Una nuova stagione sindacale

11/03/2004


  Sindacale


11.03.2004
Una nuova stagione sindacale
Bruno Ugolini

Tornano i delegati. Un fatto nuovo e nello stesso tempo un ritorno al passato, quando proprio loro, in tante occasioni, rappresentavano i veri «padroni» di Cgil, Cisl e Uil.
Hanno deciso insieme uno sciopero generale, ma forse hanno deciso qualcosa che è ancora più importante. Hanno tessuto una trama che mette insieme la previdenza ai salari, a una nuova politica dei redditi, al rilancio del Mezzogiorno, ad un vero intervento riformatore su scuola e sanità, alle politiche sociali, ad un nuovo patto fiscale.
Hanno poi deciso di presentare queste proposte ad una consultazione di massa. Adesso nessuno li potrà più chiamare «signor No», come fino a ieri hanno continuato a fare esponenti del governo e della maggioranza. È un modo per riallacciare un dialogo fecondo, costruendo un necessario consenso di massa, parlando anche con donne e uomini che, anche nel mondo del lavoro, avevano
riposto le loro speranze nelle promesse del governo di centrodestra. Ed è con questa fiducia costruita dal basso che i sindacati poi potranno, come si è detto, superare le loro non ancora del tutto superate divisioni, parlare alle diverse forze politiche impegnate nello scontro elettorale e allo stesso governo. Un governo per il quale si presenta, in sostanza, un’istanza fallimentare.
Non vengono, i delegati, da una stagione di sconfitte. La lotta, anche quella condotta dalla sola Cgil, ha pagato. Oggi nessuno parla più dell’articolo diciotto e della sua abolizione e uno dei padrini di quella crociata, il presidente uscente della Confindustria, Antonio D’Amato, appare alle corde, bocciato anche dai suoi stessi associati. E il nuovo leader, Luca Cordero di Montezemolo, ha sempre sposato un’altra linea, quella del dialogo e della concertazione, non quella della spaccatura
sindacale.
Il famoso «patto di Parma» del 2001 è saltato e su una tale retromarcia ha pesato l’azione sindacale. Anche sulle pensioni sono stati raggiunti primi risultati. Su due punti, la decontribuzione e il Tfr, il governo è stato costretto a fare marcia indietro. Qualcuno ha ricordato, in questa occasione, la «svolta dell’Eur» quando Luciano Lama propose non, come molti osservatori sostengono, una banale «moderazione salariale», confidando nella buona volontà di «lor signori», ma un impegno di lotta complessivo, capace di parlare al Paese e di porre come obiettivo prioritario il lavoro, l’occupazione.
Ieri i delegati di Cgil, Cisl e Uil sono tornati al quartiere romano dell’Eur riproponendo una sfida che ha lo stesso sapore. Una sfida che forse potrà aiutare anche una categoria ancora così divisa, come quella dei metalmeccanici, ad intraprendere un cammino nuovo e positivo.