Una sola deroga all´art.18 ecco l´offerta a Cisl e Uil

27/05/2002


 
SABATO, 25 MAGGIO 2002
 
Pagina 9 – Economia
 
IL RETROSCENA
 
La mossa del premier fa venire alla luce i tentativi di accordo
 
Una sola deroga all´art.18 ecco l´offerta a Cisl e Uil
 
 
 
 
RICCARDO DE GENNARO

ROMA – La tela del «maxi-accordo» il governo, la Cisl, la Uil, la Confindustria la tessevano la notte con la pazienza di Penelope. Durante il giorno, poi, gli uni davano sulla voce agli altri, Cisl e Uil chiedevano con forza la convocazione del tavolo, minacciando una nuova mobilitazione, il governo ribatteva a muso duro che non avrebbe mai messo ritirato le modifiche all´articolo 18. Poi è accaduto che, a «Porta a Porta», il presidente del Consiglio non ha saputo frenare i suoi ardori elettorali e, dopo Meriem, la bambina riportata in Italia dall´Algeria, ha voluto trascinare sotto i riflettori anche il lavoro che il suo sottosegretario Gianni Letta stava portando a termine con la Confindustria, la Cisl e la Uil, in vista di una convocazione che presumibilmente cadrà la prossima settimana. Risultato? Tutti spiazzati e «accordo» a rischio o quasi.
I «collaboratori» di Berlusconi hanno abbozzato: «È lui il presidente del consiglio», ma i sindacati e, soprattutto, la Confindustria non hanno nascosto la loro irritazione. Ora Cisl e Uil chiedono che Berlusconi faccia la sua proposta alla luce del sole e al tavolo. Ma il «patto» sotterraneo è ormai noto. Da un lato, il governo toglie dal tavolo di confronto sul lavoro le deroghe all´articolo 18 per trasferirle, dopo averle ridotte da tre a una sola (rimarrebbe in piedi quella per i nuovi assunti da parte delle imprese che salgono sopra la soglia dei 15 indipendenti), in un disegno di legge ad hoc; dall´altro, alza il più possibile l´offerta sui nuovi ammortizzatori sociali. Consapevole che a un tavolo come questo la Cgil non si siederà (più volte Cofferati ha ribadito che le modifiche all´art.18 vanno tolte non solo dalla delega, ma da tutta l´agenda del governo), l´esecutivo – come ha dichiarato lo stesso Berlusconi – cerca un «mega-accordo», che risolva tutti i temi finora affrontati e tenga dentro la Cgil. Riforma fiscale, mercato del lavoro e Mezzogiorno saranno oggetto di tre tavoli tecnici separati (quello sul Fisco è già stato avviato da Tremonti) e aperti nei ministeri di competenza (Economia, Welfare, Attività produttive), ma sarà affidata a Palazzo Chigi il loro coordinamento, la «regìa», per quegli «scambi» necessari per «chiudere», contemporaneamente, su tutte le materie. Quanto alla delega previdenziale, il governo si sarebbe convinto – a torto o a ragione – che non sia più un problema.
Il nodo più grosso resta comunque quello delle risorse da destinare agli ammortizzatori sociali. I soldi sono pochi e non ammontano certo a quei 5 miliardi di euro (10mila miliardi di lire) in tre anni che l´Ulivo e la Cgil hanno individuato per la risoluzione del problema. Mille miliardi di vecchie lire verrebbero ricavati dalla razionalizzazione degli attuali ammortizzatori, altri 500 miliardi di lire verrebbero fuori dalla trasformazione del «reddito minimo di inserimento», che secondo il governo non ha funzionato, soprattutto al Sud. Il resto toccherà a Tremonti trovarlo, ma non si raggiungerebbero i 2.500 miliardi.