Unicoop Firenze, strategie per la finanza

15/07/2003





AFFARI ITALIANI
lunedi 14 Luglio 2003
pag. 12


Unicoop Firenze, strategie per la finanza


PIETRO JOZZELLI


Il colpo grosso l’ha fatto a fine aprile, quando Unicoop Firenze, la cooperativa di grande distribuzione guidata da trent’anni da Turiddo Campaini (si chiama così perché il padre amava la "Cavalleria Rusticana"), è entrata con l’1,71% nell’assetto proprietario della Banca Monte dei Paschi spa. La Fondazione Mps, controllata al 100% da Comune e Provincia di Siena, ha dovuto perdere il controllo della banca scendendo sotto il 50% del pacchetto azionario. A chi vendere? Tra i nuovi soci entrati nel capitale sociale negli ultimi anni alcune potenti famiglie leccesi al momento dell’acquisizione della Banca del Salento, Caltagirone e Gnutti Unicoop (e Unipol, altra new entry) sono considerate ideologicamente e politicamente le più vicine alla Fondazione. Questo permette al "consorzio di fatto" Fondazione MpsUnipolUnicoop una maggioranza nel cda della banca che garantisce sufficientemente contro il rischio di un futuro possibile allontanamento dei centri decisionali dalla Toscana e sul mantenimento al Mps della caratteristica di baluardo della "finanza rossa". In più, nella mezza rivoluzione proprietaria che ha contrassegnato il sistema finanziario toscano, Unicoop è l’unica impresa regionale che ha messo mano al portafoglio ed è entrata in partita.
Ma Unicoop non è solo uno strumento finanziario di una strategia politica. E’ Campaini stesso a chiarire che se non si comprendono insieme le strategie economiche e i fini sociali di Unicoop si perde di vista il percorso che ha trasformato la cooperativa in una delle realtà più in crescita dell’economia toscana. "Siamo entrati nel Monte dice per le stesse motivazioni per cui siamo una cooperativa di consumo la cui origine data al 1891. Dieci anni fa solo la politica e la religione parlavano di etica. Oggi è una parola diventata di moda anche nel mondo imprenditoriale, piegata e strumentalizzata a fini di marketing. Per noi sempre il business è stato finalizzato al rafforzamento di principi etici quali la solidarietà sociale, l’attenzione alle comunità locali, l’evoluzione della qualità della vita".
Unicoop ha oggi 6.519 dipendenti (993 trent’anni fa, quando nacque dalla fusione di tre precedenti coop), conta su 85 punti vendita, tra cui 5 ipermercati e 40 supermercati, un volume di vendite di 1.674 milioni di euro, soprattutto ha fidelizzato 844.000 soci su un bacino di utenza di poco meno di due milioni e mezzo di utenti, e raccoglie prestiti per 2 miliardi di euro premiati con un interesse al 2,5%. Un piccolo gigante nel sistema polverizzato delle imprese della regione. Campaini, quali fini etici porterà nel cda della banca? "Il nostro obiettivo è far sì che il Monte mantenga il legame col territorio senese in cui ha sempre operato estendendolo a tutta l’area toscana. E pensiamo che la partnership con la banca produca sinergie con cui migliorare ed estendere prodotti e servizi che, ciascuna nel proprio ambito, Unicoop e banca già forniscono. Tenga conto che l’aumento impressionante dei soci testimonia della nostra capacità concorrenziale ma anche della fiducia che i toscani ripongono in un’impresa che invece di fare campagne pubblicitarie organizza migliaia di adozioni a distanza".
Sacro e profano insieme, business e obiettivi sociali. Una banca può permettersi questo doppio binario? "Io penso di sì. Consideri che Unicoop ha fatto una doppia battaglia, vinta, per l’efficienza e il contenimento dei prezzi, con il risultato di far crescere la nostra realtà economica e contenere le spinte inflattive. Penso che anche una banca, che fa interventi sul territorio, possa raggiungere risultati importanti in termini economici e di evoluzione sociale".
Le parole di Campaini non sono uno spot. Unicoop ha costretto Esselunga, avversario storico in Toscana, alla sfida sui prezzi: l’aumento medio dei listini Unicoop è stato del 3,5 e 2,6% nel 2001 e 2002 contro il dato medio Istat, negli stessi anni, pari a 4,2 e 3,7%. In più il 27% dei fornitori sono toscani: una localizzazione territoriale importante in una regione dove l’agricoltura fa fatica a crescere.
Le voci maligne dicono: la baldanza economica di Unicoop è figlia del regime fiscale privilegiato riservato per tanti anni alle cooperative, vediamo che farà Unicoop di fronte allo sviluppo della formula della "spesa via Internet" che Esselunga sta sviluppando con successo. "Privilegi fiscali? Prima di parlare di tasse si deve parlare di efficienza economica replica Campaini e noi quella l’abbiamo raggiunta. Ma la vera novità è che l’introduzione della nuova normativa Tremonti nel 2002 ci ha fatto pagare meno tasse di quelle pagate l’anno prima col vecchio regime fiscale. Diventando un’impresa come le altre, abbiamo potuto accedere anche alla normativa per le agevolazioni fiscali, esattamente come tutte le altre imprese. E ci abbiamo guadagnato. Quanto all’ecommerce, esso riguarda solo una fetta marginale della nostra clientela. Eppoi noi privilegiamo il rapporto diretto nei punti vendita sparsi su tutto il territorio. Non dimentichi mai la nostra origine e la nostra missione sociale".