Una nuova democrazia globale

31/03/2004



 
   

31 Marzo 2004






  Una nuova democrazia globale

Diritti universali in un mondo unico, il nuovo modello europeo. Un convegno della Cgil
La ricetta Riformare le organizzazioni internazionali e la costituzione europea. Per influenzare anche gli Usa in crisi di numeri e diritti
BEPPE MARCHETTI
ROMA
L’economia è globale, i diritti unversali, le organizzazioni internazionali. Sembra tutto grande e rassicurante, nel mondo fatato delle definizioni. Ma quando dal nitore dell’inchiostro si passa all’incerta realtà, ecco l’economia farsi selvaggia, i diritti diseguali, le organizzazioni pavide e balbettanti. Su questi temi, su come tutelare cioè i diritti in un mondo sempre più unico e meno unito, si è parlato ieri in un convegno organizzato dalla Cgil. Incontro ambizioso fin dal titolo,
Per una nuova democrazia globale. E l’intento è altrettanto ambizioso, come chiarisce subito la segretaria nazionale Titti Di Salvo: di «definire il senso della politica internazionale della Cgil».

Perché il maggior sindacato internazionale debba dotarsi di una politica internazionale diventa sempre più chiaro man mano che i relatori si danno il cambio sul bel palco di via del Gonfalone. L’economia si concentra sempre più, imperniata su un numero crescente di multinazionale. E per difendere i diritti, innanzi tutto quelli del lavoro, ci vuole una visione che superi i confini nazionali e guadagni una prospettiva europea. L’Europa, lo ricordano in molti, deve proporre un modello sociale forte, capace di opporsi a quello dominante (americano) e condizionare il contesto globale.

Ma prima ancora di difendere i diritti nel lavoro c’è da garantire il diritto al lavoro. Al mondo ci sono infatti almeno 180 milioni di disoccupati: il dato è dell’Oil, l’organizzazione internazionale del lavoro e a ricordarlo è Emilio Gabaglio, ex segretario del Ces, il sindacato europeo. E molte più persone non godono dei diritti minimi sul lavoro: ma su questi non esistono statistiche precise. Eppure esiste un’organizzazione internazionale che dovrebbe tutelare i lavoratori: è la già citata Oil. E sarebbe l’analogo del Wto (l’organizzazione mondiale del commercio) in campo lavorativo. Solo che, ricorda sempre Gabaglio, non ha poteri, specie di fronte a quelli strabordanti del Wto.

Ci vuole allora, emerge dal convegno, una ristrutturazione delle organizzazioni internazionali. A cominciare dall’Unione europea, la cui carta costitutiva va rivista («riscrivere la prima parte della costituzione europea», suggerisce Giuseppe Bronzini di magistratura democratica). Così l’Europa si ripropone come modello alternativo al liberismo sfrenato, simboleggiato invece, ovviamente, dagli Stati uniti.

Cosa stia accadendo in Usa lo racconta Robert Borosage, presidente dell’Institute for America’s future, un’organizzazione che mira a riformare la politica americana. Borosage cita un paradosso: nella campagna elettorale americana Kerry sta vincendo sui temi economici, nonostante i numeri parlino di una grande crescita economica. Perché? Semplice, il prodotto interno lordo non è una misura certa del benessere. Gli americani si sentono insomma, dice Borosage, meno tutelati. Non solo: basta andare poco oltre l’ottimismo di facciata (e obbligato) di Bush per scoprire che gli Stati uniti hanno debiti pari al 25% del pil. E in pochi anni, prevede Borosage, questa percentuale rischia d’impennarsi al 40%. Cifra sinistra: a quel livello era il deficit argentino quando è esploso il crack. Gli Usa devono insomma cambiare registro. Magari seguendo un modello non liberista, solidale, che ponga i diritti individuali davanti a quelli dell’impresa. Il modello che dal convegno emerge, insomma e che si spera diventi il modello europeo.