Un’arma in più per le Regioni

02/12/2002



            30 novembre 2002


            LIBERE PROFESSIONI


            Un’arma in più per le Regioni


            ROMA – Con la riforma del titolo V della Costituzione, la disciplina delle professioni è diventata oggetto di legislazione concorrente con le Regioni. La legge 3/2001, modificando l’articolo 117 della Costituzione, ha lasciato infatti allo Stato il compito di definire i principi fondamentali, così da garantire un approccio unitario a livello nazionale. Fissate le regole generali, lo Stato deve però fare un passo indietro e lasciare la materia alla competenza delle Regioni. Le Regioni, in effetti, si sono finora dimostrate prudenti nell’esercizio di questo nuovo potere. Probabilmente lo hanno fatto in attesa di vedere nero su bianco i contenuti della legge nazionale di riforma. Tuttavia, sul terreno delle professioni, le Regioni si mostrano sempre più sensibili: per esempio, sono numerosi i progetti per istituire nuovi Registri (tra i quali primeggiano gli amministratori di condominio). Fioriscono le proposte, anche se poche – tra cui la legge del Piemonte – sono state realmente approvate dai Consigli. Molte Regioni stanno scegliendo lo strumento delle "consulte", destinate ad accogliere rappresentanti delle professioni emergenti (le cui associazioni, a livello nazionale, non hanno riconoscimento giuridico). È questa, ad esempio, la strada tracciata con la legge 27/2001 della Calabria che, per prima, ha aperto la via al riconoscimento (regionale) per i professionisti non regolamentati.