Unhappy Meal : Il caso Mc Donald’s

26/02/2015

Con una ricerca, SEIU e Le Organizzazioni Sindacali Europee  denunciano  l’elusione fiscale di Mc Donald’s: importi alti, che se versati potrebbero contribuire a risanare le casse pubbliche e il welfare sociale. Unhappy Meal

In una vivace conferenza stampa a Bruxelles, SEIU (sindacato statunitense tra l’altro animatore della campagna sul salario minimo Fightfor15)  e una rappresentanza di sindacati europei, hanno presentato la ricerca  “Unhappy Meal, L’elusione fiscale di McDonald in Europa” .

http://www.notaxfraud.eu/sites/default/files/dw/FINAL%20REPORT.pdf

Primo step di un percorso di mobilitazione globale contro la multinazionale del panino, fortemente sospettata, fra le altre cose, di non pagare le tasse dei paesi dove fa affari, preferendo “paradisi fiscali”.

Il principio della strategia di denuncia e contrasto dei sindacati è semplice: se McDonald’s, e con lei molte altre multinazionali, versassero il dovuto nei paesi dove insistono, questo denaro andrebbe a risanare le casse dei singoli stati e potrebbero essere redistribuite sotto forma di welfare ai cittadini, ivi compresi i dipendenti di Mc Donald’s, quasi tutti a rischio di povertà (il contratto tipo in azienda è il part time che arriva in alcuni paesi a trasformarsi in contratto a zero ore ).

La ricerca si pone come stimolo all’azione di controllo e sanzione che l’ Unione Europea dovrebbe attuare verso queste pratiche elusive e analizza i casi di alcuni paesi tra cui il nostro. Si chiede alla Direzione Europea sulla concorrenza di indagare e approfondire il caso Mc Donald’s alla stregua di quanto si è iniziato a fare per altre imprese quali Amazon e Fiat.

L’Italia è stata uno dei mercati a crescita più rapida per McDonald’s, nell’ Eurozona , negli ultimi dieci anni. McDonald’s ha ora più di 500 punti vendita nel paese, e ha guadagnato oltre 1 miliardo di Euro di fatturato dell’intero sistema nel 2013. Attraverso anche il sistema del franchising  e di un complicato gioco a incastro di affiliazioni societarie, quanto dovuto all’erario è stata davvero infinitesimale.

L’indagine pone legittimi dubbi.  E apre scenari inediti non solo per le organizzazioni sindacali. Il Governo dovrebbe avere tutto l’interesse a scoraggiare pratiche di questo tipo e a farsi parte attiva in Europa di un “cambiamento di verso” in tal senso. Da qui il lavoro comune avviato con la Funzione Pubblica Cgil impegnata in Europa a chiedere un rafforzamento del personale impegnato nella lotta all’evasione e alla elusione fiscale ed una tassazione più giusta, anche attraverso la tassa sulle transazioni finanziarie, che pesi meno sul lavoro dipendente e recuperi con forza le prassi elusive, stimate in tutta Europa in 1000 miliardi in euro.

Anche la Filcams Cgil ha da tempo sposato convintamente la prospettiva di un fronte globale di contrasto alle politiche inique di questa multinazionale. Il 16 maggio dell’anno scorso è stata protagonista assieme alle altre sigle sindacali italiane del settore  del primo sciopero globale dei lavoratori dei fast food che ha permesso alla vertenza per il rinnovo del Contratto Nazionale del turismo di innescarsi in maniera armonica in un più ampio tessuto di rivendicazione a carattere transnazionale.

L’obbiettivo è allargare il fronte. Non solo mobilitazione (che comunque continuerà a partire dalla seconda giornata di sciopero globale prevista per il prossimo aprile) ma anche un’ azione più politica, coordinata fra i vari paesi e i diversi continenti, a partire dall’Europa.