Una rete sul territorio per ricollocarsi

21/01/2004



      Lunedì 19 Gennaio 2004

      LEGGE BIAGI - In Lombardia a metà febbraio sarà inaugurata la prima Borsa del lavoro italiana con database e servizi su misura
      Una rete sul territorio per ricollocarsi

      Scenario: la prospera Lombardia. «Se prima le multinazionali acquisivano aziende perchè erano interessate alla loro capacità produttiva o alla quota di mercato che detenevano, oggi prevale la logica finanziaria. Così, appena c’è la possibilità di
      guadagnarci liberandosene, lo fanno. E la gestione dei problemi rimane al territorio». Chi parla è Massimo Giupponi, direttore dell’Agenzia regionale del lavoro della Lombardia e i problemi a cui si riferisce sono quelli di una
      disoccupazione inattesa. Se li vedono piombare addosso anche quei 35-40enni con un profilo professionale alto, competenze aggiornate e la certezza di lavorare in un’azienda che va bene o un settore forte. È così che ci si trova, da un momento all’altro, senza lavoro e senza certezze, a doversi riproporre sul mercato. La nuova emergenza non nasce solo dalla crisi, non colpisce solo
      giovani precari o operai di fabbrica. I casi più difficili da risistemare, in un momento in cui nelle aziende si tengono soprattutto sott’occhio i costi, sono proprio i 40enni scaraventati a spasso da una posizione buona e con un
      bagaglio professionale ricco. I dati relativi ai soci dell’Atdal — associazione che riunisce quadri e manager che hanno perso il posto — (si vedano i grafici in questa
      pagina) forniscono uno spaccato interessante anche se certamente non rappresentativo dell’universo dei lavoratori. «Per la figura del quarantenne senza lavoro, preparato e non obsoleto non è mai stato previsto
      nessun tipo di intervento — nota Giupponi —mentre per altri utenti dei servizi per l’impiego come i 50enni gli strumenti, anche indiretti, ci sono. Adesso le Provincie
      ci hanno chiesto di realizzare un progetto specifico». L’Agenzia del lavoro della Lombardia sta lavorando con le amministrazioni provinciali per costruire una rete che supporti le loro strutture e le renda interlocutori reali con il territorio, attraverso una nuova figura di funzionario "facilitatore di relazioni" che faccia da collegamento
      tra gli uffici sui temi del ricollocamento.
      «Nel 2003 si aprirà anche una task force interdirezionale con la Regione per creare un tavolo su cui trattare i casi particolarmente complessi, perchè il tema è trasversale.
      Non solo: le esperienze degli anni passati hanno diffuso
      presso alcuni assessori provinciali l’idea che qualcosa si possa fare in termini di servizio e di politiche attive». In Lombardia la storia delle crisi aziendali più recenti ha infatti portato l’Agenzia a superare l’attività tradizionale
      di matching tra domanda e offerta per fornire a chi ha perso il posto l’accesso a tutti gli strumenti disponibili
      presso i centri per l’impiego.
      «Si è giunti alla messa a punto di un vero e proprio modello di intervento per attuare percorsi di outplacement — continua il direttore — siamo stati la prima Regione italiana a utilizzare le risorse del Fse per questo tipo di
      interventi, collocando 600 persone in quattro provincie. Tremila euro bastano a collocare una persona, a fronte di 15mila di costo effettivo».
      Sulla base delle scelte dell’Agenzia del lavoro lombarda
      nei tre anni passati si fondano anche i servizi della nuova Borsa lavoro (prevista nella legge Biagi): sarà presentata ufficialmente a metà febbraio e costituirà la prima realizzazione di nodo regionale del sistema nazionale. Non mancano le iniziative per il ricollocamento. «La Borsa lavoro — spiega Giupponi — è il contesto in cui tutte le persone che cercano un posto o vogliono igliorare
      riusciranno ad accedere a informazioni utili rispetto alla attività di formazione e alle proposte di lavoro, ordinate in funzione del proprio profilo. In più ci sarà una serie di database specifici che riguardano alcune categorie di lavoratori particolari. In primavera sarà accessibile la banca dati dedicata ai dirigenti e un database sui lavoratori in mobilità che stiamo costruendo come Agenzia del lavoro insieme alla Provincia».
      La base di dati conterrà i riferimenti di tutti i lavoratori in mobilità che volontariamente decideranno di intraprendere un percorso di outplacement teso alla ricollocazione attraverso interventi di consulenza e la partecipazione a questa banca dati. «Ci sarà anche la possibilità di trasmettere videopresentazioni. È uno strumento che stiamo sperimentando con i lavoratori immigrati, lo daremo alle Province che lo redneranno
      accessibile alle aziende» conclude Giupponi.
      Sul campo del ricollocamento sono attive anche i nuovi attori del’intermediazione tra domanda e offerta, in testa le agenzie del lavoro. Manpower, società di lavoro temporaneo, ha già aperto una divisione Management, che non si occuperà di interinale, ma di individuare e selezionare professionisti con esperienza, senza barriere di età. L’outplacement è invece nei piani dell’agenzia
      polifunzionale di Vedior: «non si può non averlo — commenta Sergio De Pasquale amministratore delegato
      di Select Italia, uno dei brand del gruppo Vedior – essendo fortemente collegato alla funzione del collocamento privato e dell’agenzia polifunzionale.
      In passato con il Comune di Bologna abbiamo già fatto una sperimentazione di outplacement di soggetti difficili utilizzando risorse del fondo sociale europeo: con 100mila euro sono state aiutate 12 persone»

      PAGINA A CURA DI
      ROSANNA SANTONOCITO