«Una polizza anti disoccupazione»

08/04/2002






I sindacati: proposta improvvisata. E sullo stralcio all’articolo 18 duello Cofferati-governo

«Una polizza anti disoccupazione»


Marzano: possibile una copertura assicurativa, il modello è New York

      ROMA – Se ci si assicura contro gli infortuni, gli incendi o il furto dell’automobile, perché non ci si può assicurare contro la disoccupazione? Se lo è chiesto ieri il ministro delle Attività produttive, Antonio Marzano, che ha così lanciato la proposta di intervenire anche con le polizze private per risolvere il problema di potenziare l’indennità di disoccupazione che in Italia è debole rispetto a quella dei principali Paesi europei. «Sto proponendo al governo – spiega l’economista di Forza Italia – di esaminare la possibilità di polizze assicurative che coprano il rischio di disoccupazione». Per questo il ministro pensa a un incontro con le compagnie assicurative: «Ci sono vari tipi di polizze: quella per la salute, per la rc auto, per l’incendio. E la disoccupazione non è forse un rischio. E chi può valutarlo se non l’esperto assicurativo? A New York, per esempio, c’è una polizza contro la disoccupazione». La proposta di Marzano si inserisce nel dibattito sulla riforma degli ammortizzatori sociali. Riforma che dovrebbe avere al centro proprio l’indennità di disoccupazione, che dovrebbe essere portata da 6 a 12 mesi con un importo a scalare: inizialmente il 60% della retribuzione (contro il 40% attuale) e via via di meno per spingere il lavoratore a trovare una nuova occupazione. Ma, secondo le stime dei tecnici del governo, servirebbero circa 750 milioni di euro. «Come si fa oggi a trovare risorse per l’indennità di disoccupazione?», si chiede Marzano. «Questo delle assicurazioni è il modo più razionale», risponde.
      La proposta è stata ovviamente accolta con favore dall’Ania, l’associazione delle compagnie: «finalmente si sta facendo strada l’idea che l’assicurazione non è solo rc auto e che il settore possa dare un importante contributo allo sviluppo del Paese». Negativa, invece, la reazione dei sindacati. «Difficilmente la disoccupazione può essere affrontata con polizze – dice Beniamino Lapadula (Cgil -. Si può pensare a forme integrative dell’assicurazione pubblica, ma più di tipo mutualistico». «Marzano vede troppi film americani», taglia corto Raffaele Bonanni (Cisl) mentre secondo il numero due della Uil, Adriano Musi, si tratta di un una proposta frutto di «improvvisazione». Duro il commento di Maura Cossutta (Pdci), secondo la quale l’idea è «un’altra dimostrazione del conflitto d’interessi del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che è proprietario anche di società assicurative». Secca la replica di Marzano: «Non si può giudicare una proposta senza conoscerla». In Italia, come nella quasi totalità dei altri Paesi europei, l’assicurazione contro la disoccupazione è obbligatoria e gestita dal sistema pubblico (da noi l’Inps) con i contributi versati da aziende e lavoratori.
      Se farà strada, la proposta Marzano (lo stesso ministro che questa estate propose per primo di intervenire sulle norme sui licenziamenti) verrà discussa con le parti sociali alla ripresa del dialogo, dopo lo sciopero generale del 16 aprile. Sciopero che secondo Berlusconi è «fondato su motivazioni ingannevoli» perché il governo non vuole i licenziamenti selvaggi. Ma il sindacato continua a chiedere lo stralcio delle modifiche all’articolo 18 e il leader della Cgil, Sergio Cofferati, dice che se il governo non farà marcia indietro la Cgil non parteciperà ad alcuna trattativa. Ieri, dal congresso di An, è arrivato un invito a Berlusconi ad andare avanti sull’articolo 18, ma anche a offrire ai sindacati una seria riforma degli ammortizzatori sociali.
Enrico Marro