Una mamma su cinque lascia il posto di lavoro

21/04/2004

    21 aprile 2004

    Un fenomeno in crescita a Milano e che al Sud supera il 30%
    Una mamma su cinque lascia il posto di lavoro
    Orari, costi, impieghi precari: dopo il parto si resta a casa

    ROMA – Le donne non riescono più a conciliare famiglia e lavoro, e sempre più spesso sono costrette a scegliere tra l’impiego e la cura dei figli appena nati. Un’indagine dell’Ufficio regionale del lavoro ha evidenziato che a Milano nel 2003 le mamme che hanno abbandonato l’occupazione sono aumentate del 7,2% rispetto all’anno precedente. Nel resto del Paese le dimensioni del fenomeno sono impressionanti. L’Istat e il Cnel qualche mese fa hanno elaborato un’analisi sulla situazione professionale delle neo-madri italiane: oltre il 20% delle mamme impiegate in uffici, fabbriche e attività private non lavora più, dedicandosi solo al neonato e alla famiglia. La decisione spesso è una scelta obbligata: nel 6% dei casi l’arrivo del piccolo coincide con il licenziamento o con la fine del contratto, mentre migliaia di donne preferiscono abbandonare l’occupazione a causa di orari inconciliabili con i nuovi impegni familiari. Secondo Sabrina Prati, che insieme a Martina Lo Conte ha curato uno studio dell’Istat sulla partecipazione femminile al mercato del lavoro, i dati più preoccupanti riguardano le regioni meridionali. «Una madre su tre, un anno e mezzo dopo la nascita del primogenito, non ha più un’occupazione, mentre al Nord la percentuale è più bassa, vicina al 18%. I rischi più grandi – spiega – si riscontrano per le più giovani, in maniera accentuata nel Mezzogiorno e nelle Isole. Dopo i 40 anni invece le probabilità di abbandonare il lavoro sono più alte nel Settentrione».
    Colletti bianchi, operaie, libere professioniste, laureate o diplomate, sono migliaia le donne che smettono di lavorare dopo aver messo alla luce un bambino. Quelle che decidono di licenziarsi sono quasi il 70%. L’incompatibilità del lavoro con la famiglia e la voglia di dedicare più tempo ai figli sono i motivi prevalenti. «Una decisione condivisibile – dice Silvia Costa, coordinatrice del gruppo pari opportunità del Cnel -. Ben venga che le donne abbiano voglia di stare più ore con i loro bimbi. Oggi, però, questa scelta legittima è troppo penalizzante: si rischia di perdere il posto e di non riuscire più a rientrare nel mercato del lavoro. Ci vorrebbero politiche che tutelino i congedi familiari per i padri, che portano a casa una busta paga fondamentale nell’economia del nucleo familiare, aiuti per le genitrici che decidono di rimanere lontane dall’ufficio per più di un anno. Non ci si lamenti, altrimenti, per la diffusione a macchia d’olio, nelle famiglie italiane, del fenomeno del "figlio unico"».
    Paradossalmente le donne che interrompono il lavoro sono quelle che dopo la nascita del bambino si trovano in maggiori difficoltà economiche: giovani madri dei ceti subalterni o del ceto medio impoverito, che con la perdita del lavoro aggravano ulteriormente la situazione della famiglia. Chi ha una casa di proprietà, una laurea e un posto come dipendente in un ente pubblico, al contrario, spesso riesce a conciliare maternità e occupazione. «Quelle che lasciano – conclude la Prati – sono madri che hanno un lavoro precario, poco retribuito e poco gratificante. Preferiscono dedicarsi al bambino piuttosto che continuare a lavorare. Il lavoro, senza nonni cui affidare i bambini o se non si ha accesso ai servizi pubblici per l’infanzia, è spesso senza alcuna convenienza economica. Il più delle volte, anzi, è una scelta decisamente svantaggiosa».

    Emiliano Fittipaldi

    Interni

    20,1%
    La percentuale di neomamme che lavorano e hanno deciso di smettere
    6%
    Sei neomadri su cento sono state licenziate dopo il parto
    14%
    Le donne che hanno lasciato spontaneamente il lavoro dopo la nascita del figlio
    30%
    Al Sud 30 madri su cento non lavorano dopo la nascita del primo figlio