Una politica Ue per gli immigrati

21/11/2003



      Venerdí 21 Novembre 2003

      ITALIA-LAVORO


      Una politica Ue per gli immigrati

      Il mercato del lavoro – A Como il seminario europeo sull’integrazione degli extracomunitari


      DAL NOSTRO INVIATO
      COMO – L’Europa deve fornire un adeguato sostegno finanziario alle politiche comuni di gestione dell’immigrazione finalizzate a garantire flussi controllati rispettosi della coesione sociale. Roberto Maroni, ministro del lavoro padrone di casa, al seminario europeo della presidenza italiana dedicato a «L’immigrazione: mercato del lavoro integrazione» si schiera in favore dell’inclusione sociale degli extracomunitari ma chiede ai partner, anche a quelli in lizza per l’ingresso nella Ue, più risorse per le abitazioni, per la sanità, per il lavoro degli immigrati che bussano alle porte dell’Unione europea e che in Europa chiedono di vivere e lavorare. Su questo, confessa apertamente, conta di raggiungere un accordo di massima che contribuisca a rafforzare la filosofia emersa nei vertici di Tampere e Salonicco, basata su un’immigrazione non indiscriminata ma ragionata. Che su base europea, ad esempio, si è arricchita di temi come quello sulla lotta al lavoro nero. Tema sul quale il ministro ha rilanciato anche nelle cose di casa nostra promettendo l’istituzione di un commissario straordinario con un provvedimento già in calendario per il Consiglio dei ministri prima di Natale. Al seminario, al quale hanno partecipato i principali attori europei, non si è parlato di repressione e controlli, sostantivi spesso associati all’immigrazione, illegale o clandestina. Premiare i Paesi che collaborano, certo, è ormai un scelta irreversibile ma in primo piano è balzato il tema dell’intreccio tra immigrazione, riforme del mercato del lavoro e formazione. Un tema declinato in vari forme. L’Olanda ha espresso la sua attenzione all’aspetto linguistico, la Germania ha illustrato le conseguenze della recente riforma, la Gran Bretagna ha sottolineato il ruolo dei job center recentemente riformati da Blair proprio sul versante cruciale dell’emigrazione. E a proposito di riforme del lavoro, Maroni ha parlato delle novità italiane in tema di immigrati e lavoro: oggi funziona una banca dati sul lavoro stagionale, il SILES, specializzata proprio sulla gestione del lavoro degli immigrati che vengono in italia solo in alcuni periodi dell’anno.
      Gli ha fatto eco Maurizio Silveri, direttore generale dell’immigrazione, che ha illustrato la procedura destinata a regolare (si veda la scheda a fianco) le assunzioni di tutti gli immigrati senza lungaggini burocratiche, incentrata sulla novità del contratto di soggiorno. E della cosiddetta prelazione sulle quote di ingresso in favore di enti o istituzioni che abbiano stipulato convezioni che includano la formazione in loco, inclusa la conoscenza dell’italiano. L’ultima regolarizzazione ha riguardato circa 700mila persone, 80mila le quote degli ultimi anni. Quest’ultima strategia poggia anche su buone prassi già sperimentate. Una, in particolare, è stata illustrata dall’assessore all’istruzione, formazione e lavoro della Regione Lombardia Alberto Guglielmo: lo strumento delle convenzioni e della clausola della formazione in loco è stata già prevista in un accordo con la Tunisia (400 lavoratori coinvolti) o con la Moldavia e la Slovacchia anche con un sistema di selezione chiamato Passaporto lavoro, un database che permette alle aziende di poter selezionare a distanza i lavoratori. A villa Erba si è parlato anche di integrazione di seconda generazione: qui le migliori pratiche sono francesi, Paese che può vantare un bottino di immigrati rappresentanti politicamente a vari livelli. C’è poco da obiettare, i fondamentalismi si combattono anche così, con un’attenzione particolare – sostiene Marco Demarie della Fondazione Agnelli – al modo in cui gli immigrati entrano e restano nella società.

      RITA FATIGUSO