“Unipol” Associazione a delinquere per Consorte

05/01/2006
    giovedì 5 gennaio 2006

    Pagina7 -Primo Piano

    L’INCHIESTA MILANESE DOPO LA PAUSA NATALIZIA RIPRESI GLI INTERROGATORI. SENTITO PER SEI ORE IL TESORIERE DI LODI SILVANO SPINELLI

      Associazione a delinquere per Consorte

        Nuove accuse a Fiorani: «Ha forzato i computer Bpi e si è appropriato delle imposte di alcuni clienti»

          Fabio Poletti
          Francesco Spini

          MILANO
          Si complica la situazione giudiziaria dell’ormai ex presidente di Unipol Giovanni Consorte. Non più solo concorso in aggiotaggio, appropriazione indebita e ricettazione. All’inizio dell’interrogatorio dello scorso 27 dicembre – ma la cosa è trapelata soltanto ieri – i pubblici ministeri milanesi che indagano sugli ormai cinque filoni nati dalla vicenda Antonveneta per lui hanno ipotizzato anche l’associazione a delinquere. Consorte non è solo. Lo stesso reato si aggiunge anche alle posizioni del suo ex vice alla compagnia bolognese, Ivano Sacchetti, e a quella dell’ex patron di Hopa, Emilio «Chicco» Gnutti, già indagato (e già interrogato la vigilia di Natale in Procura) per insider trading e concorso in aggiotaggio.

          Eccola, dunque, la nuova svolta dei pm Francesco Greco ed Eugenio Fusco che ieri hanno ripreso a pieno regime l’attività di indagine con gli interrogatori di Silvano Spinelli, il cosiddetto «tesoriere» di Gianpiero Fiorani ora agli arresti domiciliari, e dell’ex braccio destro del banchiere lodigiano, Gianfranco Boni, detenuto nel carcere di San Vittore. La posizione di Consorte si fa via via sempre più pesante. E incastrerebbe le sue responsabilità con quelle di Gnutti e Fiorani. A Consorte viene nei fatti contestata una piena partecipazione alla rete di affari messa in piedi dal banchiere lodigiano e dal finanziere di Brescia, testimoniati dalle numerose partecipazioni incrociate che legano stretti Unipol a Hopa, ma anche a Bpi, a cominciare dalle due scalate bancarie. Quest’ultimo aspetto è testimoniato, come da ricostruzioni fatte dalla Consob, dalla quota del 3,76%, che Unipol attraverso Holmo è arrivata a detenere in Antonveneta nel mezzo dell’offensiva di Fiorani e grazie all’acquisto di una parte dei titoli messi in vendita lo scorso aprile da alcuni correntisti-Vip della ex Bipielle. Contemporaneamente Bpi a luglio sindaca l’1,67% di Bnl e scende al fianco di Consorte in una battaglia dalla quale, apparentemente, dovrebbe restare estranea. Ma Consorte avrebbe avuto un ruolo un po’ in tutte le triangolazioni messe a punto dal banchiere di Lodi, con vedono un susseguirsi di operazioni su titoli e su immobili, attuate attraverso schermature off-shore e l’utilizzo di innumerevoli prestanome.

          Poi ci sono i travasi di denaro le cui giustificazioni fin qui fornite non hanno convinto gli inquirenti. Gnutti infatti avrebbe fatto transitare alla volta di Consorte e Sacchetti, in più tranche e nel corso degli anni, una cifra vicina ai 40 milioni di euro, suppergiù la stessa somma di «mancato guadagno» che Unipol subì nel momento in cui – era il luglio 2001 – Unipol vendette proprio alla Hopa del finanziere bresciano lo 0,5% di Olivetti a 3,01 euro anziché ai 4,17 euro cui Bell vendette le azioni ad Olimpia. E pure Bpi è attivissima per il manager bolognese. Per chiarire alcuni aspetti è stato provvidenziale l’interrogatorio dello scorso 23 dicembre di Bruno Bertagnoli, ex trader di Borsa già indagato per ricettazione e riciclaggio. In quell’occasione Bertagnoli passa dal reclamare l’ormai nota tauromachia in Piazza San Marco del Canaletto, in un primo tempo annoverata nel «tesoro» di Fiorani, a sviscerare un inedito interessante. Si tratta di operazioni in titoli Unipol condotte all’estero su consiglio di un suo amico di vecchia data, l’ex direttore finanziario di Bpi Boni con cui fanno delle ottime plusvalenze. In sequenza, su ordine dello stesso Boni – interrogato per ore ieri a San Vittore – fa partire un doppio bonifico per un totale di 2,4 milioni a un conto cifrato a Montecarlo che Boni rivelerà a Bertagnoli essere riconducibile a Consorte, il presidente della società su cui avevano fatto la fruttuosa speculazione.

          Ha lasciato soddisfatti a metà i pm l’interrogatorio, durato sei ore, di Spinelli. Molte le pause e le interruzioni nel corso dell’incontro col prestanome-tesoriere di Fiorani e molti i punti che l’ex consulente di Bpi difeso dall’avvocato Carlo Enrico Paliero dovrà fornire in un nuovo faccia a faccia che verrà fissato nei prossimi giorni. Soprattutto dovrà dare maggiori indicazioni sulla destinazione dei profitti di molte operazioni.

            Nel frattempo, secondo quanto riporta il settimanale «Panorama», l’ex numero uno di Banca popolare italiana, Fiorani e il suo luogotenente Boni sarebbero indagati dalla Procura milanese anche per truffa ai danni dello Stato. Gli uomini di Bpi infatti avrebbero forzato il sistema informatico della banca lodigiana per trattenere le imposte sui capital gain dei clienti Vip, che normalmente vengono versate automaticamente allo Stato dalla banca che agisce come sostituto d’imposta.