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Unicoop Tirreno, esito incontro 02/11/2017

Roma, 3 novembre 2017

    Testo Unitario

    Lo scorso 2 novembre, Fisascat-Cisl, Filcams-Cgil e Uiltucs hanno incontrato la direzione di Unicoop Tirreno per affrontare le criticità presenti in azienda sia sul versante gestionale che su quello patrimoniale.

    Filcams, Fisascat e Uiltucs hanno preso atto, a seguito di relativa comunicazione del 31 ottobre 2017, dell’assenza dei rappresentanti del sistema cooperativo (ANCC). La stessa associazione ritiene non veritiero il fatto che l’attuale gruppo dirigente di Unicoop Tirreno “stia lavorando” a seguito di un mandato vincolante del sistema cooperativo. Filcams, Fisascat e Uiltucs sapendo distinguere la forma dalla sostanza, ritengono sbagliata, vista la situazione critica di Unicoop Tirreno, lo stato di agitazione proclamato dalle organizzazioni sindacali nazionali e la richiesta dalle stesse OO.SS. di partecipare all’incontro, la decisione dell’associazione nazionale di non assumere alcun ruolo attivo nella vertenza. Filcams, Fisascat e Uiltucs considerano l’assenza dell’associazione quale consapevole scelta di non voler contribuire al superamento di seri problemi relazionali e soprattutto di non voler discutere della grave situazione occupazionale che si sta manifestando nella cooperativa.

    Inoltre, nonostante l’iniziale disponibilità, anche il Direttore Generale della cooperativa ha disertato. Questi fatti dimostrano la mancata volontà dell’impresa di dare risposte alle problematiche poste dalle organizzazioni sindacali. Nei fatti, il confronto ha evidenziato che la cooperativa non è in grado di garantire i livelli occupazionali, come previsto dall’accordo del 9 Maggio e che la stessa non ha intenzione alcuna di retrocedere dalle terziarizzazioni. Palese, altresì l’impossibilità di fornire informazioni compiute e convincenti sulla prospettiva del piano industriale.

    Nel confronto che si è tenuto con la direzione del personale le OO.SS. hanno contestato le iniziative poste in essere dalla Cooperativa nella gestione degli ammortizzatori sociali e nella chiusura dei punti vendita di Lazio e Campania. Tali iniziative, contrastano con i contenuti delle pattuizioni raggiunte con l’Accordo Quadro del 9 maggio scorso (e poi ribadite nelle successive intese relative agli ammortizzatori sociali) e si caratterizzano per la loro improvvisazione ed estemporaneità.

    In particolare, la preannunciata intenzione di concludere l’esperienza di Unicoop Tirreno nei negozi di Napoli – via Arenaccia e di Santa Maria Capua Vetere (CE) – via Galatina, senza proporre percorsi, commerciali e occupazionali, alternativi testimonia univocamente il vuoto strategico e di visione di UT.
    Anche le proposte d’interesse relative a potenziali acquirenti del punto vendita di Terracina (LT) – via Appia Nuova, rilanciate da numerosi organi di stampa, sembrano lasciare indifferente la Cooperativa, che conferma la chiusura del negozio a far data dal prossimo 11 novembre. Tale comportamento evidenzia un approccio manageriale confuso e colpevole per le possibile negative ricadute occupazionali.

    La direzione della Cooperativa ha ammesso di avere problemi rispetto alla realizzazione del piano di riorganizzazione, tanto che all’andamento complessivo della gestione caratteristica non centra gli obiettivi prefissati per il 2017.
    Se le vendite, nell’esercizio finanziario in corso, fanno registrare risultati in linea con le previsioni, la marginalità positiva resta una chimera. Il risultato operativo sinora si attesterebbe ben oltre i – 12 milioni di euro previsti da budget (e poco sotto la soglia dei – 16 milioni di euro, che costituirebbe il limite massimo previsto dalle condizioni di covenant pattuite coi creditori).

    In relazione al piano di riorganizzazione è utile osservare che, rispetto al limite numerico (285) stabilito nell’intesa in tema di licenziamenti non oppositivi realizzabili sino al 31 maggio 2019, la quota complessiva degli esodi ha già raggiunto 209 unità (100 delle quali provenienti da Unicoop Tirreno, 90 da Distribuzione Lazio Umbria e 19 da Ipercoop).Purtroppo, la Cooperativa ha sinora omesso di dare seguito alle altre pattuizioni formalizzate in seno all’intesa sottoscritta presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, lo scorso mese di luglio. Per ciò che concerne la gestione dell’esubero, non sono stati avviati i previsti percorsi di formazione/riqualificazione professionale per agevolare la ricollocazione del personale presso la struttura operativa della Cooperativa e analogamente non si ha notizia alcuna di proposte concreta di inserimento del personale attualmente impiegato nella sede di Vignale presso la rete di vendita (le uniche proposte pervenute avrebbero previsto demansionamenti importanti o addirittura in alcuni casi trasferimenti presso punti vendita dei quali si è già decisa la chiusura).

    Sulla sorte dei tre punti vendita a rischio "cessazione" sopra citati, vale a dire i due campani e quello di Terracina (LT), la dirigenza di Unicoop Tirreno è stata omissiva e reticente, limitandosi unicamente a ribadire sia la propria intenzione di procedere alla chiusura del negozio del Sud del Lazio per il prossimo 11 novembre, sia la mancanza di una data certa nella quale si perfezionerà il "disimpegno" sui due negozi della Campania; l’unica cosa che la direzione aziendale ha espresso in maniera chiara è stata la volontà di procedere all’apertura di una procedura di licenziamento collettivo ex L. 223/91 per tutti i dipendenti attualmente impiegati presso il negozio laziale (e c’è da supporre che lo stesso abbia in serbo per le lavoratrici e i lavoratori dei punti vendita di Napoli-via Arenaccia e di Santa Maria Capua Vetere (CE)-via Galatina), sconfessando così uno dei capisaldi dell’Accordo Quadro che prendeva il non licenziamento per i dipendenti dei negozi da dismettere.

    La cooperativa inoltre ha confermato le terziarizzazioni delle pescherie, che porterebbe un recupero di costi per la cooperativa di circa 180.000 euro, e della logistica. Come noto la terziarizzazione delle attività non era prevista nel piano industriale che è stato alla base dell’accordo del 9 Maggio. Inoltre la cooperativa non è stata in grado di escludere che la terziarizzazione delle attività possa essere implementata quale leva strategica per il recupero dei costi. In netta contraddizione sembra invece confermata l’internalizzazione della manutenzione, che comunque come risultato produrrebbe esuberi tra i dipendenti della società che ha l’appalto e che in realtà erano stati precedentemente dipendenti della cooperativa poi interessati da un processo di esternalizzazione dell’attività, insomma l’ennesima parte della riorganizzazione che pagano i lavoratori.

    Poco chiara la parte di recupero dei costi che invece avrebbe interessato il gruppo dirigente, da quanto abbiamo raccolto nessuna decurtazione economica avrebbe interessato la dirigenza della cooperativa. durante l’incontro la cooperativa ha dichiarato che i dirigenti sono scesi a 9 da 21, a noi risulterebbe che in realtà le nuove figure di direzione sarebbero pari a quelle che sono uscite e che chi è stato demansionato abbia mantenuto livelli di retribuzione simili a quelli che aveva da dirigente.

    In termini generali la direzione di Unicoop Tirreno nulla ha detto rispetto a come si stia concretizzando il proprio impegno relativo al riassorbimento dell’esubero che residuerebbe. Occorre anche stigmatizzare che l’immissione di personale atipico, ormai componente strutturale dell’organico aziendale, si è tradotta in una notevole crescita del costo del lavoro (si consideri infatti che, per stessa ammissione dell’azienda, in piena fase di crisi, le ore lavorate si attestano ad un livello significativamente superiore rispetto alle previsioni). Così come la confusione sul perimetro dei punti vendita critici non sembra risolversi ed un piano certo di gestione di questi punti vendita non ci è stato ancora fornito.

    Le OO.SS., ritenendo le scelte della cooperativa sbagliate e tali da complicare la difficile situazione di Unicoop proclamano il seguente calendario di mobilitazioni:

    per sabato 11 novembre 2017 è indetta un’ora di sciopero (ad inizio di ciascun turno di lavoro) di tutto il personale delle società del Gruppo Unicoop Tirreno;

    per martedì 14 novembre 2017 sono convocati a Roma, per tenere un presidio in prossimità della sede di Ancc-Lega Coop, i delegati di Filcams, Fisascat e Uiltucs di tutte le società del Gruppo Unicoop Tirreno;

    per l’intera giornata lavorativa di mercoledì 13 dicembre 2017, sciopero generale di tutto il personale dipendente dalle società del Gruppo Unicoop Tirreno; in tale data sarà organizzata una manifestazione nazionale in prossimità della sede di Vignale Riotorto.

    p. La Filcams CGIL Nazionale
    Alessio Di Labio