Una stangata da 3.600 euro per le famiglie

10/10/2002


              10.10.2002
              Una stangata da 3.600 euro per le famiglie

              La Cgil calcola gli effetti della Finanziaria: pagheremo 300 euro in più al mese
              di 
              Raul Wittenberg


               «Nonostante le difficoltà, a differenza del precedente governo, noi non mettiamo le mani nelle tasche degli italiani». La settimana scorsa se n’era vantato, il presidente del Consiglio, nel presentare la Finanziaria per il 2003 ora all’esame del Parlamento. Conti alla mano, pare che non sia così, almeno per quella grande parte dei cittadini che usufruisce dei servizi pubblici a gestione locale. Il dipartimento economico della Cgil ha calcolato gli effetti del taglio del 2% operato nei trasferimenti ai comuni. Bilanci rigidi, quelli municipali, gli organici sono fermi da anni, le spese di funzionamento (dai telefoni alla manutenzione dei tram) sono fisse. Ma per far fronte al taglio si possono fornire meno asili nido, meno assistenza sociale, meno bus scolastici. Tutte cose di cui i cittadini hanno bisogno, per cui dovranno ricorrere ai privati. Ebbene, secondo i calcoli della Cgil la conseguenza è che il taglio peserà sulle tasche delle famiglie italiane almeno per 300 euro al mese, 3.600 euro l’anno, circa 7 milioni delle vecchie lire. Lo studio è stato presentato a Roma da Beniamino Lapadula, coordinatore delle politiche economiche della Cgil e dalla segretaria confederale Marigia Maulucci.

              Sempre con i conti alla mano, la Cgil inoltre ha verificato che l’effettiva riduzione Irpef per il 2003 prevista dalla finanziaria non sarà di 5,5 miliardi, come stimato dal governo, ma solo di 1,88 miliardi di euro. Per gli economisti della confederazione infatti 2,712 miliardi erano già previsti in base alla legislazione vigente (effetti della Finanziaria Amato-Visco) e 1,140 miliardi verranno annullati dal drenaggio fiscale. Inoltre il numero dei contribuenti avvantaggiati non è di 28 milioni ma 19 milioni, cioè il 52,6% dell’intera platea. Il viceministro dell’economia Mario Baldassarri corregge: sono 19 milioni i contribuenti favoriti, me se consideriamo il nucleo familiare i cittadini coinvolti sono 28-29 milioni. Nella relazione tecnica il governo precisa che le sue misure nel 2003 fanno perdere gettito per 4,065 miliardi di euro e non 5,5 perché i restanti 1,5 miliardi vengono dalle riduzioni di Visco. La Cgil ritiene che probabilmente Tremonti non ha calcolato gli sconti fiscali sul 2002 che sono stati sospesi ma non soppressi.

              Vediamo quali servizi i comuni dovranno limitare. Il taglio del 2% ai trasferimenti agli enti locali e l’invarianza nella spesa per beni e servizi rispetto all’anno scorso, secondo la Cgil, colpirà prevalentemente la spesa sociale e costerà complessivamente 3,6 miliardi di euro l’anno alle famiglie. In particolare produrranno un taglio del 7% nella spesa delle scuole elementari e materne, impedendo a 40 mila bambini di usufruire degli attuali servizi. Per i disabili nelle scuole il taglio sarà del 5% e, su una platea nazionale di 180 mila persone, riguarderà 9 mila utenti disabili. In questo caso interverrà una doppia scure: una sui servizi attuali ai disabili, l’altra con la riduzione degli insegnanti in organico, che comporterà un aumento delle richieste di servizi comunali che non potranno essere erogati. Per quanto riguarda l’assistenza domiciliare il taglio sarà del 30% e, su un totale di 1.800.000 utenti riguarderà 400 mila assistiti. Infine per il sostegno degli affitti delle famiglie disagiate il taglio medio sarà del 25%.

              La Cgil quindi calcola che la cifra minima aggiuntiva che ogni famiglia interessata dovrà sborsare per far fronte a questi tagli è di 300 euro mensili. «Appare chiaro – ha spiegato Maulucci – che Berlusconi, quando parla di spesa sociale che non viene toccata, dice il falso. Infatti, colpire gli enti locali e ridurre i trasferimenti significa concentrare il taglio del 2% previsto in Finanziaria solo sulla spesa sociale. Dunque, colpire gli enti locali. E soprattutto, con le pesanti conseguenze sui servizi, colpire i più deboli». Riguardo all’infanzia, secondo Maulucci «su una platea di 1.600.000 bambini nella fascia da zero a due anni gli attuali posti negli asili pubblici sono già molto pochi, circa 120.000. Tagliando le risorse dei comuni il rischio è che diminuiscano ancora almeno di 13.200 unità».

              Riguardo alle misure fiscali la Cgil riconosce che i vantaggi maggiori nel 2003 andranno ai «livelli medio bassi», anche se i poveri non avranno vantaggi «perchè non esiste un meccanismo di rimborso di credito d’imposta e quindi non possono usufruire delle deduzioni». Però la manovra anticipa la riforma fiscale contenuta nella delega che verrà votata dal Parlamento entro la fine del 2002 e che, a regime, prevede due sole aliquote del 23% e del 33% (quest’ultima per i redditi oltre i 100 mila euro).

              Si è calcolato che gli effetti redistributivi si concentreranno prevalentemente sugli ultimi due scaglioni di contribuenti («ventili» di reddito tra i 31 mila e i 40.500 euro e oltre i 40.500 euro), con uno sconto medio di 6 mila euro e un abbattimento del 10% dell’aliquota media. Inoltre per la Cgil la riforma finirà «per avvantaggiare supermiliardari come il presidente del Consiglio e il suo ministro dell’Economia Tremonti, che vedranno abbattuta la propria Irpef del 25%». La Cgil dubita sul gettito del concordato fiscale e sottolinea che lo stanziamento di 700 milioni per gli ammortizzatori sociali non si potrà erogare nel 2003, fino a che non sarà emanata la norma che li definisce, e che è scomparsa dalla Finanziaria.