Una trappola dorata firmata McDonald’s

22/07/2002

20 luglio 2002



Una trappola dorata firmata McDonald’s
Dopo le proteste dei licenziatari indebitati, la Company dimezza gli affitti. Ma pone condizioni proibitive


ANTONIO SCIOTTO


La rivolta dei Mc
franchisee, i licenziatari del marchio per conto della multinazionale dell’hamburger, ha dato i suoi primi frutti. Anche se – aggiungono gli stessi concessionari – sono avvelenati. Il direttore generale di McDonald’s Italia, David Baney, per rispondere all’appello dei franchisee («Ci applicate affitti troppo alti, siamo costretti a chiudere i locali») ha proposto loro nei giorni scorsi un «emendamento» al contratto di franchising - battezzato per l’occasione «emendamento Baney» – nel quale si offre in sostanza un taglio del rent (affitto) fino al 50% per i prossimi 4 anni. Una novità nel mondo Mac: una prima vittoria dei «piccoli» concessionari organizzati contro il gigante del panino. Ma, come si è detto, non è tutto oro quello che luccica. Vediamo perché. La «ribellione» era partita da una situazione ormai insostenibile: gli affitti imposti dalla Company sono troppo alti, molti franchisee sono oberati dai debiti e dalle cambiali, alcuni di loro hanno già chiuso o stanno chiudendo i locali, mettendo a rischio molti posti di lavoro. Una denuncia partita dalle pagine del manifesto, che si era interessato alla situazione dei concessionari – in tutto un centinaio, gestiscono 230 dei 300 locali McDonald’s – dopo che il licenziatario di Benevento aveva deciso di chiudere, inviando le lettere di licenziamento ai 23 giovani dipendenti. Bilanci alla mano, il franchisee beneventano ci aveva spiegato che a causa delle numerose spese fisse imposte dalla Company andava in passivo ogni mese del 17%. Una situazione comune a tutti quei concessionari, parecchie decine, che hanno fatturati sotto i 2 miliardi di lire annui. Guido Freda, il licenziatario di Benevento, parlando a nome di una quarantina di franchisee, ci guida attraverso le pieghe dell’«emendamento Baney».

«Non esito a definirla una "trappola mortale" – dice Freda – perché a fronte della riduzione del rent, di per sé positiva, ci vengono richieste condizioni capestro che possono definitivamente annegarci. E’ come gettare a un naufrago un salvagente pieno di pietre». «La prima condizione – spiega il franchisee – impone l’obbligo di sottoscrivere delle cambiali per rifondere il debito pregresso, e di pagare il nuovo rent in rate settimanali. Poi, ci viene richiesto di rinunciare a qualsiasi cointenzioso, passato e futuro, con la Company. Ancora, dobbiamo assumere l’obbligo di accettare tutte le promozioni imposte dalla multinazionale, mentre prima potevamo rifiutarle. L’emendamento decade anche se non paghiamo entro i termini una cambiale o una rata settimanale del rent. Infine, ed è questa la condizione peggiore, l’emendamento viene ritirato se durante le ispezioni periodiche condotte dalla Company otteniamo un voto F, il peggiore nella pagella Mac. Un voto deciso unilateralmente, che non si può contestare. E a quel punto, seppure avremo perso tutti i vantaggi del taglio del rent, avremo comunque firmato le cambiali, e quelle di certo non si possono stracciare».

Licenziatari ancora una volta sotto scacco, dunque: e se oggi circa il 20% di loro ha firmato le cambiali con McDonald’s, nel prossimo futuro, se sceglieranno di siglare l’«emendamento Baney» per prendere un po’ di ossigeno, si trasformeranno quasi tutti in un esercito di pecorelle senza alcuna voce in capitolo. Per il momento, uno dei pochi sistemi a loro disposizione per farsi valere è quello delle votazioni del bilancio pubblicitario. Già l’anno scorso respinsero il bilancio preparato da McDonald’s Italia perché troppo poco chiaro sulla destinazione delle spese. La Company dovette renderlo più trasparente. Anche quest’anno, lo scorso 25 giugno, i licenziatari più coraggiosi (e inguaiati) hanno bocciato il bilancio. L’obiettivo, contestare le politiche di marketing, e far emergere le proprie difficoltà finanziarie – tutti insieme devono alla McDonald’s Italia qualcosa come 60-70 miliardi di lire. Quarantasei mani alzate in assemblea, 40 miliardi bloccati – buona parte va a nutrire Mediaset, dove vanno in onda la maggior parte degli spot Mac. Mario Resca, presidente di McDonald’s Italia, ha subito chiesto ai «ribelli» di alzarsi e depositare il proprio voto sul palco. Nel frattempo, una telecamera a circuito chiuso riprendeva le votazioni. Immagini alla mano, in questi giorni i dirigenti della Company stanno certamente facendo shopping di voti, soprattutto tra quelli che hanno già firmato le cambiali: il 25 luglio verrà di nuovo votato il bilancio, è bene che i Mc franchisee non servano sul piatto sgradite sorprese.