Una «raffica» di ipermercati

19/11/2001

Il Sole 24 ORE.com








    Al Mapic di Cannes presentata una ricerca della Healey&Baker: oltre cento i progetti in cantiere

    Una «raffica» di ipermercati
    La riforma del commercio non ha però sciolto i vecchi nodi – Gli operatori stranieri sono più di 200
    Vincenzo Chierchia
    (DAL NOSTRO INVIATO)
    CANNES – Gli investimenti in grandi strutture commerciali stanno rimettendosi in moto dopo la frenata del 2000, anche se restano irrisolti alcuni nodi legati a un sistema normativo troppo farraginoso. La società internazionale di consulenza immobiliare, Healey&Baker, ha presentato al salone Mapic di Cannes uno studio che registra oltre cento progetti in cantiere, in Italia per nuovi ipermercati, per un investimento che è possibile stimare in oltre 1,3 miliardi entro la fine di questo decennio. L’indagine ha rilevato inoltre, con rammarico, che da un lato la riforma del commercio del 1998 ha semplificato alcune procedure amministrative per i grandi investimenti immobiliari commerciali, però nella pratica non ha rimosso tutti i vincoli in maniera tale da rendere i progetti più veloci. Il tempo necessario per realizzare un intervento (stimato dall’acquisto dell’area) continua a tutt’oggi a essere intorno ad almeno 10 anni, salvo rare eccezioni. La farraginosità e le distanze normative dalla media degli altri Paesi avanzati, nel settore degli investimenti immobiliari (nella prospettiva degli operatori esteri) è stata peraltro sottolineata da un’analisi, presentata sempre a Cannes, dalla Freshfields-Bruckhaus-Deringer Resta poi ampio il divario tra Centro-Nord e Sud per quanto riguarda la quota di centri commerciali in attività: 80% contro 20 per cento. Comunque, sottolinea l’indagine Healey&Baker, l’Italia resta agli ultimi posti in Europa per quanto riguarda il numero di superficie dei centri commerciali per mille abitanti. Un ruolo chiave viene oggi giocato dai factory outlets, ossia dai centri commerciali formati da un insieme di negozi gestiti da grandi marchi della moda (in prevalenza) per vendere i capi in stock a prezzi superscontati. «Dopo il successo di Serravalle Scrivia apriremo nuovi centri a Roma e Firenze – commenta Luca De Ambrosiis, componente del board della Baa-McArthurGlenn – e ora siamo in corsa anche per Padova». «Stiamo accelerando sul factory outlet di Bergamo» rilancia Dominick Browne, dirigente della società inglese Morrison. Al Mapic di Cannes è stato presentato anche il progetto che il gruppo Percassi (di recente alleatosi con Inditex-Zara) ha sviluppato nel Bresciano. Una analisi realizzata dalla JonesLangLaSalle sottolinea inoltre che sono 12 le iniziative ormai certe per nuovi factory outlets in Italia, per un volume di investimenti stimabile in oltre 800 milioni . L’analisi di Healey&Baker ha poi messo in evidenza che è forte l’interesse degli investitori istituzionali internazionali per i centri commerciali italiani, anche se le strutture di qualità sono scarse. I rendimenti medi per i centri commerciali regionali sono tra il 6 e il 6,5% a fronte del 6,5-7% delle strutture sub-regionali. Nel caso degli shopping centre «di vicinato» si sale anche al 7,5 per cento. «L’Italia è molto interessante» spiega Paul Vismans, componente del vertice del gruppo finanziario olandese Corio, che di recente ha acquisito la società francese Trema e, nell’ambito di questa operazione, tre centri commerciali in Italia. «Abbiamo un piano per nuovi investimenti – aggiunge Vismans – stiamo trattando l’acquisto di un paio di strutture commerciali nel Nord Italia». Le ricognizioni di Healey&Baker e JonesLangLaSalle registrano un netto incremento degli interventi degli investitori, tra cui spicca anche la rinnovata presenza italiana: Bnl ha infatti comprato il centro modenese I Portali da Coop estense. Sempre nel corso di quest’anno il centro Il Globo di Busnago (Milano) è stato rilevato da Polis, Metropoli (Milano) è passato a Klépierre, Tuscia di Viterbo è stato rilevato da Deutsche grundbesitz. Infine, sta crescendo il numero delle catene commerciali estere in Italia. Le attese degli investitori sono per un incremento al di sopra di quota 200 entro breve tempo, visto l’elevato flusso di investimenti in Italia provenienti soprattutto da retailer francesi e tedeschi. In Italia, secondo la ricognizione di Healey&Baker, operano oltre 50 catene di vendita di società francesi, poco meno di 30 fanno capo a società Usa, le catene tedesche sono oltre 20 e quelle di origine britannica superano quota 10. A guidare la marcia sono le società impegnate nel settore dell’abbigliamento, del largo consumo, della profumeria e degli articoli legati al lusso.
    Domenica 18 Novembre 2001
 
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