Undici milioni di italiani a rischio povertà

04/10/2005
    martedì 4 ottobre 2005

    Pagina 13

    Undici milioni di italiani a rischio povertà

      Rapporto Eurostat: peggio solo Grecia, Slovacchia e Irlanda. Senza welfare metà della popolazione non ce la farebbe

        di Alessandro Antonelli / Roma

          11 MILIONI di cittadini italiani sono a rischio povertà, quasi un sesto dell’intera popolazione. È l’impietosa fotografia scattata da Eurostat, l’istituto europeo di statistica, e pubblicata ieri nel rapporto «Povertà ed esclusione sociale nell’Ue a 25». Secondo questo studio, basato su dati del 2003, un numero sempre più elevato di cittadini europei rischia di scivolare sotto il livello economico «di guardia»: ben 72 milioni di persone in tutta l’area Ue, di cui 11 milioni (cioè circa il 15%) si trovano nel nostro paese.

            Stando alle rilevazioni di Eurostat, il 19% degli italiani vive in nuclei familiari che guadagnano meno del 60% di quanto entra nelle tasche delle famiglie europee. Una percentuale al di sopra della media Ue che si attesta attorno al 16%. L’Italia sarebbe in questo modo – insieme al Portogallo e alla Spagna – tra i paesi dell’Unione con il più elevato tasso di rischio povertà, preceduta solo da Slovacchia, Irlanda e Grecia (tutte al 21%). Le cose vanno appena meglio per la Gran Bretagna (18%), la Germania (15%), la Francia (12%). Meglio la Svezia e la Finlandia (11%), mentre la situazione più rosea è quella della Repubblica Ceca, con l’8% della popolazione «a rischio». Un quadro complessivamente allarmante, ma che potrebbe essere ancora più fosco se venissero a mancare, come rileva lo studio Eurostat, le reti di protezione sociale predisposte dai singoli stati membri. Il welfare diventa cioè la discriminante fondamentale attraverso cui i paesi europei riescono a contenere – se non altro parzialmente – situazioni sociali altrimenti ben più «esplosive».

            Senza l’intervento pubblico, si deduce dai dati resi noti dal rapporto, le percentuali subirebbero una vera e propria impennata e muterebbe la geografia dei paesi a rischio povertà: al netto di qualsiasi contributo statale, anche previdenziale o pensionistico, la Polonia balzerebbe in testa alla classifica degli stati a rischio povertà, con il 49% della popolazione, rispetto a una media Ue del 40%, mentre in Italia scenderebbe sotto il livello di guardia il 42% della popolazione. Seguono, tra gli altri paesi, la Grecia (41%), la Spagna (40%) e la Finlandia (40%). «Terrebbero» solo, si fa per dire, pochi paesi entrati di recente nell’area Ue, come Cipro (26%), Malta (30%) e Ungheria (32%).

              Un altro elemento centrale che emerge dal rapporto dell’istituto europeo di statistica è quello relativo al divario sociale all’interno delle singole realtà nazionali. La differenza tra fasce ricche e povere dei paesi dell’Ue appare sempre più pronunciata: il 20% della popolazione con il reddito più alto è 4,6 volte più ricca del 20% della popolazione con il reddito più basso.