Un´impresa su quattro nel sommerso

15/07/2004



giovedì 15 luglio 2004

Pagina 30 – Economia

I controlli della Guardia di Finanza su quasi 30 mila operatori economici.
La Cisl: il 16 per cento del Pil è in nero, un record
Un´impresa su quattro nel sommerso
Sud, frena la crescita e si arresta l´aumento dell´occupazione

Rapporto Svimez: nel Mezzogiorno il prodotto è salito solo dello 0,3% nel 2003
Irregolare per le Fiamme Gialle la metà delle mini-aziende

RICCARDO DE GENNARO

ROMA – Un´impresa su quattro lavora completamente in nero. Questo significa che non esiste per la contabilità nazionale, per il Fisco, per l´Inps, per l´Inail, con tutto ciò che ne consegue sul piano dell´evasione e degli infortuni sul lavoro. Nel 2003 la Guardia di Finanza – si legge nel Rendiconto generale dello Stato della Corte dei Conti – ha effettuato quasi 30mila controlli, per l´esattezza 29.919, su imprese e lavoratori autonomi e ha scoperto 7.319 aziende «sommerse», cioè il 24,4 per cento. Tra le imprese che fatturano meno di 5 milioni di euro questa percentuale aumenta addirittura al 50,8 per cento, vale a dire che un´azienda su due è in nero, a dispetto di tutti i tentativi di lotta al sommerso.

Lo Stato, insomma, è vicino ad alzare bandiera bianca davanti a una piaga, che – come sottolinea uno studio della Cisl, diffuso ieri – pone l´Italia al primo posto nell´Europa dei 15 in quanto a lavoro nero: «Il peso del nostro sommerso sul Pil è del 16 per cento contro il sei per cento di Francia e Germania e il 2 per cento della Gran Bretagna», dice Raffaele Bonanni, segretario confederale Cisl. Il quale stima che i lavoratori italiani in nero siano oggi quattro milioni e auspica che il problema del sommerso venga affrontato al tavolo con la Confindustria. Peggio di noi, dicono i dati Ue – nell´ambito dell´Europa dei 25 – fa solo la Lettonia. Di qui l´appello dell´Ocse al governo Berlusconi: «Fate emergere il sommerso: in Italia, secondo le statistiche ufficiali, lavora soltanto il 56 per cento dei lavoratori attivi. Vanno migliorate le procedure di controllo dell´evasione e modificato l´attuale sistema fiscale».


L´anno scorso la Guardia di Finanza ha scoperto 29.080 lavoratori irregolari, dei quali 20.799 completamente in nero. «Tre anni di condoni e di abbassamento dei livelli di legalità, oltre a una politica per lo sviluppo inesistente, hanno prodotto questi danni», commenta Alessandro Genovesi, Cgil. Il quale prevede che «il lavoro nero continuerà ad aumentare se non si rimetterà mano alla riforma dei servizi ispettivi e al decreto attuativo della legge Biagi che liberalizza gli appalti e crea nuove figure di precariato».

Mentre cresce l´occupazione in nero, si ferma invece – nel Mezzogiorno – quella che sta alla luce del sole. Lo dice lo Svimez, che nel suo Rapporto 2004 rileva l´interruzione della crescita occupazionale, «che aveva interessato nell´ultimo triennio, anche se con diversa intensità, tutti i grandi settori dell´economia». Nel triennio 2000-2002 i posti di lavoro nel Mezzogiorno erano aumentati del 2 per cento e più, mentre nel 2003 l´aumento si è fermato allo 0,2 per cento. Questo mentre nel Centro-Nord la crescita occupazionale si è mantenuta ai livelli del 2002. Brusca frenata anche per il Pil, cresciuto al Sud dello 0,3 per cento nel 2003, contro l´1,1 per cento dell´anno precedente.