Una “Piazza bella piazza” per ragionare sui nodi italiani

06/09/2010

E’ giunta alla sua seconda edizione “Piazza Bella Piazza”, la festa della CGIL di Roma e Lazio.
Aperta venerdì 3 settembre alle Terme di Caracalla dagli interventi di Claudio Di Berardino, segretario generale della confederazione regionale, Mario Guerci, componente di segreteria della stessa struttura, Enrico Panini, segretario confederale CGIL nazionale, e con l’intervento di Guglielmo Epifani previsto il 9 settembre e la chiusura domenica 12, l’iniziativa ritorna per offrire a cittadini, lavoratori, pensionati, dopo il successo dello scorso anno, qualche ora di svago, musica e spettacolo e realizzare insieme occasioni di confronto sul futuro di Roma, del Lazio, del paese. Ce n’era proprio bisogno, verrebbe da dire, sia di un po’ di spensieratezza, sia di una riflessione seria sul che fare, vista la situazione faticosa della capitale e della regione – si ricorderanno, alla vigilia della pausa estiva, le pessime performance delle giunte Alemanno e Polverini, con due manovre di bilancio accomunate dalla logica, nefasta, dei tagli alla spesa e della rinuncia a qualsiasi idea di sviluppo. Discussioni e confronti (si veda il programma della festa in www.lazio. cgil.it) sono quest’anno raggruppati in due distinti filoni. Il primo, “Tutta un’altra libertà”, dedicato ai nodi centrali del dibattito pubblico (“Nella convinzione – spiega Di Berardino – che risieda in una diversa e ben più ricca idea di libertà, rispetto a quella di tanti protagonisti della scena politica e imprenditoriale, il senso del nostro impegno per il lavoro, il welfare e lo sviluppo”). Il secondo, “CGIL incontra”, pensato per riflettere sui problemi e le iniziative che riguardano più da vicino la vita di Roma e della regione. “Un modo – aggiunge il dirigente CGIL – per rileggere nel concreto, guardando all’esperienza quotidiana, le grandi questioni del dibattito politico-sindacale affrontate in ‘Tutta un’altra libertà’”. “Il particolare e il generale, quindi – conclude Di Berardino –, nella convinzione che il lavoro del sindacato, debba sempre e misurarsi con la vita degli uomini e delle donne in carne e ossa”.