«Unica risposta possibile a un governo che sfugge»

08/03/2004

7 Marzo 2004

la polemica
Roberto Giovannini

I SINDACATI RISPONDONO ALLE CONSIDERAZIONI DELL’ESECUTIVO E DEL CENTRODESTRA
«Unica risposta possibile a un governo che sfugge»

ROMA
IL governo e il centrodestra definiscono l’annunciato sciopero generale di Cgil-Cisl-Uil del 26 marzo su crisi economica e pensioni una protesta «sbagliata». Commenti che non esplicitano, pur stigmatizzando la presa di posizione delle confederazioni, l’accusa formulata da alcuni commentatori ai sindacati: quella di dare fiato a iniziative di mobilitazione, che al fondo, sono corporative.
E se il vicepremier Gianfranco Fini ricorda ai sindacati che non c’è alternativa a un riassetto della previdenza che ne riduca la spesa, il numero due della Uil Adriano Musi chiarisce che «lo sciopero nasce dalla semplice constatazione di una realtà che avremmo voluto diversa». Il segretario generale aggiunto della Uil non ha dubbi: dietro lo sciopero contro la riforma delle pensioni indetto dai sindacati confederali non c’è l’ombra di una scontro trasversale tra chi, a destra come a sinistra, vuole le riforme e chi invece mira alla difesa di interessi corporativi. Quella dello sciopero è piuttosto l’unica risposta possibile di fronte a un governo che sembra sfuggente e che «continua ad avere tante posizioni diverse al suo interno».
Come spiega Musi alla «Adnkronos», «avremmo voluto discutere di una riforma dello stato sociale che non fosse fondata solo su tagli. E ci ritroviamo invece di fronte alla provocatoria proposta di riaprire la discussione parlamentare il 9 marzo, cioè il giorno prima della nostra assemblea». Per il vice di Angeletti, nell’atteggiamento della maggioranza sembra si possa individuare «una volontà dell’Esecutivo di sottrarsi alla discussione su sviluppo e lavoro». Lo sciopero, afferma dunque Musi, «è una prima risposta che si è resa necessaria nei confronti di un governo che non ci dà una risposta unica e contiunua ad avere tante posizioni differenti al suo interno». Un governo che, secondo il sindacalista «gioca sulla pelle dei lavoratori» barattando la tutela dei loro diritti «con il federalismo». L’obiettivo dei sindacati è quindi quello di far capire all’Esecutivo che «il mondo del lavoro chiede un salto di qualità», e vuole da Cgil, Cisl e Uil una risposta che si basi «sull’autonomia di giudizio» e su «valutazioni da fare con serietà e serenità».
Intanto, nelle sedi sindacali si danno gli ultimi ritocchi alla piattaforma unitaria che verrà varata nel corso dell’assemblea nazionale dei delegati Cgil-Cisl-Uil del 10. Sarà un documento, afferma il leader della Uil Luigi Angeletti, che rappresenterà «un mix tra il Patto per l’Italia e le linee fondamentali del documento che abbiamo sottoscritto con Confindustria sulla competitività del sistema Italia», e che verrà integrato da altri capitoli che riguardano lo sviluppo e la ricerca, la scuola e il Mezzogiorno. E ieri anche l’Ugl – il sindacato vicino ad Alleanza Nazionale – in pratica anticipa la proclamazione dello sciopero generale «con le stesse modalità di tutte le organizzazioni sindacali, in modo da tenere uniti i lavoratori su una questione di fondamentale importanza come quella delle pensioni».
Intanto sul fronte politico, se il capogruppo dei Ds alla Camera Luciano Violante dice che lo sciopero è «necessario», perché «la proposta del governo serve soltanto a rastrellare denaro che serve a coprire buchi che il ministro Tremonti ha fatto nel bilancio dello Stato», insieme a Fini il centrodestra stigmatizza la protesta sindacale. Per il ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri, sulle pensioni «il governo non ha mostrato alcuna rigidità, si è confrontato, si è seduto al tavolo e continuerà a farlo se ci saranno le condizioni, e sono certo che ci saranno, con le parti sociali proprio per modificare anche le proposte». Bruno Tabacci (Udc) giudica «un po’ forzata» l’iniziativa dei sindacati «un po’ forzata», e il segretario del suo partito Marco Follini afferma che «a un certo punto bisogna decidere, come hanno deciso tanti altri paesi europei». Tuttavia, il ministro per le Politiche comunitarie Rocco Buttiglione (un altro esponente dell’Udc) se la prende con i «tentennamenti» che emergono anche all’interno della stessa compagine governativa. Il riferimento va alla Lega, e al ministro del Welfare Maroni, che ha aperto a un emendamento del Carroccio che è stato bocciato dal sottosegretario al Tesoro Armosino. Si tratta di quello che consentirebbe di andare in pensione di anzianità dal 2008 anche con 57 anni e 35 di contributi accettando il calcolo della pensione col sistema contributivo. «Quando da parte del governo si tentenna – dice Buttiglione – e qualche forza politica di governo dà l’impressione che si sarebbe potuto fare qualche cosa di più e di meglio per i lavoratori, è difficile che il sindacato rinunci allo sciopero».