Una strategia Ue per la previdenza

26/05/2003

ItaliaOggi (Primo Piano)
Numero
122, pag. 3 del 24/5/2003
di Teresa Pittelli


I rappresentanti della Commissione europea accolgono la proposta del ministro Roberto Maroni.

Una strategia Ue per la previdenza

Sì a obiettivi comuni come l’innalzamento dell’età pensionabile

La riforma delle pensioni arriverà dall’Europa. La Commissione Ue appoggia il progetto lanciato dal ministro del welfare, Roberto Maroni, di realizzare una ´Lisbona previdenziale’. ´Credo che sia utile fare per le pensioni come si è fatto a Lisbona per l’occupazione europea, definendo una strategia per obiettivi’, ha detto ieri Maroni a Roma, dopo un incontro con una delegazione della Commissione europea.

All’ipotesi di una Maastricht delle pensioni che introduca disincentivi ai pensionamenti anticipati, al vaglio del presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, Maroni contrappone la sua Lisbona delle pensioni, con un percorso che, attraverso studi comparati e confronti, ´arrivasse a un obiettivo da perseguire condiviso da tutti’. E il capo di gabinetto della Commissione, Stefano Manservisi, in missione a Roma insieme al segretario aggiunto Enzo Moavero Milanesi, ha condiviso la proposta. ´La questione pensionistica è una priorità del semestre di presidenza italiana che la Commissione europea condivide’, ha detto Manservisi, ´e sarà oggetto di un momento di riflessione da parte della commissione in autunno, quando si riaprirà il dossier di Lisbona per verificare i passi in avanti’.

La Commissione concorda, quindi, con le priorità che l’Italia si è data per il suo semestre di presidenza (conferenza intergovernativa, allargamento, economia e competitività), compreso il capitolo pensioni. Maroni, però, ha chiarito che ´al momento la materia è di competenza dei singoli governi’, e che la scelta ´non spetta al ministro del welfare, ma solo ai capi di stato e di governo e alle istituzioni della Ue’.

Il ministro è consapevole, infatti, che sul fronte interno la questione va affrontata con delicatezza per evitare la rottura delle trattative con i sindacati, sulle quali pesa la minaccia di uno sciopero generale nel caso di introduzione di disincentivi ai pensionamenti anticipati. Disincentivi che, pur non previsti nella delega sulla previdenza all’esame del senato, sono stati ventilati da vari esponenti della maggioranza. E nei giorni scorsi chiesti con forza dal presidente di Confindustria, Antonio D’Amato, che ha addirittura indicato la prossima Finanziaria come ´l’ultima possibilità per il governo’.

Tanto che Maroni ha sentito la necessità di chiedere un incontro con Berlusconi e con il numero uno dell’economia, Giulio Tremonti, per capire se la linea del governo rimane quella fissata dalla delega. A gettare acqua sul fuoco, però, ieri è intervenuto anche Giuseppe Vegas, sottosegretario all’economia. Vegas ha chiarito che ´la riforma delle pensioni va fatta ma non è urgente, e sicuramente non va affrontata nella prossima Finanziaria, con l’angoscia dell’approvazione del bilancio’.

Il chiarimento definitivo sulla linea di governo, comunque, quasi sicuramente non arriverà prima delle elezioni amministrative che si svolgeranno domani e il prossimo 8 giugno. Giorno che i sindacati hanno invece designato come scadenza dell’ultimatum dato al governo per chiarire cosa intende fare.

Il rincorrersi di ipotesi di regolamentazioni, nazionali o comunitarie, che in qualche modo scavalchino la trattativa con le parti sociali, quindi, non può che inasprire le tensioni con i sindacati. ´La riforma l’abbiamo già fatta e funziona’, ha ribadito ieri Luigi Angeletti, leader della Uil, secondo il quale ´parlare di riforme delle pensioni serve solo a distogliere l’attenzione dai veri problemi, come l’andamento negativo dell’economia e la disoccupazione’.

E per Savino Pezzotta, segretario generale della Cisl, ´sulle pensioni c’è già una delega in parlamento che contiene alcune cose positive come l’orientamento dei fondi pensione’. Pezzotta ha ricordato che, invece, sulle norme della delega non condivise dai sindacati, come la decontribuzione sui neoassunti e il trasferimento obbligatorio del trattamento di fine rapporto ai fondi pensione, le confederazioni ´sono in attesa di una risposta dal governo’.