Una pesante responsabilità per la Fiom (B.Ugolini)

12/09/2007
    mercoledì 12 settembre 2007

    Prima Pagina (segue a pagina 3) – Economia

    L’opinione
    Sindacato – Nella storia dei metalmeccanici non sono mai mancate divergenze e scontri, ma è sempre prevalso l’interesse generale

      Una pesante responsabilità
      per i vertici della Fiom

        Bruno Ugolini

          Un voto legittimo, certo, quello espresso a maggioranza dal Comitato centrale della Fiom-Cgil, con il «no» al protocollo di luglio, concordato tra il governo e le parti sociali. Un voto però voluto da un gruppo dirigente che si è assunto una pesante responsabilità. Non ha tenuto in alcun conto le possibili conseguenze di tale scelta. Conseguenze dannose per la sinistra nel suo insieme e per il mondo del lavoro. Quali risultati raggiungerebbe infatti una tale posizione se fosse fatta propria dalla maggioranza di donne e uomini nelle fabbriche o negli uffici? E se fosse condivisa dai pensionati che insieme ai precari saranno chiamati al voto nelle prossime settimane?

          E se il governo e il Parlamento accettassero tale solenne rifiuto? Succerebbe che quelli che aspettano imminenti scadenze per l’agognata pensione troverebbero ad aspettarli non gli scalini studiati dal ministro Cesare Damiano ma quel simpatico, improvviso scalone voluto dal duo Maroni-Berlusconi. Succerebbe che la quattordicesima per milioni di anziani andrebbe in fumo. Succederebbe che i giovani precari non potrebbero più vedere calcolati insieme, per le loro future pensioni, i periodi contributivi riferiti ad attività svolte in diversi settori. Succerebbe che i contratti a termine potrebbero correre liberamente, secondo il piacimento del padrone, senza nemmeno quei pur modesti vincoli stabiliti nel protocollo. Bel colpo.

          L’aspetto paradossale sta del fatto che il documento approvato dai dirigenti metalmeccanici elenca tutta una serie di elementi positivi compresi nel protocollo, per poi sottolineare le parti critiche e chiamare le masse a respingerlo in toto. C’era ai vecchi tempi nel movimento operaio qualcuno che aggrediva senza tante incertezze coloro che solevano predicare "il tanto peggio tanto meglio". Forse è il caso di ricordarlo.

          Certo è una scelta innovativa. Gli stessi fautori di questo "no" senza speranze e senza sbocco hanno fatto sapere ieri, gongolanti, che mai e poi mai la Fiom aveva compiuto, dal dopoguerra in poi, una simile scelta. Non lo aveva fatto certo Bruno Trentin, quando guidava i metalmeccanici, circondato da avversari politici, anche nella Confederazione. Non lo aveva fatto un recente altro leader della Fiom, Claudio Sabattini, quando aveva convinto il gruppo dirigente a votare a favore della riforma Dini sulle pensioni. Un accordo, quello sì, pesante. E che aveva poi registrato, nella consultazione, sempre tra i metalmeccanici, una maggioranza del 55 per cento di no. Lo stesso Sabattini definito, quando morì, proprio da Giorgio Cremaschi, in un bell’articolo, "Eretico e non scismatico". Uno che sosteneva idee proprie, fuori dal coro, ma non rompeva. "Sono per l’autonomia della Fiom ma non chiedetemi di andare contro la Cgil", così aveva detto, ricorda un compagno, quando era stato eletto segretario generale dei metalmeccanici. Perché Sabattini, e gli altri in quelle epoche, sapevano bene che assumere un ruolo dirigente non significa rincorrere tutte le proteste, tutti i pur giustificati malesseri, tutte le proprie personali convinzioni. Significa saper indicare degli sbocchi possibili, assumersi precise responsabilità, calcolare le conseguenze, scegliere anche i compromessi da cui la lotta poteva ripartire. Non facevano i ciclisti solitari fregandosene del gruppo. Avevano in mente una linea, un progetto capace di parlare all’insieme del movimento e non solo ad una parte. Ma da quel "no" di oggi che cosa mai può ripartire?

            Perché il rischio ora è che la consultazione si tramuti in una guerra degli uni contro gli altri. Innanzitutto tra gli stessi metalmeccanici, nella stessa Fiom, tra la maggioranza di Giorgio Cremaschi e Gianni Rinaldini e la minoranza di Fausto Durante. E poi con la Fim e la Uilm. E poi, ancora, con la grande massa delle altre categorie, dei pensionati e dei precari che non credo possano capire un atto che rischia di derubarli e non procura loro alcun minimo vantaggio. Anche se in certe zone del nord, in collegamento con la demagogia leghista, è possibile mietere qualche successo. Qualcuno dice: è stata una mossa politica, voluta da un pezzo di sindacato che pure predica l’indipendenza. Una mossa tutta tesa a mettere i bastoni tra le ruote al partito democratico e ad aiutare la sinistra unita, ovverosia il matrimonio difficile tra Mussi, Bertinotti, Diliberto e forse Pecoraro e Angius-Boselli.

            Ma la verità invece, è che quel "no" secco è un colpo anche a quegli esponenti della sinistra che stavano discutendo su come dare una coloritura equilibrata alla preannunciata iniziativa del 20 ottobre. Perché non apparisse come una manifestazione contro il governo di cui essi stessi fanno parte e nemmeno una manifestazione contro i sindacati. E invece oggi , il pronunciamento del comitato centrale della Fiom potrebbe avere un effetto domino. E introdurre nuovi cunei nelle buone intenzioni delle diverse anime della sinistra. E aiutare così futuribili scenari attorno ad un governo ripulito dai cosiddetti massimalisti radicali. Mentre c’è chi guarda e ride, e sta nel centrodestra.

            Sarà comunque la consultazione a dire una parola finale, una parola di verità. E le masse, come è noto, quando hanno potuto davvero esprimere la propria opinione, non hanno mai sposato le cause perse, hanno saputo ragionare e incassare. Non è questione di "moderatismo" o di gretto "realismo". Sono le scelte consapevoli di chi si prepara, anche così, alle future battaglie. Magari pensando anche ad un ritorno davvero alla grande nelle piazze. Ma per dire tanti "si" a nuovi obiettivi, capaci di rappresentare risposte concrete allo scontento che non manca.