo totalmente periferico nel risiko che divide il mercato italiano. Si comprende che possa interessare a quella parte dell’Unione che ha banchieri e industriali “amici”. Non ai Ds, detta fuori dai denti.