«Una ragione in più»

09/07/2002

9 luglio 2002



«Una ragione in più»
Il Patto separato riaccende gli scioperi in centinaia di fabbriche dal Piemonte alla Sicilia. Si fermano i trasporti


CARLA CASALINI


Sciopero generale i primi di ottobre, conferma la Cgil, sciopero generale dei metalmeccanici a settembre, anticipa la Fiom, a smentire le speranze del vicepremier Gianfranco Fini e del leader della Confindustria D’Amato su un «autunno non caldo». Ma c’è anche una convergenza da
opposte parti tra Fini, convinto che «i lavoratori, se saranno bene informati, sapranno giudicare e scegliere», e le mille voci dagli scioperi spontanei di ieri, i messaggi a Cgil, Cisl, Uil, gli ordini del giorno dalle fabbriche, che esattamente questo chiedono: «i lavoratori » possano «scegliere e votare sull’accordo separato firmato da Cisl e Uil senza il nostro mandato». Una vera ondata di piena, ieri, soprattutto nelle fabbriche metalmeccaniche, la firma del Patto per l’Italia ha rimesso in fibrillazione nord e sud, gli scioperi più estesi in Piemonte, Lombardia, Campania. A Torino e provincia sono tornati i cortei interni alla Fiat Avio di via Nizza, alla Denso Termal System di Moncalieri, nell’ora di sciopero praticata, con adesione altissima, anche al Comau stampi, e con presidio alla Viberti di Nichelino. A Collegno sono state due le ore di sciopero alla Elbi di Cascine Vica, e un’ora e mezzo hanno totalizzato una quindicina di fabbriche tra cui Schneider, Vitro, Savio. Qui, come altrove, si sono fermati donne e uomini senza formalizzarsi su quale tessera avessero in tasca, ma ci sono stati anche gli scioperi unitari indetti ufficialmente dai delegati come alla Graziano, alla Marelli scarico.

A Ivrea due ore di sciopero alla Pininfarina, un’ora all’Olivetti Tecnost di Agliè e di Scarmagno, alla Fiat Hitachi e in altre 7 aziende. Anche a Settimo Torinese lo sciopero è stato unitarioalla Idrosapiens: due ore col blocco ai cancelli; 4 ore all’Italtest, un’ora in altre aziende. Scioperi anche in provincia di Alessandria (Acerbi, Europametalli, Oda, Hms), nelle aziende di Novara ( tra cui Meritor, Rubinetteria Stella), Vercelli ( Cerutti, Teksid, Spider Ital cardaro), in 4 fabbriche a Biella, alla Bialetti di Verbania, la Maina di Asti.

In Piemonte la Cgil contro il «Patto per l’Italia» indice un altro sciopero generale di due ore per venerdì nell’industria e nei servizi, ma a Torino le ore saranno 4: in concomitanza della giornata di lotta proclamata dalla Fiom per la vertenza Fiat. E l’Emilia Romagna, che giovedì chiude la serie degli scioperi generali regionali già previsti in precedenza, ora ha «una ragione in più per lottare», rincara la Cgil, un «appuntamento che cambia di segno di fronte alla novità dell’accordo sottoscritto che amplifica la portata e il valore della mobilitazione»: previste 11 manifestazioni territoriali.

Ma già ieri a Reggio Emilia la Cgil aveva invitato a una risposta immediata all’accordo separato, scioperi fino a due ore nell’industria, commercio, servizi, che hanno raccolto ieri mattina molte manifestazioni-presidio di zona e di fabbrica (dalla Lombardini alla Emak, Smeg, Interpump, Coghi e altre). A Bologna fermate nelle tessili Magli e Mbi; e tra i metalmeccanici sono cominciati scioperi con assemblee, come a Modena in Fiat, Ferrari, Maserati, Bonfiglioli e moltissime altre fabbriche; ferma la Bonfiglioli a Forlì, a Cesena la Sacim , Casadei, Scm, Masterwood e altre a Rimini.

In Lombardia l’onda iniziata ieri, in risposta all’invito della Cgil regionale, si ripete oggi e prosegue fino a fine settimana. A Brescia si sono fermate oltre 80 aziende metalmeccaniche, per lo sciopero di più di 17mila lavoratori: tra le altre, 4 ore con adesione oltre il 90% in Beretta, Atb, Tinken, Trw, Metalword, Redaelli, Hayes Lemmer; oggi altre puntate di sciopero, tra cui l’Om Iveco, dove promuove anche la Fim. Scioperi chimici a Brescia (Cf Gomma) e a Como (Henkel), così come nel commercio (Postal Market) a Milano, dove nel pomeriggio si sono fermate molte aziende metalmeccaniche.

Ancora fabbriche meccaniche in sciopero, con molte assemblee a Bergamo, tra cui Dalmine e Brembo; a Lecco alla Motoguzzi, Riello e altre fabbriche; a Varese con blocco totale della produzione alla Whirlpool e alla Agusta, e fermate in molte altre aziende, così come in quelle di Cremona, tra cui Fir, Soteco, Corazzi; e a Lodi 2 ore alla Abb, Dalmine, Flexo tecnica, Continuus. Infine gli scioperi della Brianza, dove i delegati Cisl avevano espresso opposizioni alla scelta di Savino Pezzotta, e infatti ieri c’è stato uno sciopero unitario con blocco delle portinerie alla Candy di Brugherio, e scioperi unitari anche alla Stanley, Gias, Wimer.

Impossibile dar conto di tutti gli scioperi, questo lungo elenco, seppur sommario,ha il valore simbolico di una rappresentazione di ciò che è successo ieri nelle fabbriche da nord a sud, della reazione di rabbia, qua e là incredula – «alla fine l’hanno firmato davvero, addosso a noi, l’accordo separato» – di migliaia di donne e uomini che si sono fermati e hanno fatto sapere come la pensano in un fiume di messaggi – «dobbiamo votare noi sul nostro destino». A Monfalcone, un grande corteo fuori dalla Fincantieri, Fim, Fiom, Uilm tutti insieme – e dalla Rsu Luca Furlan: «sì, siamo in piazza anche noi della Uilm, in contrasto coi vertici dell’organizzazione». Un corteo di oltre mille persone è uscito dai cancelli anche a Firenza, al Nuovo Pignone, e anche qui molti iscritti della Fim-Cisl.

In Abruzzo si è scioperato in assemblea alla Fiat Sevel. In Sicilia si è fermata la Fiat di termini Imerese, e al presidio ai cancelli hanno partecipato anche i lavoratori delle aziende dell’indotto, quali Lear Co., Imam, Arvil; sciopero anche alla Fincantieri di palermo, alla Imesi di Carini. E in Campania pieno di scioperi in provincia di napoli: all’Alenia di casoria, alla Fincantieri di Castellamare, assemblee spontanee con delegati lungo le linee di produzione alla Fiat di Pomigliano. A centinaia in corteo dalla Lear e dall Marelli di Caivano. a Caserta fermi alla Firema, ad Avellino alla Tecnostampi, Flextronics, Lima Sud.

La Fiom nazionale chiama a «estendere» ovunque le lotte. E ieri, con la fermata di navi e traghetti, esordio degli scioperi Cgil nei trasporti che si snodano fino a venerdì.