Una vetrina McDonald’s infranta al posto della capanna nella chiesa del prete censurato dalla curia – il manifesto – 31.12.2000

il manifesto 31.12.2000



Il presepe secondo don Vitaliano
Una vetrina McDonald’s infranta al posto della capanna nella chiesa del prete censurato dalla curia
RAFFAELE PALUMBO – SANT’ANGELO A SCALA (Avellino)

C’è chi lo definirà provocatorio, chi spenderà la carta del sacrilego, o chi ancora potrà spingersi a parlare di profanazione. Al contrario per don Vitaliano della Sala – lo chiamano il prete del popolo di Seattle – fare il presepe con una vetrina infranta di McDonald’s al posto della tradizionale capanna, è un modo indispensabile per rendere vivo e attuale il messaggio della natività. L’alternativa è la tradizione fine a se stessa o il natale globale, quello fatto di luci e regali, regali e consumo, rimozione e belle vetrine.
Già, le vetrine. L’ingresso nella parrocchia di Sant’Angelo a Scala, un paesino di 500 anime della provincia di Avellino, è davvero di grande impatto. Campeggia, accanto all’altare, una vetrina di 2 metri per 180. In alto l’inconfondibile logo della
McDonald’s, con sullo sfondo i marchi delle altre multinazionali della globalizzazione: Monsanto, ChiccoArtsana, Nike, Nestlè e altre. La vetrina è spaccata in mille pezzi, ma resta in piedi, intera perché tenuta insieme dal cellophane. Al centro della vetrina un mattone, lo stesso che manca dalla culla del bambino Gesù. E poi una grande scritta: "rompiamo le vetrine del nostro egoismo".
Il presepe di don Vitaliano ha ottenuto un grande successo tra i parrocchiani che hanno deciso di raccontare loro stessi al resto della comunità, il senso dell’iniziativa. Don Vitaliano non può farlo di persona. La Curia gli ha imposto il silenzio assoluto: basta interviste, trasmissioni, articoli, interventi a convegni e manifestazioni. Al parroco è proibito parlare se non dall’altare e di questioni strettamente religiose.
"La globalizzazione è il tema del nostro presepe – spiegano in parrocchia – spesso la globalizzazione camuffa da vetrine muri invisibili. Pensiamo di avere il dovere di infrangere queste vetrine, di abbattere i muri invisibili che discriminano gli esseri umani, i figli tutti uguali di dio. Per questa ragione, abbiamo scelto di rappresentare accanto al Bambino Gesù confinato in uno spicchio di muro, la vetrina infranta del
McDonald’s, che è solo una fra le tante multinazionali che, pur di realizzare il massimo profitto, ammazzano, inquinano l’ambiente, riducono i minori in schiavitù, sfruttano i dipendenti, creano la mucca pazza e ce la danno in pasto".
La parrocchia di don Vitaliano sta aggrappata a una montagna ripida e in questo periodo aspetta la neve. Dentro, la cosa che colpisce di più è il modo in cui il parroco ha addobbato la chiesa, dove insieme ai simboli della religione cattolica, convivono i manifesti per i diritti umani.
Il presepe è stato visitato anche dai carabinieri, che hanno scattato delle foto alla vetrina infranta. Non perché affascinati dal messaggio del prete; al contrario hanno fatto riferimento al reato di istigazione a delinquere, sbagliando l’imputazione, riferibile in questo caso all’apologia di reato. I ragazzi della parrocchia sorridono, come sorride don Vitaliano, senza una punta di rassegnazione. Viene in mente la caparbietà con cui lavorano ormai da tanti anni e con cui decidono di concludere il loro messaggio di natale: "Noi professiamo una solidarietà che non si arrende".