“Unipol” «Allora siamo padroni di una banca?»

03/01/2006
    martedì 3 gennaio 2006

    Pagina 4 – Primo Piano

    IL DIALOGO TRA FASSINO E CONSORTE: «CIOE’, LO SIETE VOI… IO NON C’ENTRO NIENTE»

      «Allora siamo padroni di una banca?»

        «Il Giornale» pubblica un’intercettazione.
        Per i Ds è «aggressione politica»

          Amedeo La Mattina

            ROMA
            Piero Fassino torna nel mirino del «Giornale» che pubblica i colloqui telefonici tra il segretario dei Ds e Giovanni Consorte. La reazione della Quercia contro «il quotidiano di proprietà della famiglia Berlusconi» è durissima. Si tratta di «un’aggressione tanto più grave – afferma il portavoce del leader Ds, Roberto Cuillo – perché perseguita con la pubblicazione illegale di conversazioni di un parlamentare». E proprio su quest’ultimo aspetto viene tirato in ballo anche il presidente della Camera: non ha nulla da dire? Negli ambienti vicini a Pier Ferdinando Casini non si nasconde «stupore e irritazione» per la mossa del Botteghino, valutata come «un segno di nervosismo».

              Ma cosa si sarebbero detti Fassino e Consorte sulla scalata a Bnl? Sono numerose le domande che, in una serie di telefonate a luglio, il segretario Ds avrebbe rivolto al suo interlocutore: si informa sul passaggio delle quote in mano all’Unipol, si sofferma sul valore delle azioni Bnl, chiede se ha già lanciato l’Opa obbligatoria. Le risposte di Consorte sarebbero state rassicuranti. «Allora siamo padroni di una banca?», avrebbe chiesto Fassino. Il quale, secondo quanto pubblica «Il Giornale», si sarebbe prontamente corretto: «Siete voi i padroni della banca, io non c’entro niente». E Consorte: «Sì, sì è fatta…». Fassino inoltre avrebbe suggerito una precisa linea di comunicazione: «Voi avete fatto un’operazione di mercato. Ora dovete comportarvi bene. Preoccupatevi di come comunicare in positivo il piano industriale. Perché il problema adesso è dimostrare che noi abbiamo… che voi avete un piano industriale».

                Dunque, qual è il grado di coinvolgimento dei Ds in questa vicenda? Intanto il portavoce di Fassino evidenzia l’irrilevanza dei testi dal punto di vista giudiziario. Anzi viene confermato il carattere puramente informativo di quei colloqui telefonici. Secondo Cuillo è in atto una «campagna di veleni con cui il principale quotidiano della destra cerca di intorbidare la vita politica del Paese». Tra l’altro, trattandosi di conversazioni di un parlamentare – «pubblicate illegalmente» – sono inutilizzabili e in base alla legge da distruggere. La presidenza della Camera, l’Authority sulla privacy e la stessa magistratura non hanno nulla da dire? In effetti qualcosa da dire Casini ce l’ha ufficialmente e ufficiosamente. Ufficialmente un comunicato della presidenza della Camera ricorda di avere sempre difeso, «senza bisogno di sollecitazioni», le prerogative dei deputati di fronte alle violazioni dei loro diritti costituzionali. Per poi aggiungere che ad agosto, quando sono state pubblicate le intercettazioni riguardanti anche Fassino, Casini ha «tempestivamente» chiesto chiarimenti all’autorità giudiziaria: «La risposta dell’autorità giudiziaria è stata quindi trasmessa alla Giunta per le Autorizzazioni che non ritenne, allo stato, sussistere profili di rilevanza ai sensi dell’articolo 68 della Costituzione. La relativa documentazione è pubblicata nei resoconti della Giunta per le Autorizzazioni del 13 settembre 2005». Ufficiosamente, dai piani alti di Montecitorio trapela una forte irritazione nei confronti dei Ds che hanno dimenticato, o fatto finta di dimenticare, con quanta sollecitudine Casini si è mosso.

                  Ma sulla pubblicazione delle intercettazioni riguardanti Fassino, il responsabile Giustizia dei Ds Massimo Brutti chiede l’intervento della magistratura per garantirne la segretezza. Brutti si chiede da dove viene quel testo pubblicato dal «Giornale», chi lo ha trascritto e chi lo ha divulgato. «Ma chi è causa del suo mal pianga se stesso», commenta Fabrizio Cicchitto. E Sandro Bondi giudica la difesa di Fassino «ipocrita e pretestuosa». Il coordinatore di Forza Italia sostiene che il richiamo al divieto di pubblicare intercettazioni telefoniche e atti giudiziari, non è mai stato chiesto da Fassino a favore di esponenti di altri partiti politici. Così come appare «pretestuoso l’attacco al Giornale: è dalla scorsa estate che sui maggiori quotidiani italiani vengono pubblicati estratti di intercettazioni riguardanti indagini giudiziarie in corso, e che hanno coinvolto, fra gli altri, ingiustamente anche il governatore della Banca d’Italia Fazio».