Una vita al telefono e il tumore

28/03/2011

E’ la storia di Innocente Marcolini, per 11 anni direttore del personale in un’importante società bresciana. Un giorno sono scattati i primi allarmi a causa di un’emiparesi alla parte sinistra del volto. La diagnosi accertava “neurinoma al nervo trigemino e al ganglio di Gasser sinistro”. Così ha affrontato un intervento di neurochirurgia per l’asportazione del tumore benigno. La corte d’appello di Brescia ha riconosciuto, per la prima volta in Italia, la malattia professionale, con un’invalidità all’80 per cento. Intanto, però, la sua vita non è certo più quella di un tempo. E’ rimasto semiparalizzato al volto: la massa muscolare della guancia e le gengive gli si atrofizzano, ha perso sensibilità a metà lingua, hauno spostamento della mascella sinistra, con difficoltà nella masticazione e nel parlare. E naturalmente deve sottoporsi a terapie e fisioterapie continue. Insomma il neurinoma del ganglio di Gasser, può diventare, in questa epoca supertecnologica, una nuovissima malattia professionale che forse può prendere il posto del passato, quando le malattie si chiamavano amianto o silicosi. Passato? Non è proprio così. Trovo sul sito dell’Inca-Cgil il racconto di un giudice che a Bari ha scoperto come un capannone della Palmera fosse una“bomba di amianto”. Operaie e operai hanno per 20 anni contribuito alla lavorazione del tonno con quella spada di Damocle sulla testa. Anche la silicosi imperversa ancora. Ora passa magari dalle miniere all’industria della moda. Così si è scoperto – leggo sempre sul sito Inca – che molte case di moda utilizzano un trattamento detto “sandblasting”, sabbiatura, per scolorire i loro jeans. Una tecnica, che può fare contrarre ai lavoratori in pochi mesi una forma acuta di silicosi, spesso letale. Ea proposito di telefoni nelle modernissime cattedrali, i call center, che succede? Qui non si tratta di cellulari o di cordless come quelli che usava il manager bresciano. Forse non possono beccarsi il tumore derivante dalle onde elettromagnetiche. Sono però soggetti a una nuova malattia il “tecnostress”, così battezzata dallo psicologo americano Craig Brod, nonché riconosciuta come nuova malattia professionale in una sentenza formulata dal magistrato Raffaele Guariniello, dopo un’inchiesta proprio sui call center. Tra i sintomi accertati: perdita di concentrazione, ipertensione, disturbi della digestione, insonnia. Insomma di troppo telefono ci si può ammalare in tanti modi. E non è facile guarire. Anche perché c’è chi rema contro. Non solo il governo che manomette il testo unico sulla sicurezza ma anche accordi come quelli stipulati per Mirafiori e per commercio- turismo che tendono a incrinare una conquista storica, la possibilità di ammalarsi e di non dover rinunciare alla busta paga